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Rsa senza infermieri, si assume personale dall’estero

di Massimo Canorro

A prevederlo è una circolare della Regione Puglia. L’obiettivo è supportare le strutture socio-sanitarie che lamentano difficoltà a reperire nuovi professionisti. La situazione è complicata in tutta Italia e in Veneto le Ulss continuano ad assegnare temporaneamente il proprio personale infermieristico alle Rsa.

In Puglia gli infermieri delle Asl assegnati alle Rsa

Il provvedimento adottato dalla giunta regionale del Veneto a metà marzo – per il quale le Ulss del territorio possono continuare ad assegnare temporaneamente il proprio personale infermieristico a sostegno dei centri di servizi per anziani non autosufficienti accreditati – ha un obiettivo chiaro: continuare a fornire supporto assistenziale nelle strutture extraospedaliere per anziani a fronte dell’aggravio delle attività sanitarie dettato dalla pandemia.

L’intento è condiviso dalla Regione Puglia, che attraverso una circolare trasmessa ai direttori generali delle Asl (con la firma del direttore del Dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro e dell’assessore regionale, Pier Luigi Lopalco), dà il via libera alle assunzioni anche dall’estero degli infermieri assegnati alle Rsa. Replicando, in questo modo, tanto alle richieste quanto alle proteste delle associazioni di categoria delle residenze sanitarie assistenziali pugliesi, che nel corso degli ultimi mesi hanno più volte lamentato di aver subito un improvviso depauperamento di infermieri provocato dell’aumentato fabbisogno di tali figure professionali in capo alle Asl a causa della pandemia.

Nero su bianco, la circolare poi riporta (qui la simmetria con il Veneto) che al fine di andare in soccorso alle strutture socio-sanitarie private e accreditate che lamentano una difficoltà a reperire la disponibilità di infermieri, si ritiene possibile ricorrere all’assegnazione temporanea di personale infermieristico da parte delle Asl.

E in risposta alle esigenze delle Rsa, si estende a queste strutture impegnate nell’emergenza Covid anche l’opportunità – fino al 31 dicembre 2021 – di assumere a tempo determinato infermieri che abbiano conseguito la qualifica professionale all’estero, sulla base di una legge nazionale approvata lo scorso marzo nell’ambito dei provvedimenti connessi all’emergenza sanitaria. Con una specifica da parte della Regione: Salvo diversa lettura della norma da parte del ministero della Salute, con il quale sarà attivata apposita interlocuzione.

Infatti, per dare attuazione al contenuto della circolare, la giunta regionale dovrà approvare uno schema di convenzione in grado di disciplinare i rapporti tra le parti. Sul tema è intervenuto Antonio Perruggini, presidente di Welfare a Levante, associazione con sede a Bari che rappresenta oltre cento strutture: Siamo soddisfatti per la decisione adottata dalla Regione, con l’auspicio che si sia così concretizzata la svolta da tempo invocata.

Da nord a sud Italia i provvedimenti in materia viaggiano su un doppio binario: dare supporto alle strutture e replicare alla carenza di personale. Già lo scorso aprile, in Lombardia, Cgil, Cisl e Uil lamentavano la mancanza di operatori sanitari nelle Rsa di Valtellina e Valchiavenna: Nel corso di un anno sono numerosi gli infermieri che hanno rassegnato le dimissioni per andare a lavorare nella sanità pubblica.

Infermieri in fuga dalle Rsa anche in Emilia Romagna, dove si è provato a reclutarli (senza successo) in Friuli Venezia Giulia. Situazione analoga a Lucca, in Toscana, e qui Fp Cgil e Uil Fpl non ricorrono a giri di parole: Il rischio del mancato rispetto dei parametri di assistenza è dietro l’angolo. Ci sono cooperative che minacciano addirittura di consegnare le chiavi delle strutture.

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