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editoriale

È tutto limpido e splendido nella mia nerezza

di Monica Vaccaretti

È tutto limpido e splendido nella mia nerezza, sono le parole intense di Ansi Nganso, il medico del Primo Soccorso di Lignano, in Friuli Venezia-Giulia, che la notte del 17 agosto è stato aggredito verbalmente da un paziente per il colore della sua pelle. La cronaca riporta la notizia sconcertante che un uomo di circa 60 anni, portato in ambulanza nel punto di primo soccorso della cittadina friulana per lesioni multiple in seguito ad una rissa, ha rifiutato le cure del medico africano ingiuriandolo con pesanti offese e bestemmie. Non toccarmi che mi attacchi le malattie. Preferivo due costole rotte che farmi visitare da un dottore negro.

Le parole feriscono come i pugni

Ansi Nganso, medico del Primo Soccorso di Lignano, Friuli Venezia-Giulia, aggredito verbalmente da un paziente per il colore della sua pelle.

Le aggressioni di questo tipo si aggiungono a quelle fisiche, altrettanto pesanti, verso medici ed infermieri, vittime dell'insofferenza e della violenza di italiani contro italiani, i cui casi sono in aumento in tutta Italia secondo i dati dell'ultimo report Inail.

Contro ciò che è diverso, spesso considerato dall'aggressore più fragile e più facile da colpire, si infierisce con un sentimento che non si riesce a mascherare, nemmeno se ci si trova in uno stato di bisogno. Rifiutare l'aiuto di chi può soccorrerti è uno degli spregi più insulsi.

Il razzismo, come ha dichiarato il dottor Nganso in un'intervista al quotidiano La Repubblica, in Italia purtroppo è come la peste. È abituato, dice, ha subito violenze simili in altre città italiane in cui ha prestato servizio. Gli insulti razzisti sulla sua automobile sono la cosa più leggera che gli sia capitata. Prova rabbia e frustrazione e tanto dispiacere per un Paese che ha deciso di non evolversi, che non va oltre.

Penso che non ci si possa abituare al razzismo. Credo che un Paese che da qualche tempo lascia naufragare i barconi dei migranti, se non ci fossero le Ong sul mare a cercare di salvare queste vite sommerse, non dimostra davvero di voler crescere. Per difendere i confini nazionali dai flussi migratori non si deve perdere l'umanità. Tra quei migranti forse c'è un altro giovane cui daremo l'opportunità di studiare, di diventare un buon essere umano grazie alle condizioni di vita migliori che possiamo offrire, di aiutare in qualche modo la nostra gente ricambiandoci la gentilezza di averlo accolto.

È soltanto questo che fa la differenza tra gli uomini, chi ha cuore e chi no. Chi ha una buona sorte e chi meno. Chi fa qualcosa, chi sta a guardare

Il razzismo è un fenomeno sociale e culturale che talvolta serpeggia sottotraccia. Può essere dilagante, a volte si manifesta con uno sguardo per strada o basta l'indifferenza per farsi riconoscere. Qualche volta esplode nella ferocia più bieca, se ti incontra su un marciapiede di una cittadina di mare, a Civitanova Marche. Ti schiaccia a terra, muori per soffocamento ma è il razzismo che ti fa prendere a stampellate, perché sei un nigeriano. Disturbi se parli, se chiedi quattro soldi di elemosina, se vivi i tuoi giorni meglio che puoi. Se non te ne sei tornato in Africa.Il razzismo è una ideologia che attraversa tutti gli strati sociali della popolazione, non solo quelli più poveri.

Non dipende esclusivamente dalla poca scolarizzazione o dal basso reddito. Il razzismo può colpire tutti perché nasce dall'incapacità di vedersi nell'altro, che è identico a te ma lo consideri diverso, straniero, ostile. Strano. È una dottrina che deriva dalla paura e dall'ignoranza, da una scarsa empatia e da una povera sensibilità. È un atteggiamento che genera tensioni, conflitti aspri. Sviluppa odio. È una convinzione che nasce, nell'incontro con l'altro, da una percezione immotivata di superiorità nei suoi confronti. La diversità non viene considerata una ricchezza, ma cosa inferiore da disprezzare. Da rifiutare. Eliminare. Tanto non ha valore.

È un uomo orgoglioso, il dottor Nganso. Della sua identità, fiero delle sue origini e della sua terra (il Camerun), che ha lasciato probabilmente per stato di necessità o per inseguire un sogno, a 19 anni.

Tu lasceresti la tua terra e tua madre con il rischio di morire ad ogni passo e su ogni onda? È la disperazione, è la vita a farti muovere

Il dottor Nganso ha radici Bamileke e il sangue non si rinnega mai. È quello che ti fa andare in giro con la testa alta, povero o ricco che uno sia e in qualsiasi parte del mondo si abbia la sorte di nascere. È un uomo intelligente, capace. Ha 34 anni e si è laureato in Medicina e Chirurgia in una delle nostre Università. Sua madre è certamente orgogliosa di quel figliolo andato per mare, perso per la lontananza, ma vivo con una vita migliore. L'intelligenza non gli mancava. Racconta che dopo aver lavorato per anni con la Croce Rossa Italiana, ha scelto di dedicarsi alla medicina d'urgenza. Una scelta che gli fa onore considerando la grave carenza di medici nei Pronto soccorso italiani. È andato in un posto che molti dei nostri specializzandi non scelgono, è difficile. Queste scene violente fanno parte della quotidianità. Non solo la mia, ma di chi vive come persona nera, denuncia con tristezza.

