Nurse24.it
Entra nella sezione dedicata al Wound Hygiene

Wound Care

Manifestazioni cutanee nel paziente COVID-19

di Giacomo Sebastiano Canova

Attualmente non sono disponibili in letteratura evidenze sulle manifestazioni cutanee legate al COVID-191. In letteratura sono presenti alcuni lavori che hanno mostrato come il rash cutaneo sia presente in alcuni pazienti positivi al SARS-CoV-22,3. Tuttavia, alcuni studi hanno provato ad analizzare questa problematica.

Studio lombardo su manifestazioni cutanee in pazienti Covid-19

Il primo studio che ha cercato nel mondo di analizzare il coinvolgimento cutaneo nei pazienti COVID-19 è stato condotto da alcuni dermatologi dell’ospedale di Lecco4. Sono stati visitati direttamente o indirettamente 148 pazienti positivi e, laddove possibile, è stata registrata la loro storia medica.

A causa dell’alto rischio di infettare altri pazienti introducendo un dispositivo fotografico in una stanza di isolamento, non sono state repertate immagini cliniche. Considerando la recente assunzione di farmaci, sono stati esclusi 60 pazienti che avevano introdotto qualsiasi medicinale nei 15 giorni precedenti.

Dai dati raccolti (88 pazienti), 18 pazienti (20,4%) hanno sviluppato manifestazioni cutanee: 8 pazienti hanno sviluppato un coinvolgimento cutaneo durante il ricovero, mentre 10 pazienti successivamente.

Le manifestazioni cutanee sono state un’eruzione cutanea eritematosa (14 pazienti), orticaria diffusa (3 pazienti) e vescicole simili alla varicella (1 paziente).

La regione principalmente coinvolta era rappresentata dal tronco, mentre il prurito era lieve o assente e solitamente le lesioni guarivano in pochi giorni. Apparentemente non c’era alcuna correlazione con la gravità della malattia.

Analizzando questi dati, si può ipotizzare che le manifestazioni cutanee siano simili al coinvolgimento cutaneo che si verifica durante le comuni infezioni virali.

Manifestazioni cutanee in Covid-19, l’esperienza spagnola

Alcuni ricercatori spagnoli sostengono come le manifestazioni cutanee quali l'eruzione eritematosa e l'orticaria localizzata o diffusa sembrino essere le manifestazioni più comuni nei casi acuti gravi di infezione COVID-195.

Tuttavia, può essere difficile distinguere la causa sottostante (infezione virale vs nuovi farmaci prescritti). Un'eruzione cutanea con petecchie è stata anche descritta come una possibile presentazione iniziale della malattia COVID-19, nonché un edema emorragico acuto dell'infanzia associato al coronavirus umano.

Lo studio in questione presenta il caso di una donna di 28 anni senza precedenti di anamnesi che inizialmente ha manifestato tosse secca, congestione nasale, affaticamento, mialgie e artralgie senza febbre. È risultata positiva al coronavirus.

Quattro giorni dopo presentò diarrea, ageusia e anosmia. Tredici giorni dopo il test (e 10 giorni dopo l'ultima dose di paracetamolo), la paziente ha iniziato a notare lesioni pruriginose su entrambi i talloni e ha inviato alcune foto che mostravano la presenza di papule confluenti eritematose-giallastre senza alcuna lesione sul resto della pelle, negando di indossare calze strette, scarpe o qualsiasi pressione locale che potesse spiegare la distribuzione delle lesioni.

Nonostante un trattamento con corticosteroidi locali, tre giorni dopo le lesioni persistevano e divennero placche eritematose che erano sia indurite che pruriginose.

A differenza dello studio condotto in Lombardia, le lesioni descritte non appaiono come rash morbilliformi, orticaria o vescicole simili alla varicella, ma rispettano il tronco e sono intensamente pruriginose. In assenza di altri fattori esterni, le manifestazioni cutanee osservate potrebbero essere correlate all'infezione virale COVID-19 o alla conseguente risposta immunitaria.

Eruzione orticarioide, lo studio francese

Come avvenuto per lo studio condotto in Lombardia, anche alcuni ricercatori francesi hanno osservato alcune manifestazioni cutanee nei pazienti con infezione da COVID-196. Gli studiosi riportano il caso di una comparsa di eruzione orticarioide prima dell'inizio di febbre o qualsiasi sintomo respiratorio.

Una donna di 27 anni senza storia medica e ospedalizzata presentava un’odinofagia seguita da artralgia diffusa ed eruzione di placche eritematose diffuse pruriginose con particolare coinvolgimento del viso e acrale, senza tosse o febbre. Anche in questo caso, così come avvenuto in quello presentato dai ricercatori spagnoli, non sono stati trovati fattori scatenanti ad eccezione del contesto virale.

Livedo reticularis in soggetti positivi a COVID-19, lo studio americano

Uno studio condotto da alcuni dermatologi americani ha presentato due casi di livedo reticularis unilaterale transitorio in soggetti positivi a COVID-19 non degenti in terapia intensiva7.

Il primo caso era quello di un maschio di 67 anni che era stato ricoverato in ospedale per la gestione di COVID-19. I suoi sintomi sono iniziati 10 giorni prima con febbre di basso grado, congestione nasale e tosse senza respiro corto.

Sette giorni dopo i suoi sintomi, notò sulla coscia anteriore destra la presenza di una macchia monolaterale sbiadita transitoria e non pruriginosa simile a livedo reticularis. L'eruzione è durata 19 ore e si è risolta nel tempo in cui la dermatologia ha valutato il paziente; non è stato quindi possibile eseguire alcuna biopsia.

Il secondo caso era quello di una donna di 47 anni con anamnesi di celiachia, tiroidite di Hashimoto e trombosi venosa portale nel 2017 compatibile con un uno stato ipercoagulabile risultata positiva al test per COVID-19.

I sintomi sono iniziati con un lieve mal di testa, pressione del seno, anosmia e febbre, con la più alta temperatura registrata di 37,9°C. Dieci giorni dopo essere risultata positiva e con completa convalescenza clinica dei sintomi di COVID-19, rimase seduta in pantaloni lunghi sotto la luce diretta del sole per circa 20-30 minuti.

Ha notato dunque la comparsa di un'eruzione asintomatica unilaterale sulla sua gamba destra simile a livedo reticularis, nonostante una pari quantità di esposizione al sole su entrambe le gambe. L'eruzione cutanea è durata circa 20 minuti e non si è ripetuta in seguito a una nuova esposizione solare il giorno seguente.

Gli autori dello studio sottolineano come la livedo reticularis è causata da condizioni, inclusa la coagulazione intravascolare disseminata, che riducono il flusso sanguigno attraverso il sistema di microvascolarizzazione cutanea che porta all'accumulo di sangue deossigenato nel plesso venoso.

Per quanto concerne i pazienti COVID-19 si ipotizza che le microtrombosi che si manifestano in altri organi (ad es. cardiopolmonare) siano l'eziologia più plausibile delle presentazioni di livedo reticularis. In questo senso, è interessante notare come gli esantemi non siano stati descritti per altri coronavirus come SARS-CoV e MERS-CoV.

Commento (0)