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Toscana, le Rsa invocano gli infermieri ucraini

di Massimo Canorro

Le Rsa lanciano l’allarme per la carenza di personale sanitario. In tal senso un supporto sembrava venire dal governo Draghi, grazie al via libera alle assunzioni di personale infermieristico qualificato proveniente da tutta Europa e, soprattutto, dall’Ucraina. Purtroppo anche in questo caso la burocrazia è asfissiante e tutt’oggi non è stato possibile riuscire ad assumere nessuno, spiega Maurizio De Scalzi, coordinatore del comitato dei gestori di Rsa a Pistoia.

Emergenza infermieri ucraini, le assunzioni sono bloccate

Potremmo limitarci a questo titolo per descrivere la situazione, sempre più complicata, che stanno vivendo le Rsa nel nostro paese. Nel caso specifico, in Toscana, dove la Cisl Fp si è espressa così: Vicini al collasso in Asl Toscana centro. Analoga la posizione di Maurizio De Scalzi, coordinatore del comitato dei gestori di Rsa a Pistoia, che rimarca la carenza di personale da poter impiegare nelle strutture. Spiegando: Abbiamo avuto un primo incontro con l’assessore regionale alle Politiche sociali, Serena Spinelli, la quale ci ha garantito che a stretto giro saranno pubblicate le linee guida regionali su come organizzare lo screening alla popolazione e al personale delle Rsa, nonché sulla modalità con cui gestire il personale guarito dal Covid-19 e non ancora vaccinato.

Al contempo, però, De Scalzi sottolinea che il problema della carenza di personale sanitario nelle Rsa – una questione che attraversa lo stivale: dal quarto Rapporto Osservatorio Long Term Care Cergas Bocconi – Essity emerge che nelle Rsa mancano all’appello il 26% degli infermieri, il 13% degli Oss e il 18% dei medici a causa della carenza strutturale di figure dedicate e di una rivalità tra settore sanitario e sociosanitario nell’attrarre nuove leve – rimane a prescindere dalla pandemia. De Scalzi ritiene gli infermieri no vax siano ormai pochissimi e, dunque, non incidano più di tanto. Va da sé che una possibile soluzione potrebbe trovarsi nell’arrivo in Italia dei sanitari ucraini, dove possono esercitare grazie al placet concesso dal governo Draghi attraverso il Decreto-legge n. 21 del 2022 (“Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”).

Il sostegno grazie al via libera del governo alle assunzioni di personale infermieristico qualificato proveniente da tutta Europa e in particolare dall’Ucraina? Purtroppo anche in questo caso la burocrazia è asfissiante e tutt’ora non è stato possibile riuscire ad assumere nessuno, puntualizza De Scalzi, che aggiunge: Nel caso dei profughi ucraini l’iter di assunzione prevede come requisito il possesso del passaporto europeo con indicato lo status di rifugiato, ma nessuno sembra sapere come gli ucraini possano ottenerlo.

Eppure a livello nazionale non mancano le richieste per i sanitari ucraini; istanze che provengono, in particolare, da strutture in Calabria, Puglia, Sicilia e Veneto. Ma sembra che domanda e offerta viaggino su due binari destinati a non incrociarsi, e a rimetterci è il personale rimasto in servizio che si ritrova a dover gestire turni di lavoro particolarmente pesanti da oltre due anni (tanto che, in alcuni casi, sono state rinviate le ferie programmate agli infermieri).

Il coordinatore del comitato dei gestori di Rsa a Pistoia fa notare che la Regione prosegue a chiedere di resistere e di sacrificarsi, ma le tariffe per l’accoglienza dei residenti sono bloccate dal 2011 e nel frattempo i costi sia dell’energia sia dei fornitori aumentano. Nel frattempo, per garantire la sopravvivenza delle residenze sanitarie, la Regione ha reso noto che così come era avvenuto nel periodo dell’emergenza, anche tra aprile e giugno 2022 le residenze sanitarie assistite riceveranno una somma aggiuntiva di 3 euro per posto letto al giorno per i maggiori costi sostenuti a causa delle misure di prevenzione e la sicurezza, e una quota giornaliera pari al 40% dell’importo della quota sanitaria per i posti non occupati a causa del Covid.

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