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Infermieri Forze Armate

L’Infermiere nell’Arma dei Carabinieri

di Redazione

Tra gli Infermieri che lavorano nell’ambito delle Forze Armate e di Polizia quelli dei Carabinieri, al pari dei colleghi della Guardia di Finanza, sono forse quelli meno conosciuti nel panorama professionale nazionale.

A Roma, durante un apposito convegno organizzato dall’IPASVI, abbiamo avuto modo di conoscere il collega e maresciallo Pierluigi Porcedda, che ha illustrato ai presenti le positività e le criticità del prestare servizio nell’Arma, attiva già nel 1855 nella Guerra di Crimea, al fianco di Florence Nightingale.

Come sarà il futuro professionale dell’Infermiere che opera nell’Arma dei Carabinieri? È quanto si è chiesto Pierluigi Porcedda, Maresciallo dei Carabinieri ed Infermiere, intervenuto nei mesi scorsi a Roma durante l’evento realizzato dalla Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI sul tema “L’Infermiere Militare nelle Forze Armate e di Polizia: uno sguardo al passato, una riflessione sul presente ed una considerazione sul futuro”. Porcedda era l’unico in sala a non essere stato autorizzato ad intervenire in divisa.

Organizzazione sanitaria nell’Arma dei Carabinieri

Centro mobile telemedicina Carabinieri

L’organizzazione sanitaria dell’Arma dei Carabinieri, come noto fondata il 13 luglio 1814 da Vittorio Emanuele I di Savoia, è suddivisa in 4 comparti:

  1. Direzione Sanità (area medica);
  2. 40 Infermerie Presidiali (medici e infermieri);
  3. 1 Ufficio Sanitario del Centro Nazionale Selezione e Reclutamento (CNSR, Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma);
  4. 1 Centro Polispecialistico (caserma "Orlando De Tommaso" di Roma).
  5. Organizzazione territoriale

L’Arma dei Carabinieri è diffusa capillarmente lungo tutto il territorio nazionale e nelle isole. Essa è composta da:

  1. 19 Comandi di Legione;
  2. Organizzazione Mobile e Speciale;
  3. Organizzazione addestrativa.

Personale sanitario

A livello nazionale, spiegava Porcedda, vi sono circa 250 operatori della salute così suddivisi:

  1. 117 Ufficiali medici e 2 farmacisti (inquadrati nel Ruolo Tecnico Logistico Sanitario);
  2. 185 Infermieri, di cui 59 del ruolo di Ispettori, 35 in quello di Sovrintendenti e 91 come Appuntati e Carabinieri semplici;
  3. 42 operatori sanitari (tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, fisioterapisti, odontotecnici ed optometristi).

Tutto il personale, si è chiarito durante la conferenza nella Capitale, è inquadrato nel ruolo normale dell’Arma.

Compito dell’Infermiere nell’Arma

Nel 2015 nelle strutture sanitarie dell’Arma sono state effettuate:

  1. 83.336 prestazioni sanitarie (visite mediche, consulenze, terapie, sostegno psicologico ed altro);
  2. 6.549 vaccinazioni;
  3. 39.047 accertamenti diagnostici;
  4. 5.401 visite specialistiche.

Gli Infermieri dell’Arma si occupano prevalentemente di:

  1. medicina preventiva;
  2. medicina assistenziale, curativa e riabilitativa;
  3. sostegno psicologico;
  4. medicina del lavoro;
  5. medicina legale;
  6. educazione sanitaria.

L’Infermeria

Le Infermerie Presidiali dell’Arma hanno una precisa organizzazione interna e sono formate da 2 medici e 3 Infermieri. Si occupano di sostegno sanitario con criterio areale: linea territoriale, addestrativa, mobile e speciale. Sono munite di dotazioni standard: accettazione, sala visite generiche, medicheria, gabinetto odontoiatrico e gabinetto fisioterapico. Dalla Guerra di Crimea ad oggi gli Infermieri dell’Arma si sono evoluti acquisendo diverse competenze specifiche nel campo assistenziale, ma la loro carriera e il loro riconoscimento sociale, economico e professionale sono rimasti al palo. Nel 1855 combatterono in Crimea al fianco di Florence Nightingale, fondatrice indiscussa dell’Infermieristica moderna.

