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Crisi convulsive, riconoscerle e trattarle nell'acuzie

di Francesca Gianfrancesco

Un attacco convulsivo acuto, pur spaventoso che sia, non è una diagnosi, ma è solo la manifestazione palese di una sofferenza cerebrale, per cui mentre si prestano i primi soccorsi è importante raccogliere più informazioni possibili ed effettuare un accurato esame obiettivo per poter poi arrivare ad una diagnosi efficace.

Cosa sono le crisi convulsive

A transient occurrence of signs and/or symptoms due to abnormal excessive or synchronous neuronal activity in the brain (Fisher et al., 2005).

Quella di Fisher è la definizione più usata in letteratura, che descrive una crisi convulsiva come un fenomeno parossistico transitorio caratterizzato da un insieme di sintomi neurologici, determinati da una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata, di neuroni della corteccia o del tronco cerebrale, che può essere espressione di una disfunzione focale o generalizzata.

Ma proviamo a fare chiarezza.

Per prima cosa ricordiamo che una crisi non fa epilessia, ma è solo una manifestazione di una sofferenza cerebrale che può essere provocata (si parla dunque di crisi sintomatica acuta) da una lesione cerebrale o un danno tossico/metabolico, oppure non provocata o spontanea, cioè non legata ad alcun fattore scatenante.

Questa prima distinzione tra provocata o non provocata è importante nella scelta del trattamento da intraprendere o da non intraprendere.

Quando si parla di epilessia, si intende il manifestarsi di due o più crisi non provocate separate da almeno 24 ore.

Classificazione delle crisi convulsive

Esistono numerose classificazioni delle crisi convulsive; una delle più pratiche e ancora utilizzata da molti autori è quella che suddivide le crisi convulsive in:

  • crisi convulsive parziali (semplici o complesse);
  • crisi generalizzate (assenza - crisi non convulsiva -, miocloniche, toniche, cloniche, tonico-cloniche, atoniche - crisi convulsive -);
  • status epilettico.

Nelle crisi convulsive parziali semplici non vi è perdita di coscienza, ma solo movimenti involontari.

Nelle convulsioni parziali complesse vi è perdita di coscienza, ovvero perdita di contatto con l'ambiente.

Nelle crisi convulsive generalizzate vi è sempre un‘alterazione dello stato di coscienza associato a fenomeni motori.

Lo status epilettico, invece, è una condizione in cui un‘unica crisi o più crisi epilettiche si susseguono per oltre 30 minuti senza recupero della coscienza (Epilepsy Foundation of America's Working Group,1993).

È fondamentale saper riconoscere segni e sintomi di una crisi convulsiva (e non) e sapere cosa fare e cosa non fare.

Nelle crisi convulsive parziali semplici troveremo manifestazioni come:

  • rotazione degli occhi e del capo da un lato;
  • movimento semplice quale: sollevamento lento, involontario di un arto o scosse muscolari limitate ad una parte del corpo;
  • interruzione nel parlare o nel comprendere le parole o emissione di vocalizzo;
  • formicolìo localizzato;
  • comparsa d’immagini, macchie, luminose e/o colorate, relativamente semplici;
  • percezione di suoni semplici o complessi;
  • comparsa improvvisa di un odore, in genere sgradevole;
  • nausea, salivazione, rossore al volto, sensazione di vuoto allo stomaco o che sale da questo;
  • sensazione d‘estraneità verso l’ambiente, ricordo intenso ed improvviso;
  • sensazione improvvisa e forte di paura;
  • illusioni sensoriali, oggetti che cambiano dimensioni o si distorgono – allucinazioni, percezione d’immagini o parole confuse.

Le crisi di questa natura si risolvono spontaneamente nel giro di qualche minuto.

Durante una crisi parziale complessa la persona può apparire confusa e letargica, poco reattiva. Possono essere presenti movimenti automatici o comportamenti inopportuni. In questi casi bisogna guidare la persona assistita in modo da allontanarla da ostacoli e pericoli.

L'assenza (crisi generalizzata non convulsiva) provoca perdita della coscienza, sguardo fisso nel vuoto o occhi ruotati verso l'alto e piccole scosse delle palpebre. Quando presenti, i fenomeni motori coinvolgono i due lati del corpo, a volte asimmetricamente.

Le crisi convulsive generalizzate sono quelle che fanno più paura, sia per "l'effetto sorpresa" che per l'impatto emotivo. Sono caratterizzate da:

  • contrazione di tutti i muscoli, difetto di ossigenazione, cianosi;
  • scosse muscolari brevi, bilaterali simmetriche o asimmetriche;
  • repentina flessione del capo in avanti o caduta improvvisa a causa di brusca perdita di tono muscolare.

Assistenza durante crisi convulsive

Si assiste di frequente a manovre non adeguate come tentare di contenere le convulsioni o aprire la bocca per introdurre qualcosa tra i denti o somministrazione di farmaci non necessari.

Le linee guida SNLG (sistema nazionale linee guida) ci dicono invece che:

L’attivazione dell’emergenza è indicata solo se si tratta di una prima crisi tonico-clonica o la crisi si verifica in corso di un evento acuto.

Altre indicazioni all'attivazione dell'emergenza sono:

  • se la crisi convulsiva dura più di 2-3 minuti e la persona tarda a riprendere conoscenza (> 5 minuti);
  • le crisi si ripetono;
  • la persona si è procurata lesioni;
  • la persona respira con difficoltà o ha problemi circolatori.

In questi ultimi casi dobbiamo essere pronti a supportare le viee aeree ed eventualmente pensare all'intubazione oro tracheale.

Nell'immediato post crisi è importante controllare tutti i parametri vitali per escludere una forma di shock, la glicemia e la temperatura corporea.

Ricordiamo inoltre che un attacco convulsivo acuto, pur spaventoso che sia, non è una diagnosi, ma è solo la manifestazione palese di una sofferenza cerebrale, per cui mentre si prestano i primi soccorsi è importante raccogliere più informazioni possibili ed effettuare un accurato esame obiettivo per poter poi arrivare ad una diagnosi efficace.

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