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COVID-19

Uso di plasma iperimmune, facciamo chiarezza

di Silvia Stabellini

La terapia con il plasma iperimmune nel caso di COVID-19 è da considerare come una strategia di urgenza da utilizzare, per il momento, con molta attenzione poiché mancano chiare evidenze scientifiche sulla sua efficacia. Il 15 maggio scorso è stato autorizzato dal Comitato Etico dell’INMI “L. Spallanzani” lo studio TSUNAMI, che ha l’obiettivo primario di valutare l’efficacia terapeutica del plasma infuso su pazienti affetti da grave insufficienza respiratoria per polmonite interstiziale da COVID-19.

Plasmaferesi, come avviene la raccolta del plasma

Tra le proteine contenute nel plasma ci sono gli anticorpi che, opportunamente isolati e purificati, possono essere somministrati in dose farmacologica controllata

Il plasma è già stato utilizzato come risorsa terapeutica per contrastare molti virus altamente pericolosi come Ebola, MERS-CoV, H1N1pdm09, ma non è così semplice come sembra né si tratta di una procedura oscura e misteriosa.

Il plasma è la componente liquida e priva di cellule del sangue. Contiene proteine, sali minerali, vitamine, glucosio e altre sostanze insolubili, ha la funzione di trasportare molecole (glucosio, lipidi, ormoni…) e di mantenere la pressione osmotica del sangue.

La procedura di raccolta del plasma è detta plasmaferesi e ne esistono di due tipi: produttiva e terapeutica. Quella che interessa approfondire nel caso di COVID-19 è quella produttiva.

La plasmaferesi produttiva è una donazione che consente la raccolta del solo plasma mediante l’uso di un separatore cellulare che, grazie ad una rotazione meccanica, separa la parte liquida da quella corpuscolata. Quest’ultima, costituita da eritrociti, leucociti e piastrine, viene restituita al donatore.

Tra le proteine contenute nel plasma ci sono gli anticorpi che, opportunamente isolati e purificati, possono essere somministrati in dose farmacologica controllata. La donazione è normata dalle disposizioni in materia trasfusionale, in particolare il DM 2 novembre 2015Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti”.

La durata di una seduta di plasmaferesi va dai 30 ai 90 minuti e permette il prelievo da un minimo di 600 ml di plasma fino ad un massimo di 700 ml, per un volume complessivo di 1,5 litri al mese e 12 litri nell’anno. Tra una donazione e l’altra devono trascorrere almeno 14 giorni.

Limiti della plasmaferesi nei casi COVID-19

È facilmente intuibile quali possano essere le limitazioni di questa procedura nel caso di COVID-19. Innanzitutto, servono i guariti dai quali estrarre il plasma. Attualmente solo il 30% dei potenziali donatori risulta idoneo (molti hanno una scarsa quantità di anticorpi o hanno malattie concomitanti) e, visto che la procedura è su base volontaria, non sempre si ha la risposta desiderata.

Successivamente, il plasma va adeguatamente preparato e bisogna accertarsi che con la trasfusione non vengano trasmesse ulteriori malattie infettive.

Quindi la terapia con il plasma iperimmune nel caso di COVID-19 è da considerare come una strategia di urgenza da utilizzare, per il momento, con molta attenzione poiché mancano chiare evidenze scientifiche sulla sua efficacia.

Studio su efficacia plasma ottenuto da pazienti convalescenti COVID-19

Il 15 maggio scorso è stato autorizzato dal Comitato Etico dell’INMI “L. Spallanzani” lo studio TSUNAMI (TranSfUsion of coNvalescent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2). Si tratta di uno studio nazionale comparativo randomizzato per valutare l’efficacia e il ruolo del plasma ottenuto da pazienti convalescenti da COVID-19. È stato attivato su indicazione del Ministero della Salute ed è promosso dall’ISS e da AIFA e coinvolge, per ora, 56 centri in 12 regioni.

Obiettivo primario dello studio è valutare l’efficacia terapeutica del plasma infuso su pazienti affetti da grave insufficienza respiratoria per polmonite interstiziale da COVID-19.

Altri fattori che saranno analizzati (come dati secondari) saranno il decorso clinico dei pazienti trattati in termini di intervallo di tempo per l’estubazione, durata di degenza in terapia intensiva, giorni in ventilazione meccanica, durata della ventilazione con casco CPAP.

La sopravvivenza verrà valutata anche in base ad età e patologie concomitanti pregresse. Si valuterà anche la riduzione della carica virale nel tampone nasofaringeo, espettorato e lavaggio broncoalveolare (BAL) a 1, 3 e 7 giorni dopo infusione di plasma. Inoltre, saranno monitorate la viremia e la risposta immune.

I criteri di inclusione per i pazienti riceventi il plasma sono:

  • Firma del consenso informato
  • Maggiore età
  • Positività al Sars-CoV2
  • Polmonite grave da almeno 10 giorni attestata da imaging radiologico
  • Insufficienza respiratoria grave
  • Necessità di ventilazione meccanica o tramite CPAP

“Garantendo un approccio unico e standardizzato alla terapia con il plasma dei convalescenti, lo studio consentirà di ottenere evidenze scientifiche solide sul ruolo di questa strategia terapeutica e di fornire, in modo univoco, trasparente e in tempi rapidi, informazioni e risposte alle domande sulla sua sicurezza ed efficacia” (nota AIFA).

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