Missioni all’estero

I Carabinieri e gli Infermieri dell’Arma hanno partecipato a numerose attività fuori area:

  1. sotto egida ONU, NATO ed OSCE o in forza di accordi multinazionali;
  2. nei Balcani: SFOR – KFOR – ITALFOR – IPU;
  3. Operazione Caravella ad Haiti nell’ambito della dell’ONU-MINUSTAH;
  4. missione NICOLE nel CIAD.
  5. Il comparto sanitario, durante le configurazioni Role 1 della NATO, era ed è formato da 1 Ufficiale Medico e da 2 Infermieri, che si sono occupati e si occupano di sostenere la popolazione civile con attività di cooperazione militare e visite mediche programmate.

Nelle missioni il personale infermieristico dell’Arma, oltre a fornire l’assistenza sanitaria ai militari impegnati in operazioni di servizio e a collaborare con gli ufficiali medici, quindi, svolgono attività di:

  1. intelligence (studio dell’ambiente, delle strutture sanitarie del territorio, malattie endemiche, raccolta informazioni presso le popolazioni);
  2. assistenza sanitaria nei confronti della popolazione civile (ambulatorio, visite negli ospedali e a domicilio).

Infermieri dell’Arma in formazione

Le prime scuole per Infermiere in Italia si aprirono nel 1925 con l’istituzione della figura infermieristica riservata alle sole donne; solo con il R.D. 1265 del 1934 furono stabilite le norme per l’esercizio della professione e con il R.D. 1340 del 1940 le mansioni delle infermiere professionali sono diverse da quelle delle infermiere generiche.

“In ambito militare la professione infermieristica era rappresentata principalmente dalle Crocerossine – ha spiegato Porcedda - solo a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 i Carabinieri venivano avviati alle scuole per infermieri; inizialmente per infermieri generici presso le strutture sanitarie militari e, successivamente, presso le strutture pubbliche “civili” per frequentare i corsi per infermieri professionali (Bologna 1992-93). Fino all’anno 2000 l’Arma era la Prima Arma dell’Esercito ed il personale sanitario (nello specifico gli Ufficiali medici) era appartenente al Corpo Sanitario dell’Esercito. Dopo tale data, con l’istituzione del Servizio Sanitario di Forza Armata, si è avuto un incremento di frequentatori dei corsi e maggiore attenzione al settore.”

La formazione infermieristica si è avviata inizialmente presso l’Università degli Studi “Tor Vergata” di Roma e successivamente presso l’Università degli studi di Firenze.

Attualmente i Carabinieri laureati in Infermieristica sono presenti in tutte le strutture sanitarie dell’Arma a livello nazionale e in alcuni Reparti Speciali come il Reggimento Paracadutisti, il Gruppo di Intervento Speciale (GIS) ed il nucleo Subacquei.

Le criticità

Porcedda è stato chiaro: gli Infermieri dell’Arma dei Carabinieri non godono del rispetto e dei riconoscimenti professionali, economici e sociali conquistati a fatica negli anni:

  1. ridotte risorse umane e organici che dovrebbero essere aggiornati ed adeguati alle reali esigenze dei Reparti;
  2. ampiezza del potenziale bacino d’utenza dell’Arma: circa 110.000 tra uomini e donne in servizio e rispettivi familiari;
  3. distanze (Reparto d’appartenenza, Infermeria, Poligoni di tiro, Domicilio, ecc.), che riducono l’operatività e aumentano i tempi morti dedicati agli spostamenti;
  4. impiego in altri servizi (vigilanza, ordine pubblico, investigazioni ed altro), che distraggono il personale dal proprio incarico;
  5. la riduzione dei fondi destinati alle Forze Armate e di Polizia hanno anche una forte ricaduta sulle risorse da dedicare all’aggiornamento professionale ed al conseguimento dei crediti ECM.

Prospettive future

L’appello di Porcedda e degli Infermieri dell’Arma presenti all’evento della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI è stato emblematico: “occorre prevedere nelle grosse strutture sanitarie dei Carabinieri la presenza del Dirigente infermieristico con la relativa componente formativa universitaria ed il conseguimento della Laurea Specialistica; non bisogna dimenticare la possibilità di realizzare un percorso di equiparazione del personale in possesso degli stessi titoli universitari, frequentando dei corsi specifici.”

In altre parole: si dia il via al riconoscimento dei ruoli e delle competenze dell’Infermiere civile anche in ambito militare.

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