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Corsi di karate agli infermieri contro le aggressioni

di Massimo Canorro

Tra i primi organizzati in Italia, il corso in tecniche di comunicazione preventive a manifestazione di aggressioni verbali e fisiche è stato inserito dall’Opi Caserta nel piano formativo 2021-2022. Dalla tecnica comunicativa per creare empatia alla sburocratizzazione del linguaggio all’autodifesa apprendendo il karate. Il presidente dell’Ordine di Caserta, Gennaro Mona: Abbiamo ideato il corso poiché negli ultimi anni sono aumentate le aggressioni, sia fisiche sia verbali, agli infermieri negli ospedali. Soprattutto agli operatori che sono al front office.

Empatia e karate, un corso di formazione per gli infermieri Opi Caserta

Il karate dovrà essere usato dai sanitari solo ed esclusivamente nei casi limite, dinanzi ad un’aggressione.

Da infermiere a karateka il passo è più breve del previsto. Perché se per fronteggiare le oramai troppe aggressioni negli ospedali gli infermieri devono (quasi) indossare il kimono invece della divisa e muoversi sul tatami invece che in corsia, significa che la situazione è sfuggita di mano.

E in Campania, tra le regioni più afflitte da questa problematica – seppur la questione, è bene ribadirlo, rimanga di interesse nazionale, come racconta il recente caso di Rovigo – l’Opi Caserta (conta circa 7mila iscritti) ha inserito all’interno del piano formativo 2021-2022 un corso di empatia e karate.

Un’iniziativa, tra le prime in Italia, pensata ad hoc che denota attenzione e intende replicare ai sempre più numerosi casi di aggressione nelle strutture ospedaliere, in particolar modo agli infermieri che si occupano del front office e, pertanto, del primo approccio con l’utenza (negli ultimi anni, i casi sono in aumento – in modo del tutto ingiustificato – anche per via delle restrizioni anti Covid che circoscrivono l’ingresso nei reparti ai parenti).

Così il corso si baserà sia sulle tecniche comunicative sia includerà delle ore di pratica durante le quali gli istruttori insegneranno alcune tecniche di karate per difesa personale. Voluto dal presidente dell’Ordine casertano, Gennaro Mona, il corso in tecniche di comunicazione preventive a manifestazione di aggressioni verbali e fisiche mira ad insegnare agli infermieri come “trattare” nel giusto modo con l’utenza, anche adattandosi di volta in volta al tasso di alfabetizzazione nonché al grado di provenienza sociale.

E ancora, a rendere meno burocratico il linguaggio infermieristico, ricorrendo a termini di più facile comprensione per il paziente e i familiari così da non erigere quel muro comunicativo che, in determinate situazioni, può agevolmente portare a complicare il dialogo.

Per quanto concerne il karate, invece, a scanso di equivoci è bene ribadire che dovrà essere usato dai sanitari solo ed esclusivamente nei casi limite, dinanzi ad un’aggressione. Lo scopo del corso, infatti, era e resta quello di fornire ai sanitari ulteriori strumenti utili a stabilire empatia con il paziente, anche con quello più “complicato”, per evitare che il terrore, la frustrazione il dolore possano sfociare in violenza.

Di cui i sanitari rappresentano, purtroppo, le prime vittime. Sul tema si è espresso Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei medici di Napoli e provincia: C’è bisogno di un monitoraggio efficace degli episodi di violenza. La nostra solidarietà ai colleghi che vivono questi episodi da incubo è incondizionata, ma non sufficiente. Questa storia deve finire.

Quindi il presidente dei medici punta l’indice contro la mancata realizzazione dell’annunciato Osservatorio permanente per la garanzia della sicurezza e per la prevenzione degli episodi di violenza ai danni di tutti gli operatori sanitari, insediatosi il 13 marzo 2018, presso il Ministero della Salute, alla presenza dell’allora ministro Beatrice Lorenzin, che – come riportato in una nota – mira a ridare prestigio e dignità alle professioni sanitarie, proteggendo e valorizzando il loro quotidiano indispensabile lavoro, al servizio dei pazienti e di tutti i cittadini. Oggi Zuccarelli rilancia: Il personale sanitario nell’esercizio delle proprie funzioni deve essere equiparato a pubblico ufficiale.

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