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Ictus Cerebrale: il ruolo protettivo del benessere psicologico

di Marco Alaimo

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Stare bene in salute significa stare bene anche dal punto di vista psicologico e secondo gli studiosi può servire persino ad evitare l’Ictus Cerebrale. La funzione dell’Infermiere in tale ambito può essere importante: egli è in grado di gestire e di aiutare il paziente a gestire al meglio le proprie emozioni legate all’accaduto e alla propria eventuale disabilità insorta.

Oltre ai fattori prettamente fisiologici e clinici che caratterizzano l’ictus cerebrale, gli studi confermano la presenza di una sua correlazione con lo stress e lo stato di benessere del sistema nervoso.

Il superamento delle emozioni croniche di rabbia, paura e tristezza

Abbiamo chiesto al Dr. Andrea Epifani, psicologo e psicoterapeuta, di darci qualche informazione in più sui correlati psicologici, sul concetto di benessere e gli eventuali effetti protettivi sulle patologie vascolari come l’Ictus Cerebrale.

L’importanza del benessere psicologico nella prevenzione dell’ictus

Il superamento delle emozioni croniche di rabbia, paura e tristezza

Oggi sappiamo che il benessere psicologico non protegge soltanto dalla psicopatologia, ma ha ripercussioni importanti su tutto l’organismo. Sostanzialmente, si tratta del superamento della vecchia distinzione corpo-mente, la quale (alla luce dei recenti dati di ricerca) non è più sostenibile.

Il concetto di benessere psicologico non è facile da definire, ma negli ultimi studi sul suo ruolo nella prevenzione dell’ictus è stato operazionalizzato come “vitalità emotiva”. Si tratta di una generale sensazione di energia positiva collegata all’abilità a regolare efficacemente le proprie emozioni e il proprio comportamento.

Diversi studi hanno recentemente rilevato un effetto protettivo della vitalità emotiva nei confronti del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Nel più recente, pubblicato ad Aprile 2016 su Health Psychology, i ricercatori hanno seguito 6019 soggetti per un periodo di 16 anni, rilevando che coloro che presentavano una più alta vitalità emotiva avevano una probabilità di sviluppare ictus ridotta dell’89%. Nel 2007 un altro studio aveva già rilevato questa tendenza.

Le ragioni per le quali il benessere psicologico ha questo ruolo protettivo non sono ancora totalmente chiare e molto probabilmente si tratta di un’influenza multifattoriale. Ad esempio il benessere psicologico è correlato a stili di vita più sani; inoltre sappiamo che la capacità di regolare adeguatamente le proprie emozioni ha ripercussioni sul sistema immunitario e sull’apparato cardiocircolatorio, attraverso l’asse dello stress.

Ictus cerebrale e benessere psicologico

Quali strategie d’intervento e di benessere possono mettere in atto i cittadini per far fronte alle problematiche legate agli ictus?

Dal punto di vista preventivo, il consiglio è quello di non sottovalutare, oltre ovviamente agli stili di vita, anche il ruolo del proprio benessere psicologico. È noto ad esempio che la depressione aumenta di oltre due volte la probabilità di sviluppare ictus. Riconoscere i segnali della depressione e contattare un professionista senza attendere che il disturbo si cronicizzi è senz’altro fondamentale non solo per ristabilire un’adeguata qualità della vita, ma anche per prevenire altre complicanze.

Ansia e depressione sono inoltre frequenti in chi è sopravvissuto a un ictus e alcuni studi hanno indicato che si tratta di problematiche che ostacolano la remissione, soprattutto nel caso della depressione. Psicoterapia, gruppi di supporto e affidamento alla propria rete sociale possono senz’altro fornire al paziente maggiori capacità di fronteggiare la propria condizione.

Ogni sforzo dovrebbe quindi essere indirizzato verso il superamento dei sentimenti di impotenza e delle emozioni croniche di rabbia, paura e tristezza.

Gli operatori sanitari come possono essere d’aiuto nel loro specifico professionale?

