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malaria

Quel titolo di Libero che indigna il popolo degli infermieri

di Leila Ben Salah

C’è da dirlo: il quotidiano Libero non è nuovo a uscite di questo tipo. Spesso contro i migranti, ancora più spesso contro i musulmani e adesso anche contro gli infermieri.

Bimba morta di malaria, Libero attacca gli infermieri

A indignare il popolo degli infermieri sul web è stato il titolo di questa mattina di Libero:

Un’infermiera killer? Bimba morta di malaria, la seconda inquietante ipotesi

Lasciando da parte qualche minima lezione di giornalismo di base, qui si attacca chiaramente una professione. E lo si fa senza alcuna prova, solo basandosi su ipotesi o illazioni. Secondo il quotidiano: Anche se fosse avvenuto un ipotetico contagio diretto fra i bambini (tramite il sangue) oppure tramite l'utilizzo di strumenti non sterilizzati e non monodose - tutte circostanze smentite categoricamente dall'Azienda sanitaria - trovarne le prove ora, a distanza di più di due settimane sarà molto difficile

Di certo c’è solo una cosa: il parassita che ha causato la malaria a Sofia, la bambina di 4 anni morta a Trento due giorni fa, è lo stesso che aveva fatto ammalare le due bambine che erano in pediatria negli stessi giorni della piccola. Il ceppo è però da accertare: se lo fosse lo stesso, potrebbe confermare l'ipotesi che il contagio sia avvenuto in ospedale. La Procura di Trento ha aperto d'ufficio un'inchiesta contro ignoti per omicidio colposo per accertare se siano stati seguiti i protocolli.

Sulla vicenda sono anche intervenuti Ordine dei giornalisti e Federazione nazionale della stampa. I titoli di prima pagina di Libero e de Il Tempo sulla tragica morte per malaria della bimba trentina rievocano certa “caccia all’untore” di manzoniana memoria e non fanno certo onore alla nostra professione di giornalisti. Così il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Nicola Marini, e il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso.

Gli infermieri sul web si sono indignati e non poco. C’è chi chiede un intervento dell’Ipasvi, chi annuncia querele. Nel dibattito intervengono anche presidenti Ipasvi. Aurelio Filippini urla: È ora di dire basta. E ancora c’è chi dice che bisogna difendersi e chi semplicemente tuona un è allucinante.

Giornalista
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