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FNOPI

Bene Dl salva Calabria, ma resta allarme carenza infermieri

di Redazione

Con il decreto “salva” Calabria in Gazzetta si rimettono al centro legalità, cure e assistenza. Infermieri pronti a collaborare per garantire ai cittadini calabresi i livelli essenziali di assistenza, ma è necessario superare del tutto il blocco del turn over. Così la presidente Fnopi (Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche), Barbara Mangiacavalli, sulla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Calabria.

Dl Calabria, Mangiacavalli: Ora lavorare per lo sblocco del turn over

Tonino Aceti e Barbara Mangiacavalli, rispettivamente portavoce e Presidente Fnopi

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Calabria auspichiamo che si superi una brutta pagina di sanità a cui il Governo sta mettendo mano: una Regione non può ignorare le regole di un’amministrazione sana, soprattutto in settori come la sanità da cui dipende la vita degli stessi cittadini.

E questo per interessi spesso collusi con la malavita e per una non curanza nell’amministrazione che non ha alcuna giustificazione.

Questo il commento di Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, che con una nota riporta però subito l'attenzione sull'allarmante carenza di personale nel Ssn, in particolare sulla carenza di infermieri: nel 2023 le stime indicano una carenza rispetto alla domanda di quasi 60.000 infermieri e con Quota 100 ne potrebbero lasciare il servizio attivo quasi altri 46.000 con conseguenze gravissime per la sicurezza delle cure - continua la nota - E questi dati, senza modifiche e interventi, sono destinati a salire e raggiungere nel 2028 quota 160.000 circa di carenze.

Infermieri: carenze attuali (2019)
Regioni Carenza
infermieri
Totale carenze ordinarie
+ Quota 100
Carenza (ordinaria + straordinaria)
e pensionamenti ordinari
Abruzzo 1.452 2.051 2.482
Basilicata 449 689 869
Calabria 1.806 2.780 3.516
Campania 5.279 7.152 8.580
Emilia-Romagna 3.675 5.668 6.204
Friuli Venezia Giulia 1.218 2.071 2.271
Lazio 5.806 7.397 8.612
Liguria 1.711 2.533 2.864
Lombardia 8.094 11.218 12.029
Marche 1.116 1.530 1.738
Molise 389 462 591
Piemonte 3.571 5.261 5.794
Puglia 4.018 5.279 6.369
Sardegna 1.508 2.110 2.740
Sicilia 4.779 6.560 8.034
Toscana 3.212 4.504 5.304
Trentino AA 948 1.530 1.646
Umbria 823 1.105 1.321
Valle d'Aosta 101 163 182
Veneto 3.938 6.182 6.666
Italia 53.860 76.212 87.779
*Fonte: elaborazione Centro studi FNOPI su dati Conto annuale - Ministero dell'Economia

Gli infermieri mancano in maniera più che allarmante. Senza contare Quota 100 al tavolo del fabbisogno di posti per i corsi di laurea, dove la Fnopi è presente con il ministero della Salute e le Regioni, la Federazione ha portato i suoi dati: oggi rispetto alla domanda dei cittadini ci sono circa 30.000 infermieri in meno che diventeranno – visto che le proiezioni vanno di moda - 58.000 in meno nel 2023; circa 71.000 in meno nel 2028 e quasi 90.000 in meno nel 2033.

Se Quota 100 oggi registra il rischio di abbandono a breve termine per almeno 22.000 infermieri – afferma Tonino Aceti, portavoce Fnopi - che si aggiungeranno alle carenze descritte dai fabbisogni, le proiezioni parlano chiaro: al 2023 potrebbero salire esponenzialmente anche oltre le 100mila unità.

In Italia – spiega Aceti - il rapporto infermieri-pazienti era nel 2017 (quindi senza Quota 100 e le sue carenze future, ma con gli effetti del blocco del turn over) di uno a 8-9 nelle Regioni benchmark, quelle con l’assistenza migliore e si arrivava a fino a uno a 17 nella Campania, che con gli effetti di Quota 100 potrebbe superare a situazione invariata il rapporto di uno a 20, dove il turn over è da decenni un'araba fenice e i piani di rientro guardano prevalentemente la spesa.

I numeri parlano chiaro: è davvero allarme rosso per la carenza di infermieri e la salute dei cittadini e dei pazienti. Chiediamo ora che ministro, Governo e Regioni corrano ai ripari

Mancano tanti professionisti – conclude Mangiacavalli -. Ma a mancare in modo allarmante sono gli infermieri, quei professionisti cioè che prendono in carico il malato dopo qualunque intervento abbia subìto e fino alle sue dimissioni. Quei professionisti che hanno il compito di seguirlo a domicilio per assicurare che si curi, lo faccia bene e non abbia complicazioni e se queste subentreranno allora proprio quei professionisti faranno scattare l’intervento del medico di medicina generale, dove necessario e possibile, per evitare code, intasamenti e liste di attesa ai pronto soccorso.

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