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Salute

Vaiolo delle scimmie, possibili le quarantene

di Massimo Canorro

Sono a quota 505 i casi di vaiolo delle scimmie nel nostro Paese. L’infezione prosegue a svilupparsi quasi esclusivamente fra maschi (501) rispetto ai soli 4 casi fra donne, secondo l’ultimo bollettino del Ministero della Salute aggiornato a poche ore fa. Risultano 26 in più nel rapporto con l’ultima rilevazione di domenica scorsa. Il dicastero ha emanato una circolare precisando che in specifici contesti ambientali ed epidemiologici, sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie, potrebbe essere richiesta l’applicazione di misure quarantenarie. All’interno della stessa, firmata dal direttore generale per la prevenzione Gianni Rezza, si specifica inoltre che apposite indicazioni sulla strategia di vaccinazione in Italia contro il vaiolo delle scimmie saranno fornite con successiva pubblicazione.

Nuova circolare del Ministero della Salute sul Vaiolo delle Scimmie

I numeri citati sono tutt’altro da prendere sottogamba. Come già affermato dall’Oms: È emergenza sanitaria mondiale. Il Ministero della Salute ha varato una nuova circolare – “Focolaio di vaiolo delle scimmie in paesi non endemici: aggiornamenti sulla definizione di caso, segnalazione, tracciamento dei contatti e gestione dei casi. Note tecniche per la diagnosi di laboratorio” – con cui sono state aggiornate le informazioni sulla gestione dei casi, dei contatti stretti e sui test. In merito alle indicazioni sulla vaccinazione, invece, dovrà essere approntato un nuovo documento specifico.

Raccomandazioni per i contatti stretti

Evento straordinario, che preoccupa non poco soprattutto nei casi di contatti stretti. La circolare precisa che tali contatti stretti devono essere identificati il prima possibile e informati della loro esposizione e del rischio di sviluppare l'infezione. Per quanto li riguarda, inoltre, è indicato di evitare di donare sangue, cellule, tessuti, organi, latte materno oppure sperma mentre sono in regime di sorveglianza. E ancora, l’auto-monitoraggio prevede il controllo della febbre (almeno due volte al giorno) oppure di altri sintomi quali il mal di testa, mal di schiena, linfoadenopatia, o eruzione cutanea da causa sconosciuta nei 21 giorni dall’ultima esposizione.

Viene indicato anche di astenersi dalle attività sessuali per 21 giorni dopo l'ultima esposizione, igiene delle mani e respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, con fazzoletti monouso da smaltire correttamente e lavarsi spesso le mani); evitare il contatto con persone immunocompromesse, bambini under 12 e donne in gravidanza per 21 giorni a seguito dell’ultima esposizione.

E ancora, occorre evitare il contatto stretto diretto con animali, inclusi gli animali domestici, per 21 giorni dopo l’ultima esposizione. Viene altresì precisato che «le autorità sanitarie locali possono scegliere di escludere i bambini in età prescolare da asili nido, scuole materne o altri ambienti di gruppo. In specifici contesti ambientali ed epidemiologici – si legge – sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie, potrebbe essere richiesta l’applicazione di misure quarantenarie.

Raccomandazioni per i contatti a basso rischio

Le autorità sanitarie possono collaborare con organizzatori di eventi, aziende oppure altri luoghi per fornire a tutti i partecipanti informazioni sulla potenziale esposizione e indicazioni, se necessario.

Per i contatti con esposizioni a basso rischio è possibile adottare la sorveglianza passiva, autocontrollarsi e informare il proprio medico di famiglia e/o le autorità sanitarie locali nel caso si manifestino sintomi compatibili con Mpx. Per i contatti a basso rischio si raccomanda di fornire queste informazioni: praticare un’attenta igiene delle mani e respiratoria; auto-monitorare i sintomi compatibili con Mpx (febbre, eruzione cutanea, linfadenopatia) per 21 giorni dopo l’esposizione; chiamare il proprio medico e/o i servizi sanitari territoriali se sviluppano sintomi (sorveglianza passiva).

Infine, i contatti asintomatici che controllano adeguatamente e regolarmente il loro stato possono continuare le attività quotidiane di routine come andare al lavoro e frequentare la scuola (e in questi casi la quarantena non è necessaria), puntualizza il Ministero della Salute.

Terapia e profilassi vaccinale

L’adozione di contromisure di tipo medico farmacologico, inclusi specifici antivirali, può essere presa in esame nell’ambito di protocolli di uso sperimentale o compassionevole, in particolare per coloro che presentano sintomi gravi o che possono essere a rischio di scarsi risultati, come le persone immunodepresse.

I vaccini attualmente disponibili contro il virus del vaiolo possano garantire una certa efficacia anche nei confronti della malattia del vaiolo delle scimmie, sebbene i dati a supporto di tale ipotesi al momento siano ancora limitati. Ragione per cui, l’Organizzazione mondiale della sanità ha emanato delle raccomandazioni ad interim circa il loro uso nell’attuale contesto epidemico.

Secondo l’Oms la vaccinazione di massa per il vaiolo delle scimmie, al momento, non è richiesta né raccomandata; per i contatti dei casi, si raccomanda la profilassi post-esposizione con un appropriato vaccino di seconda o terza generazione, idealmente entro quattro giorni dalla prima esposizione mirando a prevenire l’insorgenza della malattia; la profilassi pre-esposizione è raccomandata per gli operatori sanitari a rischio, il personale di laboratorio che manipola Orthopoxvirus (il virus del vaiolo delle scimmie è una zoonosi che rientra proprio in questo gruppo) e quello che esegue test diagnostici per il vaiolo delle scimmie.

Infine, la maggior parte delle raccomandazioni fornite dall’Oms concerne l’utilizzo off-label dei vaccini. Nel dettaglio, l’unico vaccino antivaiolo autorizzato nell’Unione europea dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) è il virus vaccinico vivo “Ankara modificato-Bavarian Nordic”, denominato Imvanex (di Bavarian Nordic).

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