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infermieri

Opi Piemonte: timore per la delibera OSS Regione Veneto

di Massimo Canorro

Il coordinamento regionale degli Ordini delle professioni infermieristiche chiede al presidente della Regione, Alberto Cirio, l’istituzione di un tavolo tecnico nell’ambito della formazione complementare dell’Oss. Sciretti, presidente degli Opi Piemonte: Ci proponiamo come attori attivi per delineare un iter ad hoc.

Piemonte, infermieri chiedono tavolo tecnico su formazione OSS-S

Sull’esempio di quanto già intrapreso dalla Regione Veneto mediante la delibera 305/2021, che respingiamo sia nella forma sia nelle modalità, è urgente arrivare a un accordo che tuteli la popolazione dalla possibilità di utilizzare gli Operatori socio sanitari rispetto ad atti propri dell’assistenza clinica di competenza esclusiva di medici e infermieri.

Così Massimiliano Sciretti, presidente del coordinamento degli Opi del Piemonte, che chiede alla Regione l’istituzione di un tavolo tecnico nell’ambito della formazione complementare dell’Oss, con l’intento di approdare ad un percorso di formazione complementare dell'Operatore socio sanitario nella regione.

Appena qualche giorno fa, attraverso una lettera aperta, il coordinamento degli Ordini delle professioni infermieristiche della Lombardia aveva espresso tutta la propria preoccupazione ritenendo che i ruoli e le funzioni degli operatori vanno definiti focalizzando le necessità assistenziali che gli ospiti delle Rsa manifestano.

Formulata al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, all’assessore regionale alla sanità Luigi Icardi e alla collega di Giunta con deleghe alle politiche sociali Chiara Caucino, la richiesta del coordinamento regionale degli Opi nasce in rapporto all’attuale situazione epidemiologica, anche tenendo in considerazione le azioni intraprese da altre regioni (come la Lombardia, appunto).

A preoccupare, nel dettaglio, sono i due provvedimenti deliberati dalla Giunta regionale del Veneto – su proposta dell’assessore alla Sanità e ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin – che intervengono a supporto dell’assistenza nelle strutture extraospedaliere per anziani a fronte del sovraccarico delle attività sanitarie imposto dall’emergenza Covid-19.

Nel dettaglio: in uno viene prorogata alle Ulss la possibilità di assegnare temporaneamente il proprio personale infermieristico a sostegno dei Centri di Servizi per anziani non autosufficienti accreditati; nell’altro è approvato il percorso di “Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario” (percorso della durata di complessive 400 ore nelle varie discipline e nei tirocini svolti all’interno delle aziende sanitarie e ospedaliere della regione).

Il coordinamento degli Opi piemontesi ritiene inammissibile la delibera del Veneto – che permette agli Oss di eseguire alcune prestazioni sui pazienti – meno che mai nel corso dell’emergenza pandemica, considerando che porrebbe a serio rischio sia la persona assistita sia i medesimi operatori, configurando altresì profili di dubbia legittimità e responsabilità professionale.

Piuttosto, proprio nell’ottica di valorizzare al meglio le singole professionalità, gli Opi del Piemonte si propongono come attori attivi per tracciare un iter specifico nonché condiviso con tutti i protagonisti. A questo proposito, Sciretti spiega: Si tratta di un percorso che veda il professionista infermiere quale responsabile dell’assistenza infermieristica, sulla base dell’articolo 1 del Decreto ministeriale n.739 del 1994.

Da allora, come riporta il primo comma del decreto che tratteggia il profilo professionale della professione infermieristica, l’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica. Un’assistenza infermieristica che potrà avvalersi – all’interno di ambiti ben circoscritti da un iter formativo specifico – della figura professionale di supporto dell’Oss codificata dall’Accordo Stato Regioni 22/02/2001, e può essere ampliato e rivisto anche in considerazione dell’evoluzione delle competenze dell’infermiere del terzo millennio, conclude Sciretti.

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