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Editoriale

Supereroi acrobatici in ospedale, non solo per i bambini

di Monica Vaccaretti

Eroe è una persona che “per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione si impone all'ammirazione di tutti”. In una storia è un personaggio che compie un atto generoso che comporta “il consapevole sacrificio di sé stesso allo scopo di proteggere il bene comune”. Dalla letteratura antica alla narrazione cinematografica contemporanea, gli eroi sono protagonisti di azioni straordinarie a fin di bene che proteggono gli altri. Sono uomini e donne con caratteristiche fisiche e mentali maggiori di qualsiasi altra persona, nella tragedia greca erano addirittura semidei che avevano a cuore le sorti dell'umanità.

Ci sono tanti modi per essere eroi, per compiere atti eroici

L'associazione SEA - Super Eroi Acrobatici con Vicenza for Children all'ospedale San Bortolo di Vicenza

Si fa presto a dire eroi oggigiorno. L'eroismo è una parola sulla bocca di tanti. Spesso invece si è eroi per caso, quando per caso fortuito o malasorte ci si trova in un posto e in una situazione che ci chiama ad intervenire o a reagire per il bene di qualcun altro. Si diventa eroi per un impulso improvviso, per senso del dovere, per istinto di sopravvivenza. L'eroismo è dettato dalla coscienza e da un pensiero, da una forte emozione e da un sentimento genuino. È sempre un atto d'amore perché è altruistico e non ha secondi fini. Non è utilitaristico. È spontaneo. Un'eroe può essere anonimo, una persona che esce dall'ombra e dalla massa senza nemmeno sapere di esserlo fino a quel momento. L'eroe più bello è quello che non sospetta neanche di avere la forza e l'attitudine di diventarlo in determinate circostanze.

Ci si improvvisa eroi, nessuno ci nasce. È la vita a farti diventare eroico. È quel che capita nell'ordinaria quotidianità a cambiarci, che ci muove qualcosa dentro, a farci prendere decisioni più o meno ponderate, a farci compiere azioni che poi vengono chiamate eroiche. Nel momento in cui le si fa sembrano soltanto normali, doverose, naturali. Chiunque al mio posto lo avrebbe fatto, si schermisce generalmente l'eroe agli occhi del mondo che lo acclama. Non è poi che gli eroi non hanno paura, semplicemente l'affrontano. La guardano in faccia.

Qualcuno eroe ci diventa, lo impara addestrandosi in tutte quelle professioni che sono a contatto con le calamità e che hanno la mission di aiutare gli altri. Come i pompieri. I poliziotti. I sanitari. E tanti altri che ogni giorno rischiano la propria incolumità per garantire la sicurezza e la salvezza delle persone in circostanze eccezionali. Che si ritrovano per lavoro di fronte a scenari che richiedono coraggio, determinazione, sangue freddo. Quando salvare persone da una situazione pericolosa fa parte di un mestiere, l'eroimo si traveste di normalità. Di professionalità. Spesso le persone sono eroine di sé stesse. Non serve necessariamente salvare gli altri. Si è eroi ogni volta che le vicissitudini della vita ci impongono di vivere e di morire, di affrontare il peso di una scelta o di una malattia. Di salvare la nostra integrità. Chiunque può essere un eroe, non servono divise e distintivi a segnalare l'eroismo che batte in un animo nobile.

E poi ci sono i supereroi

Quelli con il costume colorato, il mantello e la maschera sul viso. Che escono dai fumetti, dai cartoni animati e dai film della Marvel Comics. Sono uomini e donne veri, in carne ed ossa. Dall'aspetto normale, rassicurante. Nella vita fanno altro ed ogni tanto vestono i panni dell'eroe per portare sorrisi e fantasia nella realtà. Sono acrobatici, fanno parte di un'associazione che se ne va in giro per gli ospedali italiani a fare del bene eroico rivolto ai bambini ricoverati. Sono arrivati qualche giorno fa anche a qui, fortemente voluti da Vicenza for Children. Hanno portato una ventata di eroismo a chi ogni giorno, nonostante la giovane età, vive l'eroismo sulla pelle. E a chi con quell'eroismo fanciullesco, che commuove e fa stringere il cuore, ci convive. Per legame familiare e per lavoro.

Finalmente ho visto Capitan America. Il mio Avenger preferito. Si calava dal cielo con l'Uomo Ragno, sulla destra, e Iron Man, alla sua sinistra. Gli altri supereroi aspettavano il loro turno di comparsa sul tetto. Ho visto Steve Rogers in tutta la sua forza da supereroe, stando con il naso all'insù, dentro alla mascherina ffp3, con la visiera schiacciata sul viso, le mani sui vetri della finestra del mio posto di lavoro. L'angolo formato dal tronco di pino, dal ramo e dalle sue fronde permetteva di inquadrare la scena. Da laggiù, troppo distante, non riuscivo a scorgere le faccine sorprese dei bambini ricoverati in Pediatria, al di là delle ampie vetrate che danno nel soggiorno del reparto con gli scaffali dei libri e dei giochi donati e le poltroncine colorate. Certamente hanno battuto le mani dall'eccitazione. Mi pareva di sentire voci gioiose e gridolini di felicità. I più piccini in braccio alle mamme avranno sgranato gli occhi dallo stupore facendo quegli occhi grandi che solo i bambini sanno ancora fare, non trovando inganno ma soltanto magia buona.

Sulla grande terrazza sopra il Pronto Soccorso Pediatrico altri bambini attendevano i supereroi tra palloncini gialli e blu, mi pareva di sentire una musica leggera nell'aria, forse era soltanto il suono della felicità fanciullesca che il venticello della mattina mi portava. Gli Avengers, calandosi uno dopo l'altro, scendevano dal tetto con pesanti funi e carrucole ben fissate sul parapetto. Ma erano leggeri, sembravano scendere dal cielo senza nuvole. Oscillavano lievemente, senza scossoni. Sapevano come volare, senza ali e senza farsi male. Giocavano con i bambini, attraverso le vetrate. Spider Man si calava a testa in giù, com'è sua abitudine. Capitan America camminava sul muro. Iron Man prendeva la rincorsa e faceva ciao con la mano guantata. Scendevano tutti gli eroi della saga e poi entravano nel reparto dalla finestra per conoscere i piccoli ospiti. Così che gli eroi grandi hanno incontrato i grandi eroi.

Tutti abbiamo bisogno di eroi, non soltanto i bambini, anche se sappiamo che sono una finzione da pellicola. È il mondo ad avere bisogno dei suoi eroi, anche quelli finti, quando la realtà che viviamo è troppo drammatica e sembra un film tante sono le cose sconvolgenti e malvagie che stanno capitando.

I supereroi acrobati sono una distrazione buona che porta buonumore. Ci fa tornare tutti bambini, quando il bene trionfava sempre sul male e c'era sempre un lieto fine. I supereroi ci ricordano che, anche senza fare giravolte ed acrobazie, possiamo ritrovare l'eroe che è in noi. E tirarlo fuori. Non abbiamo scudi e ragnatele, né martelli e fulmini da lanciare. Non voliamo. Semplicemente viviamo con coraggio, per noi e per gli altri che incontriamo.

Infermiere

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