I pazienti dovrebbero essere aiutati a gestire al meglio le loro emozioni legate all’accaduto e alla propria eventuale disabilità. Alcuni studi ci dicono ad esempio che interventi psicologici di gruppo risultano efficaci nel migliorare la risposta psicologica, emotiva e fisiologica dei pazienti.

Una strategia di trattamento molto in auge in questi ultimi anni è la mindfulness, la cui efficacia, ad esempio, è stata dimostrata nei casi di depressione resistente ai farmaci. Alcuni studi hanno anche indagato la sua utilità nei pazienti post-ictali, sebbene per questa popolazione ci sia necessità di ulteriori ricerche.

Le proprie emozioni e i propri pensieri disturbanti vengono cioè osservati da una nuova prospettiva in base alla quale essi perdono il loro potere di influenzamento. La parola chiave della mindfulness è “presente”. Vivere nel presente, cioè momento per momento, senza lasciarsi agganciare da emozioni negative e da pensieri giudicanti e allarmanti è uno dei principali fattori di benessere psicologico.

L’implementazione di percorsi di questo tipo potrebbe avere notevoli ripercussioni positive sul complesso percorso di riabilitazione del paziente colpito da ictus. Inoltre un adeguato supporto psicologico alle famiglie permetterà di creare un ambiente di vita facilitante per il paziente.

Consigli pratici per sviluppare un pensiero positivo

    1. Trattare i pensieri come pensieri. Lo stress cronico è determinato da un circolo vizioso tra emozioni negative, pensieri catastrofici e reazioni fisiologiche che si rinforzano a vicenda. Evitare di alimentare questo ciclo è una delle strade per ridurre gli effetti negativi dello stress. Ad esempio, potremmo avere emozioni di scoraggiamento sostenute da pensieri come “non ce la farò mai”, “è tutto inutile”, etc. Quando questi pensieri ci influenzano così tanto è perché li prendiamo per veri, ovvero per noi smettono di essere dei pensieri (produzioni della nostra mente) e li consideriamo come la verità. Riconoscere questo aspetto è fondamentale per distaccarsene e arrivare a pensare, per esempio, “sto avendo il pensiero che è tutto inutile”, oppure “sto avendo il pensiero che non ce la farò mai”.
    2. Identificare le emozioni. Nei momenti di stress, è importante identificare esattamente come ci sentiamo, ovvero quale emozione stiamo provando. Familiarizziamo con queste emozioni, anziché tentare di evitarle o fermarle (atteggiamento assolutamente controproducente). Chiediamoci: 
    • come stiamo provando l’emozione?
    • in quale parte del corpo?
    • quanto è intensa?
    • quando è iniziata?
    • ci sono momenti in cui l’intensità cala?
    • cosa mi aiuta a superarla?
    1. Accettare che non tutto dipende da noi. Non tutto è sotto il nostro controllo e non tutto dipende da nostri comportamenti. In molte situazioni reagiamo negativamente, perché vorremmo poter fare di più o ce ne facciamo una colpa.

    Questo può avere a che fare con la nostra indole, che però in alcuni casi ci rema contro. Se ad esempio sono una persona dedita agli altri, che trae particolare benessere dal rimando positivo che gli altri riflettono, l’altra faccia della medaglia è che nelle situazioni in cui questo rimando è meno chiaro posso entrare in crisi, abbattermi, scoraggiarmi, sentirmi in colpa o, peggio, posso sentirmi “sbagliato”.

    Relativizzare questo aspetto, senza considerarlo negativo per sé stessi, permetterà di riacquisire una maggiore autonomia e indipendenza dal contesto esterno, fondamentale per vivere in maniera più serena le vicissitudini della vita.

    Questa maggiore attenzione alla nostra vita emotiva ci permette non solo di vivere l’emozione con un atteggiamento più produttivo, ma anche di capire cosa ci aiuta a stare meglio: fare una pausa, chiamare un amico, distrarsi…

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