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COVID-19

Friuli Venezia-Giulia, oltre 5mila i sanitari no vax

di Massimo Canorro

Di contro, evidenzia il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, 40.473 operatori sanitari hanno aderito alla vaccinazione: il 100% in prima dose e il 90% anche in seconda. La carenza di personale sanitario e lo schema terapeutico domiciliare per Sars-CoV-2 tra i temi dibattuti nel question time.

Covid Fvg: più di 5 mila i sanitari che hanno rifiutato il vaccino

Nella nostra regione non c’è un problema di efficienza della macchina deputata a vaccinare gli operatori sanitari. Ritengo che chi svolge questa attività debba sottoporsi al protocollo, ma altro aspetto sono le norme vigenti alle quali dobbiamo adeguarci. Ragione per cui non possiamo obbligare nessuno e comunque ogni operatore può provvedere entro il 31 dicembre 2021. Le nostre Aziende stanno adempiendo alle disposizioni del governo Draghi nonché al Decreto legge n. 44/2021.

Parole pronunciate in Consiglio regionale dal vicegovernatore del Friuli Venezia-Giulia con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, durante il question time che ieri ha aperto i lavori d’aula a Trieste. Nel rispondere ad un’istanza presentata dal consigliere Tiziano Centis (Cittadini) – la domanda era se il personale sanitario fosse in grado di interagire in maniera sicura con i pazienti (non è accettabile che in Friuli Venezia-Giulia non ci sia la sicurezza che, all’interno di una struttura, gli utenti abbiano la garanzia di entrare in contatto solo con personale vaccinato) – Riccardi ha replicato: Ad oggi 40.473 operatori sanitari hanno aderito alla vaccinazione: il 100% in prima dose e il 90% anche in seconda. Chi lo ha chiesto è stato vaccinato.

Numeri alla mano, i non aderenti ammontano a 360 presso l’Azienda sanitaria Friuli occidentale (Asfo) – di cui 18 medici, 212 infermieri, 125 OSS, 1 ostetrica e 4 veterinari – a 1.347 nell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asufc) – ovvero: 74 medici, 517 infermieri e 316 oss – e a 3.707 dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano-isontina (Asugi), di cui 105 medici, 1.022 infermieri, 531 oss e 1.421 per la voce altre professioni, legata a operatori in pensione ma ancora iscritti agli ordini professionali, considerando tuttavia che gli aderenti sono stati invece 978. A loro si aggiungono gli 85 OSS dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) materno infantile Burlo Garofolo.

Il focus, poi, è stato spostato sui tempi di recupero degli interventi arretrati in ambito Asfo. Su questo Riccardi ha precisato: L’attività chirurgica è ripresa al 90% il 17 maggio e le liste di attesa per interventi con priorità A da eseguirsi entro 30 giorni (comprensive dell’attesa per pazienti oncologici) ammontano a 260 casi, 162 dei quali in lista da meno di 30 giorni. Il recupero di tutti gli interventi di classe A è garantito entro due settimane per quelli oncologici ed entro sei per gli altri.

Quindi nel corso del question time si è dibattuto sulla riorganizzazione delle sedi per il servizio di continuità assistenziale nell’Asufc, un tema sollevato da Furio Honsell (Open Sinistra Friuli Venezia Giulia). Da parte sua, Riccardi ha rimarcato che l’attuale carenza è legata a una serie di concause note da anni: ci sono 122 unità e ben 29 posti vacanti, non certo per responsabilità dell’Azienda. I medici non ci sono oppure scelgono di fare altro e, se fosse un mero problema economico, lo avremmo già risolto.

Al contempo, il vicegovernatore con delega alla Salute ha riferito: La carenza di personale resta un fatto superato. Al 17 maggio, infatti, il numero degli infermieri era pari a 44 unità più il coordinatore. Un numero, dunque, sufficiente per coprire il servizio. Al 31 dicembre 2019, infatti, erano stati invece 38 e, quindi, il saldo è di “+6” (5 in uscita e 11 in entrata).

Infine, Antonio Lippolis (Lega) ha espresso interesse nell’approfondire l’argomento inerente l’adozione dello schema terapeutico domiciliare per Sars-CoV-2. Pratica che, ha replicato Riccardi, fa parte della discrezionalità professionale del medico mentre, riguardo la terapia degli anticorpi monoclonali, il percorso avviato in Friuli Venezia Giulia identifica un protocollo in linea con quanto sviluppato in altre regioni d’Italia e, al momento, concerne 117 pazienti.

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