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Attualità Infermieri

I furbetti? Non chiamateli infermieri

di Leila Ben Salah

Non siamo tutti così. È un grido corale quello che gli infermieri affidano ai social. Un urlo per dire basta ai furbetti di turno, basta con chi si definisce infermiere solo perché indossa una divisa.

L’urlo dei social contro i furbetti del cartellino

I giornali si stanno riempendo in questi giorni di casi come quello dell’ospedale Belcolle di Viterbo, dove sono indagati 23 tra infermieri e medici che timbravano il cartellino e poi andavano a fare la spesa o alla recita di Natale. E ancora il caso di tre infermieri a Palermo licenziati dall’azienda sanitaria dove lavoravano perché per tre anni avevano mangiato a sbafo nella mensa dell’ospedale. Ma gli infermieri non sono tutti così. Anzi, i furbetti rappresentano una piccola parte, una percentuale minima che però fa fare una pessima figura a tutta la categoria.

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Ma dove lavorano questi? - si chiede Elena- Nei reparti no di sicuro. Se manca una persona te ne accorgi subito. Gli fa eco Clara: È assurdo! Chiunque lavora come infermiere sa perfettamente che se si assenta dal reparto si nota eccome!. E Giovanni porta il suo caso: Con un collega in malattia questa mattina nel mio reparto non sono riuscito nemmeno a fare la pausa pranzo. Pietro ha la soluzione in mano: Ritengo che serva il licenziamento oppure la sospensione dello stipendio e il trasferimento presso quei reparti come medicina, geriatria od ortopedia dove il personale si spacca la schiena per l’assistenza e al massimo ottiene un grazie dal malato (il più delle volte si ricevono lamentele). Iwona parla chiaro: i furbetti sono uno schiaffo a tutti noi colleghi. E pure Claudia urla: Questi non sono infermieri. C’è pure chi dice che dovrebbero lavorare gratis per restituire il maltolto. Rosetta però se la prende anche con i vertici:

Prima di loro, ma molto prima, vanno licenziati e denunciati i loro coordinatori e i dirigenti. E pensare che ci sono colleghi che fanno tre o quattro notti di fila e saltano i riposi sistematicamente ormai da mesi

Marianna propone di radiarli dall’albo Ipasvi. E Alberto, fresco di laurea, tuona: Licenziateli e date il posto a noi neolaureati o a tanti altri colleghi che sono a casa disoccupati con a carico una famiglia da mantenere.

La rabbia esplode tra gli infermieri che si sentono depredati della propria correttezza etica prima di tutto. Il licenziamento è invocato da più parti. E bene, dunque, avrebbe fatto l’azienda sanitaria di Palermo che, dopo aver fatto le opportune verifiche, ha mandato a casa quei tre infermieri che mangiavano a sbafo alla mensa. Perché, come dice Agata: Mi dispiace vedere tre colleghi che perdono il posto di lavoro così, però é giunta anche l'ora di cambiare questa mentalità che abbiamo: medici, infermieri o chicchessia non é giusto, è un danno non solo all’azienda, ma ai tanti colleghi onesti che pagavano.

Giornalista

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