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Editoriale

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di Marco Vaccaretti

Accorgersi della propria e altrui interiorità, scegliere di averne cura: questo ci viene richiesto - tra le altre cose - come professionisti, studenti o volontari. Come posso prendermi cura di te senza vederti davvero? Come posso prendermi cura di te senza vedermi davvero? Se il vissuto - il mio e quello di chi assisto - è privato della giusta attenzione la Cura si riduce a un atto tecnico, un fare significativamente asettico. Non è più Cura, diventa qualcos’altro.

Accorgersi della propria e altrui interiorità, scegliere di averne cura

Questo ci viene richiesto - tra le altre cose - come professionisti, studenti o volontari. Come posso prendermi cura di te senza vederti davvero? Come posso prendermi cura di te senza vedermi davvero? Se il vissuto - il mio e quello di chi assisto - è privato della giusta attenzione la Cura si riduce a un atto tecnico, un fare significativamente asettico. Non è più Cura, diventa qualcos’altro.

Luigina Mortari descrive molto bene questo concetto: l’essenza della Cura è nell’essere una pratica relazionale che impegna chi-ha-cura nel fornire energie e tempo per soddisfare i bisogni dell’altro - bisogni materiali e immateriali - in modo da creare le condizioni che consentano all’altro di divenire il suo proprio poter-essere sviluppando la capacità di avere cura di sé. C’è dunque una cura che preserva la vita da quanto la minaccia, quella che ripara quando si creano fessure di sofferenza e quella che la fa fiorire offrendo all’altro esperienze in cui poter vivere una pluralità di differenti modi del divenire il proprio poter-essere.

Può capitare, come operatori sanitari, di essere scorti nell’atto di vedere davvero e di prendersi cura di ciò che si è scelto di vedere. Spesso può essere la persona che stiamo assistendo che ci fa notare la preziosità della nostra premura: attraverso un’attestazione, uno sguardo grato, un gesto commosso e riconoscente, un silenzio.

Altre volte possono essere i cari della persona che stiamo assistendo a farci presente a parole o a farci notare con i loro gesti che la loro famiglia si sente davvero presa in carico da noi. Gratitudine per essere stati educati adeguatamente e per essere ora in grado di essere più autonomi nella comprensione, nell’agire e nell’Essere; Gratitudine per essere aiutati o sostituiti in ciò che non possono più compiere da soli; Gratitudine per essere stati ascoltati, guardati, supportati, non giudicati, non abbandonati; Gratitudine per aver salvato la vita che è in loro; Gratitudine per aver difeso la loro dignità, la loro libertà, la loro umanità.

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