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Editoriale

Ammazzato a bastonate

di Giordano Cotichelli

La storia di ciò che è accaduto a Civitanova Marche, il 29 luglio scorso, è nota. Per comprenderla meglio, e non scivolare nella retorica imperante, però chiediamoci: “E se fosse accaduto il contrario?” Proviamo ad immaginare. In un’afosa giornata estiva, in pieno giorno, nel centro di una cittadina della provincia italiana, all’improvviso due persone litigano in mezzo via.

E se fosse accaduto il contrario?

La scena mostra un bianco inerme che viene bastonato da un nero corpulento che gli sta sopra, posseduto da un’inarrestabile furia omicida. Fortunatamente la via non è deserta. Alcuni passanti stanno già telefonando alle forze dell’ordine. Altri, in auto, mentre passano, suonano compulsivamente il clacson per richiamare l’attenzione. Finalmente, dopo pochi ma eterni minuti, tre brave persone si alzano dal tavolino di un bar e vanno in direzione dei due litiganti. Energicamente staccano il nero dall’inerme vittima e lo tengono immobilizzato al muro fino all’arrivo delle forze dell’ordine.

Il ragazzo bianco si tira su lentamente. È un po’ ammaccato, ma niente di che. L’infermiere dell’ambulanza del 118, arrivata sul posto, lo sorregge e verifica se c’è qualche problema. Le forze dell’ordine si allontanano con il nero ammanettato. Diversi passanti, riuniti in un capannello, commentano con dolore, e crescente insofferenza, l’accaduto. Vola qualche parola grossa nei confronti dell’amministrazione comunale troppo permissivista:

È ora di finirla di proteggere chi è capace solo di aggredire i bravi cittadini. Non vogliamo più sentirci ospiti a casa nostra!

L’ordine, quello proprio dell’ordinata provincia italiana, dopo poco, torna a regnare. Una vita è stata salvata. Un’altra avrà la sua giusta punizione. Purtroppo, non è andata così.

Tra il 19 e il 21 febbraio del 1937 ebbe luogo una rappresaglia di massa in risposta al fallito attentato, fatto da patrioti etiopi, contro il Vicerè Graziani. Questi se la cavò con qualche ferita. La popolazione etiope no. Gli italiani presenti ad Addis Abeba reagirono violentemente all’attentato. Fascisti, militari e semplici civili, diedero vita ad una gigantesca caccia all’uomo. Un linciaggio di massa, un pogrom in terra africana, una coloniale follia omicida. Il conteggio dei morti, per mano italiana, non è stato mai fatto in maniera precisa. La cifra oscilla fra i 1.400 e le 30.000 vittime.

Si, vabbè, questa è un’altra storia, parliamo piuttosto di quando accade il contrario allora. Nel 2007 un rom causò la morte di quattro ragazzi in un incidente stradale. Era ubriaco. Successivamente, per ritorsione, il campo rom della zona fu incendiato dalla folla inferocita. Se si scorrono le notizie di cronaca nera, si potrebbe andare avanti ancora per molto, e qualche testa lucida potrebbe cominciare a cianciare di Desirèe Mariottini o di Pamela Mastropietro, finché l’odio non sommergerà tutto e tutti. La vicenda attuale è un’altra cosa e genera una banale, quanto inquietante, domanda:

Come è potuto accadere?

Si, com’è potuto accadere che una persona sia stata ammazzata in pieno centro cittadino, di giorno, di fronte a decine di passanti rimasti fermi a guardare? Qualcuno ha urlato, altri hanno filmato con il cellulare e qualcuno ha chiamato la polizia. Nessuno però ha fatto niente. Almeno così sembrerebbe, stando alla narrazione mediatica. Due, ad ogni modo, sono i fatti certi: un uomo – Alika Ogorchukwu - è stato ammazzato (perché nero), un altro uomo è diventato un assassino. A dire il vero c’è un terzo dato sicuro. Quanto è accaduto non è un fatto occasionale. Se negli USA sembra che sia di moda ammazzare gli afro-americani (il movimento Black lives matter non nasce a caso), anche il Bel Paese ha le sue “eccellenze”.

Un piccolo aggiornamento cronologico non guasta. Nel 2016 a Fermo Emmanuel Chidi Nnamdi viene ammazzato a pugni. Nel 2017, a Caserta, un 47enne marocchino viene investito, e ucciso, da un italiano sotto effetto di stupefacenti. Nel 2018 un neofascista si mette a sparare all’impazzata a Macerata contro chiunque abbia la pelle nera. Nel 2019 un migrante viene ammazzato a Foggia a colpi di pistola. Nel 2020 Willy Monteiro viene pestato a morte a Colleferro. Nel 2021 un assessore leghista, a Voghera, spara ed uccide il marocchino Youns El Boussettaoui. E questi sono solo i fatti più noti, ma il quadro è abbastanza esauriente per poter andare oltre lo stretto spazio dell’oggi, della crudele provincia italiana, della responsabilità individuale.

