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COVID-19

Fials Milano, allarme mancanza infermieri e oss nelle RSA

di Massimo Canorro

Grido d’allarme delle Residenze Sanitarie per Anziani. A farsene portavoce è il segretario Fials di Milano città metropolitana, Mimma Sternativo: I professionisti delle RSA sono sempre stati trattati da serie Z. A breve non ci sarà più personale in fuga dal privato verso il pubblico e a pagare sarà il cittadino.

Sternativo, Fials Milano: professionisti delle RSA trattati da serie Z

Un infermiere e 3/4 operatori socio sanitari per 60/80 pazienti. Proporzioni, queste, che ben esprimono il carattere quasi “miracoloso” dell’assistenza quotidiana nelle RSA. Numeri che Mimma Sternativo, segretario Fials Milano città metropolitana, commenta così: Il minutaggio assistenziale nelle Residenze Sanitarie per Anziani è troppo basso. Cambia da Regione a Regione e in Lombardia varia tra pubblico e privato. Nelle strutture interamente private il minutaggio include l’intero personale – infermieri, OSS, medici – ed è di 750 minuti a settimana. Pochissimi.

A fronte del fatto – riprende Sternativo – che i pazienti sono dei grandi anziani pluripatologici, di prassi anche totalmente dipendenti, con decadimento cognitivo, a rischio cadute e non solo. Certo, nelle RSA accreditate col sistema sanitario regionale i minuti sono 950, ma in ogni caso ampiamente insufficienti. Non si dovrebbe più parlare di minutaggio, bensì di complessità assistenziale del paziente, potendo quindi tarare le cure e il personale in base alle sue necessità.

L’attuale emergenza Covid rimarca, giorno dopo giorno, quanto il sistema sanitario fatichi a fornire sia risorse sia soluzioni sufficienti a fronteggiare la necessità di tutela e cura della schiera di anziani fragili che risiedono nel territorio. Prosegue, preoccupata, Sternativo: I professionisti delle Residenze Sanitarie per Anziani sono sempre stati trattati da serie Z. Denigrati dall’opinione pubblica, colpevoli soltanto di essere sfortunatamente lì presenti.

Così, con gli organici ridotti in modo estremo, va da sé l’urgenza di discuterne e fornire qualche forma di sostegno economico, ma – in particolar modo – sociale. Il rischio concreto, infatti, è che a breve non ci sarà più personale in fuga dal privato verso il pubblico e a pagare sarà il cittadino.

Dati alla mano, le zone dove si concentra il maggior numero di residenti nelle Residenze Sanitarie per Anziani sono la città di Milano (38% delle strutture e il 45% degli ospiti), a cui seguono il Distretto Ovest e il Distretto di Melegnano-Martesana. Supera le 4000 unità la quota di anziani accolti all’interno delle strutture residenziali lombarde (molte delle quali sono private e non accreditate). La domanda resta alta.

E ancora, nel corso della pandemia sono diminuiti i posti letto e, al contempo, si sono dovuti predisporre per reparti Covid, determinando un rilevante danno economico alle società che assicurano l’assistenza nelle varie RSA (basti pensare alla richiesta di cassa integrazione nonché al rischio, più che tangibile, di dichiarare fallimento in tempi più che brevi).

Da parte loro, le cooperative hanno dovuto fronteggiare da sole le spese per i DPI; ed essendo, in numerosi casi, acquisti svolti autonomamente, riguardavano dispositivi di protezione individuale non a norma poi sequestrati, con ulteriore perdita economica e di tempo, incalza il Segretario Generale.

Difficoltà non da poco, ma a preoccupare sono soprattutto le condizioni dei lavoratori, che non solo si sono contagiati, ma a differenza dei dipendenti pubblici non hanno ricevuto alcuna premialità, riprende Sternativo, sottolineando che il personale è allo stremo, sia perché ha dovuto coprire i giorni di malattia dei contagiati, sia perché c’è stata necessità di sostituire il personale nel frattempo assunto con i bandi degli ospedali pubblici. Ragione per cui alcune RSA hanno dovuto fornire un incentivo ai soli infermieri per tentare, in qualche modo, di trattenerli.

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