La medicina, come le persone, non ha colore

La pelle si cura, si cuce, si lenisce, si idrata. Si tocca. Non è fatta per essere disprezzata. È una barriera che difende il corpo umano dagli insulti del tempo e del mondo esterno ma non dovrebbe mai essere una barriera tra persone umane. Siamo tutti nella stessa condizione di vulnerabilità. La pelle addosso è soltanto un rivestimento che serve per proteggere quel che sta sotto, ossa muscoli tendini organi nervi e vasi. Anche i sentimenti.

Bisognerebbe averne uno strato in più talvolta quando ci ritroviamo troppo esposti agli insulti, delle malattie e delle parole. Quelle che fanno male. Forse non bisognerebbe averne affatto, nemmeno un velo sottile, così le persone sarebbero finalmente tutte uguali, forme scheletriche e muscolari messe crudamente a nudo. Si vedrebbe subito che dentro, come fuori, siamo fatti con lo stesso stampo. O forse la pelle dovrebbe essere un tessuto trasparente, invisibile, così la gente la smetterebbe di giudicarsi ed insultarsi in base al colore dell'epidermide.

In medicina non ci sono frontiere. La scienza è universale. L'arte del curare non usa mani diverse se sono nere. La bravura di un sanitario sta nella conoscenza dentro la sua testa, non sulla superficie della pelle. Ho lavorato con un dottore che veniva dal Camerun, come Nganso. Mi fai lavorare come un bianco, scherzava quando gli portavo tanti codici bianchi, verdi e gialli in ambulatorio del Pronto soccorso o lo chiamavo al triage per un consulto. Spesso lavorava più di un bianco, si fermava solo per andare in bagno. E con i pazienti ci sapeva fare, anche se lo guardavano storto. Era davvero bravo.

La bellezza è fatta, soggettivamente, di tante sfumature. I colori riempiono il mondo che sarebbe alquanto noioso senza l'arcobaleno. Persino le persone sono di colore, come vengono chiamate quelle con la pelle più scura di quella bianca. Certe persone, bianche come la neve, disprezzano quelle d'ebano come il legno. Eppure, è curioso, fanno di tutto per togliere quel biancore dalla loro pelle, almeno stagionalmente, esponendo il loro fototipo sensibile agli insulti del sole pur di avere un colorito ritenuto più sano e bello. Che con il pallore si sembra malati o sciupati, almeno in Occidente. In Oriente invece il candore del viso è considerato la massima purezza, lo si incipria per renderlo ancor più color del gesso.

È innegabile che esistano le razze, ciascuna con tratti somatici diversi che rendono un incanto la molteplicità degli sguardi. Il genere umano è fatto di gruppi omogenei di persone che divisi nei vari continenti – dal Caucaso alla Mongolia e dall'Africa all'Oceania - si somigliano per alcuni peculiari e comuni caratteri somatici, esteriori ed ereditari. Per il taglio dell'occhio, la forma del naso e della fronte, il colore della pelle. Il resto del corpo, così come l'intelligenza e lo spirito, non sono diversi tra gli uomini.

Razza tuttavia ricorda gli animali, che nella loro varietà sono altrettanto meravigliosi. Razza sembra indicare una identità non umana. Per le persone è più appropriato e completo dire etnia. Identifica un insieme di esseri umani che vive insieme per una forte affinità non solo di caratteri fisici e somatici ma anche culturali, storici e sociali. Parlare la stessa lingua, quella dei padri, e condividere una storia comune, da raccontarsi e tramandare, lega come il sangue della discendenza. Siamo tutti fatti di memoria e di generazioni in un determinato angolo di mondo. Con la globalizzazione le diverse etnie ora convivono, al di là delle aree geografiche di appartenenza. È una bellezza condivisa, non serve andare lontano per ammirarla.

È indiscutibile che non esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre. Il razzismo, che nasce da questa concezione, è il disprezzo dell'uomo di un uomo, considerato diverso e inferiore. È una narrazione distorta del valore di ogni persona umana. È un pensiero malato, che nasce dal pregiudizio e genera discriminazione. Se lasciato libero di diffondersi, sfocia nella violenza, passando prima per il sospetto e la paura verso ciò che non si conosce. È latente, subdolo. Non si capisce perché alberghi con maggiore forza in alcune persone in cui mette radici difficili da estirpare, come una gramigna che infesta.

È razzismo ogni irrazionale ed ingiustificata discriminazione verso qualcuno. Esistono tante discriminazioni quante sono le infinite diversità che non vengono rispettate. Il razzismo, inteso specificatamente come fastidio discriminante verso il colore della pelle, sembra esistere soltanto dal bianco verso il nero, soprattutto. Non ho mai sentito di un razzismo in direzione uguale e contraria, come le leggi della fisica che regolano i moti. È un problema tutto del bianco che crede di essere più luminoso e splendente soltanto perché è bianco. Non ha alcun senso.

La limpidezza, a differenza della bellezza che sta negli occhi di chi guarda, non sempre sta nel cuore di chi pensa. La nerezza è qualcosa di meraviglioso, come la bianchezza. E che dire del giallore con quegli occhi allungati, a mandorla, tipico nella terra della seta e dei mandarini e in quella del riso e dei kimoni? Il colore ha tutte le gradazioni del sole. Sa di caldo, di buono, sa di uomo. Il bianco, a volte, avrebbe bisogno di una pennellata di tinta

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