Sul banco degli imputati è chiamata a salire un’intera società. Il governatore delle Marche si è detto pronto a costituirsi parte civile nel processo che si terrà? E quindi? Il solito brillante personaggio della politica on demand ha detto che c’è bisogno di maggiore sicurezza. Ecco. C’è poi un giornalista – bravo dicono - che manca di chiedere ad una leader se la politica non dovrebbe sentirsi responsabile del depauperamento della società, delle sue menti, dei suoi sentimenti. Il bravo giornalista ha chiesto altro e la leader, contenta, ha risposto altro. L’impressione è che, la tragica morte di Alika, sia l’ennesima occasione per dare il via ad una gara di rutti e basta.

Sono almeno tre decenni che, parallelamente alla perdita di diritti e sicurezze sociali, è aumentata la ricerca di un capro espiatorio. Piuttosto che risolvere i problemi, è più facile trovare un colpevole, specie se debole, e prendersela con lui. Anzi, più problemi ci sono – lavoro, istruzione, reddito, salute, casa – più difficile sarà risolverli, e più facile sarà dare la colpa a qualcuno. Il pericolo, alla fine, quale sarà? Una presunta sostituzione etnica o la privatizzazione dei servizi sanitari? I confini “aperti” o i salari bassi e l’ignoranza che dilagano, complice anche i tagli al welfare? Da tempo questa società ha rinunciato alla sua dimensione … sociale, ed ha preferito delegare ad altri la sua umanità, la sua voglia di diritti e solidarietà, il suo bisogno di libertà e di partecipazione.

L’atroce episodio di Civitanova Marche, sarà condannato un po’ da tutti. Non costa niente, e soprattutto non mette in discussione le politiche iperliberiste attuate, che si nutrono invece proprio dell’odio sociale utile per nascondere proprio i problemi da esse prodotti. Resta così sospesa, nell’aria mefitica di questi anni ’20, la domanda di prima: “Come è stato possibile?”, e costringe a volgere lo sguardo verso altre storie. Verso una madre che lascia morire la figlia di stenti, o verso chi è stato ammazzato sul lavoro per risparmiare sulla sicurezza, o verso chi è stato picchiato selvaggiamente perché aveva lo smalto sulle unghie, o verso un ragazzo di diciotto anni che, mentre tornava a casa a Ferrara, ha trovato chi lo ha massacrato in nome di… troppo facile dirlo.

Ecco, sì com’è stato possibile tutto questo? Se lo sono chiesto già in passato i tedeschi che avevano trovato allora finalmente il loro capo, il loro uomo d’ordine. Meno se lo sono chiesto gli italiani, ed oggi rischiano che i cromosomi malati di un’italianità genetica – quella dello jus sanguinis? – facciano tornare agli orrori di sempre. I fatti di Civitanova sono l’ennesimo campanello d’allarme.

Domani si aprirà lo scenario di sempre con una platea di sostenitori della tesi giustificativa contrapposti a quelli della tesi accusatoria. Nessuno sceglierà di dibattere realmente di problemi da affrontare e soluzioni da trovare. Entrambe le polarizzazioni continueranno a nutrirsi di pane e odio. Almeno fino a quando l’odio non sarà sostituito dalla forca, ed il pane verrà razionato.

NurseReporter

Commenti (2)

Maddynena

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1 commenti

Punta di un iceberg

#2

Questo articolo, con i vari eventi riportati, mi appare come la punta di un iceberg di una società indifferente e distante, composta (o meglio, scomposta) in unità singole che creano vuoto intorno a sé alimentando l'individualismo e ignorando l'esistenza di sostegno e solidarietà.
Quando davanti a un trauma, l'istinto ci porta a una scelta tra fuga e attacco, ma è poi la ratio a dare un senso alle conseguenze. Dunque, sorpresa (e felice) per quelle persone che a Civitanova Marche, d'istinto hanno reagito, anziché fuggire o ignorare, intervenendo e dividendo la violenza in corso.
Non mi meraviglia la successiva mancanza di ratio per l'evento accaduto: si lega l'evento a colori di pelle e storie passate, dando quindi valore a caratteristiche superficiali, e si nega o si ignora il valore del presente.

ludigiu

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Articolo strumental-politico pre-elettorale

#1

Articolo dettagliato, commovente e completo di citazioni di episodi simili. Mi chiedo, però, perchè non date lo stesso spazio anche all'episodio di Monteforte Irpino, in cui un nigeriano clandestino ha ucciso a martellate una persona, ne ha ferito molto gravemente un'altra, che tentava di fermarlo, e, solo per il coraggioso intervento di alcuni operai, non ha aggredito anche una madre con la sua bambina, che stavano passando per caso davanti a lui e su cui si è scagliato con lo stesso martello. L'episodio mi sembra truculento quanto quello da voi descritto, ma non ne fate parola: forse l'avete riservato per la prossima puntata?
E perchè non citate anche, nel contempo, tutti gli episodi in cui a uccidere, ferire, stuprare e quant'altro sono stati extracomunitari neri più o meno clandestini in Italia?
E' evidente che non siete obiettivi e che anche voi, purtroppo, usate due pesi e due misure per motivi politici (non ce ne possono essere altri...).