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Salute

Epidemiologia, studiare la malattia sulla moltitudine

di Monica Vaccaretti

Epis. Demos. Logos. Studio sulla popolazione. Questo è il significato dell’epidemiologia, importante disciplina scientifica che è il primo e principale strumento della Sanità Pubblica. Il suo obiettivo è “rerum cognoscere causas”, conoscere la causa delle cose. Non si interessa soltanto di chi ha un problema di salute, di quando lo ha avuto e in che luogo si è manifestato, ma anche del perché si è verificato. Studia infatti i determinanti di una malattia, tutti quei fattori che sono in grado di favorire e causare la comparsa di una malattia in un dato pattern geografico.

Cos’è l’epidemiologia

L'approccio epiedemiologico consiste nel comprendere la storia naturale delle malattie per scegliere e pianificare gli opportuni interventi di sanità pubblica. Agisce sulla base di evidenze scientifiche consolidate e nel rispetto di criteri accreditati a livello internazionale.

L'epidemiologia ricerca con metodo analitico valide informazioni per descrivere ed analizzare il reale stato di salute di una comunità di persone ed operare scelte appropriate a tutela della sanità. Scopo principale dell'epidemiologia è la prevenzione.

Si tratta di una branca dell'igiene che studia la distribuzione e la frequenza delle malattie di rilevanza sanitaria nella popolazione, oltre alle condizioni e ai fattori di rischio che ne favoriscono lo sviluppo e la diffusione. Essa applica inoltre questo studio per controllare i problemi di salute pubblica.

lnteresse dell'epidemiologo, a differenza del clinico, è osservare la moltitudine che viene colpita da una determinata malattia in un dato tempo con l'obiettivo di capirla e prevenirla. Tale studio viene condotto con metodi statistici e con la collaborazione di altre discipline quali la medicina clinica e preventiva, la demografia e la sociologia.

L'epidemiologia non è una scienza moderna

Già Ippocrate suggeriva che lo sviluppo e la diffusione delle malattie fosse legato a fattori individuali ed ambientali. La prima analisi di dati di mortalità fu pubblicata nel 1662: è curioso notare che non fu realizzata da un medico, ma da un merciao e consigliere londinese, il quale con aurguzia sottolineava le differenze tra uomini e donne, tra campagna e città e in diverse stagioni.

Il padre dell'epidemiologia è considerato il medico britannico John Snow per i suoi studi condotti sul colera che in quegli anni flagellava Londra. Analizzando la distribuzione geografica della malattia nella popolazione, Snow ipotizzò che la trasmissione fosse legata all'acqua di alcune pompe contaminate. Quando furono chiuse quelle sospette, la diffusione del colera si arrestò.

Nel 1713 il medico italiano Bernardino Ramazzini, notando l'assenza di tumore della cervice uterina e una bassa incidenza di tumore al seno nelle suore, identificò correttamente il ruolo dell'attività sessuale, della gravidanza e degli ormoni nello sviluppo della malattia oncologia negli organi tipicamente femminili.

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