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Sindacato

La sanità non può essere soltanto uno slogan politico

di Mimma Sternativo

Hanno sventolato le foto degli infermieri chiamandoli “eroi” ma alla fine l’intero comparto sanitario è stato mandato allo sbaraglio, di nuovo. La seconda ondata in termini di contagio è andata fin peggio (novembre batte tristemente persino marzo). Tra i più colpiti dal virus rimane in pole position l’infermiere (l’82% dei casi registrati in sanità), seguito poi dall’operatore socio sanitario, dai medici e dagli amministrativi. Stesso trend per i decessi per Covid. Eppure, si è continuato a parlare di soli medici. In tutta Italia Milano è la provincia con il tasso maggiore di contagio e insieme a Bergamo mantiene il primato per decessi legati al Covid. È da questi dati che da tutti noi dovrebbe partire una riflessione.

Covid-19 ci ha dimostrato quanto sia miope risparmiare sulla sanità

Già a fine settembre noi di FIALS avevamo fatto diverse segnalazioni che facevano presagire questo peggioramento nella seconda ondata, ma il tempo di risposta delle aziende è stato troppo lungo. Nella seconda ondata si sono ripetuti errori gravi che non avrebbero più dovuto verificarsi.

Percorsi non strutturati, dispositivi di protezione non sempre adeguati, una sorveglianza sanitaria carente con test di screening-tampone iniziati tardi e ripetuti a intervalli poco ravvicinati e quasi mai regolari.

Nella seconda ondata le RSA, anche per paura di un nuovo processo mediatico, hanno riversato i loro pazienti nei Pronto soccorso invece di organizzarsi per poter assistere questi pazienti se a bassa intensità di cura. Ancora una volta abbiamo cercato di curare questa malattia in ospedale, eppure gli studi scientifici continuano a dirci quanto ciò sia fallimentare. 

Nella prima ondata abbiamo giustificato, oggi non è più accettabile

Uno dei problemi più grandi è rappresentato dalla carenza di personale; pur avendo graduatorie a tempo indeterminato le aziende hanno continuato ad assumere con contratti precari, addirittura ora con agenzie interinali. Mancano infermieri e questo stesso personale è stato decimato dal contagio, ma non si capisce perché si continui a spostare l’attenzione su altro.

Per il vaccino stessa cosa: si è partiti a rilento e soprattutto con informazioni poco chiare. Non è stata fatta nessuna campagna di sensibilizzazione e, al contrario, si è cercato di mascherare il numero esiguo di dosi concentrando l’attenzione sul fantomatico “no” dei professionisti sanitari. Un No che nella realtà dei fatti non c’è stato: nelle aziende del territorio milanese, ad esempio, l’adesione è stata registrata all’85%.

E anche se l’avessero reso obbligatorio, la verità dei fatti è che oggi comunque non avremmo le dosi sufficienti per vaccinare tutto il personale sanitario. In molte aziende da più di una settimana la somministrazione delle prime dosi è sospesa per mancanza di vaccini. L’Italia ha acquistato meno dosi Pfizer/Biontech degli altri, investendo su vaccini che ad oggi non sono ancora in commercio, ma che costavano meno. Insomma, di nuovo la salute vale meno di un profitto economico. Questo è.

I liberi professionisti non sono ancora statati vaccinati, stesso dicasi per diverse RSA. Come sindacato, oltre a fare le doverose segnalazioni, abbiamo avanzato diverse proposte, ma tutto è fermo come se fossimo in una bolla di sapone, in attesa che una possibile terza ondata faccia di nuovo esplodere la situazione.

Il flop del bando Arcuri per reclutare personale

Il bando di Arcuri per reclutare personale, è stato un vero flop per diversi motivi. Certamente scontiamo i tagli decennali fatti alla sanità e già prima della pandemia mancavano 53mila infermieri; oggi contiamo una carenza di ben 70 mila, di cui 15 mila in regione Lombardia.

Non si assume personale socio sanitario (OSS). Per cui, oltre ad avere pochi infermieri, a quelli che abbiamo facciamo fare prestazioni attribuibili ad altra figura professionale. Al bando hanno risposto il triplo dei medici e non perché siano spinti da una vocazione più alta di noi infermieri, ma perché per quanto si sia detto il contrario negli ultimi anni, i medici ci sono, c’è invece un problema di specializzazione.

Visto il silenzio sul reclutamento post bando, speriamo che ora gli infermieri non vengano sostituti dai medici, in primis perché sono due professioni assolutamente diverse, con competenze e responsabilità diverse (preciso: con una propria autonomia), secondo perché a quel punto per la stessa prestazione sanitaria pagheremmo 2 professionisti in modo diverso: uno il doppio dell’altro.

Imbarazzante anche il tentativo dell’ATS di Milano e delle altre di Regione Lombardia di reclutare personale per i vaccini a titolo volontario. Davvero, siamo riusciti a cadere così in basso?

E non va dimenticato che oltre il Covid, abbiamo tutto il resto da curare e le liste d’attesa sono sempre più lunghe. Avremmo da pensare alla prevenzione, alla cura del paziente cronico, alla riabilitazione, al sostegno dei pazienti fragili

Non è tutto perduto, le soluzioni ci sono

Basterebbe coinvolgere il personale infermieristico dell’esercito - come hanno fatto negli USA - coinvolgere gli infermieri libero professionisti dando un minimo di “respiro burocratico”, ma soprattutto togliere il vincolo di esclusività ai professionisti sanitari delle aziende ospedaliere pubbliche.

Non solo agli infermieri (per cui resta l’urgenza assoluta, data la carenza), ma anche ai fisioterapisti, ai tecnici di laboratorio, a quelli di radiologia, alle ostetriche. I professionisti sanitari sono assolutamente indispensabili per la garanzia del diritto alla salute, altrimenti dinanzi a tempi biblici delle liste d’attesa, sempre più cittadini si rivolgeranno al privato.

In questo modo non solo recupereremmo personale, ma lo avremmo già formato ed esperto. Non si capisce perché non si voglia togliere questo vincolo, anche in considerazione del fatto che la legge di bilancio ha negato nuovamente alle professioni sanitarie l’indennità di esclusività garantita invece al personale medico (che quest’anno proprio nella legge di bilancio ha visto un aumento del 27% come premio a quanto si sta facendo per la pandemia).

La sanità non può essere soltanto uno slogan politico ed è forte la sensazione che i sanitari siano stati eroi troppo presto passati di moda, con un contratto nazionale scaduto da ben 2 anni e aumenti stanziati pari al costo di un cappuccino al giorno.

Il Covid, tra le tante cose, ci ha dimostrato quanto sia miope risparmiare sulla sanità e le risorse umane ne sono il perno

Sindacalista

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