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Bergamo, nelle Rsa mancano mille infermieri

di Massimo Canorro

I professionisti sanitari sempre più attratti dai nuovi bandi degli ospedali pubblici. Il presidente dell’Opi di Bergamo, Solitro, parla di emergenza e la situazione potrebbe peggiorare con le sospensioni degli infermieri no vax. Nel bolognese, il presidente dell’Aiop, Orta, è preoccupato per la fuga dalle Rsa: Le assunzioni di Ausl e Sant’Orsola mettono in crisi l’intero comparto.

Da Bergamo a Bologna infermieri in fuga dalle Rsa verso il pubblico

È allarme carenza infermieri, da Bergamo a Bologna RSA in affanno

Un vero e proprio esodo che parte dal settore privato e dalle fondazioni per approdare nel pubblico. E se nella bergamasca all’interno delle Rsa mancano mille infermieri, nel bolognese si parla di crisi imminente. Gli ospedali infatti, in principio per contrastare l’emergenza pandemica e dopo per riprendere a pieno regime l’attività, hanno drenato in particolar modo infermieri dalle residenze sanitarie assistenziali.

Il presidente dell’Opi di Bergamo, Gianluca Solitro, parla di una vera e propria emergenza e stima che – se in Lombardia mancano circa 9 mila operatori sanitari – nella bergamasca il numero è altrettanto consistente, necessiteremmo di mille infermieri in più per supportare i carichi di lavoro attuali. In qualsiasi nostra struttura privata i reparti sono letteralmente prosciugati di professionisti dedicati.

Una carenza che rischia di peggiorare ancora di più nelle settimane a venire, quando giungeranno le sospensioni dei sanitari no vax. Il Tar di Brescia, dopo il ricorso presentato dall’avvocato Daniele Granara, si è infatti espresso contro la richiesta di sospensiva dei provvedimenti per i sanitari contrari a vaccinarsi. Non conosco se ci sono anche degli infermieri fra i ricorrenti – precisa Solitro –, ad oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione neppure sul numero definitivo di coloro che dovranno essere sospesi.

In questo momento l’Ats di Bergamo sta procedendo con la seconda tornata di scrematura delle liste: degli iniziali 4.064 sanitari che non risultavano vaccinati, in 2.700 non hanno replicato alla prima richiesta di motivazioni (oppure hanno fornito una risposta che non è valutata in modo soddisfacente). Pertanto, via pec, sono stati inviati i richiami. Concluse le procedure del caso, l’Agenzia di tutela della salute invierà agli Ordini la lista degli iscritti da sospendere, chiosa Solitro.

Ad ogni modo, come nella bergamasca anche nel bolognese l’esodo degli operatori sanitari dalle Rsa desta non poca apprensione, trattandosi di un problema non solo di programmazione ma, in qualche modo, atavico. Il presidente dell’Associazione nazionale strutture per la terza età (Anaste), Gianluigi Pirazzoli, dichiara amareggiato: Ci siamo sempre stati per risolvere non solo i problemi ma anche per trovare soluzioni. Sembra però che oggi nessuno voglia tutelare gli anziani in modo consono, perciò si è sempre in rincorsa.

Un grido dall’allarme, il suo, condiviso da Averardo Orta, presidente dell’Aiop (l’Associazione italiana ospedalità privata) Bologna. Le costanti assunzioni da parte non solo dell’Ausl, ma anche dell’azienda ospedaliera del policlinico Sant’Orsola, stanno ponendo in grave crisi il settore socio-assistenziale. Prosegue: Tra le poche garanzie concordate con l’Ausl c’è il preavviso di trasferimento di almeno tre mesi. Ma tutto ciò non è sufficiente.

Tra le soluzioni paventate – appoggiate anche dal Nursing Up, che ha stimato su dati dell’Ocse una carenza in Italia di 60 mila infermieri – c’è quella di coinvolgere gli operatori sanitari dall’equiparato titolo di studio estero oppure la libera professione del personale pubblico all’interno delle strutture accreditate. Previsioni che sembrano più che mai distanti, allo stato attuale. Nella considerazione del presidente di Anaste, Pirazzoli, infatti, non esistono soluzioni imminenti per le 28 Rsa bolognesi.

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