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Infermiere in unità spinale

di Francesca Gianfrancesco

La gestione clinica e assistenziale di una persona con lesione midollare richiede competenze multidisciplinari, specifiche ed elevate. L’infermiere è sicuramente centrale durante tutto il percorso, soprattutto nella promozione di un modello clinico-assistenziale che superi il lavoro per compiti favorendo invece la presa in carico totale, globale e continuativa per una reale personalizzazione dell’assistenza all’interno di un team multidisciplinare.

Che cos’è una lesione midollare

Per lesione midollare si intende un danno, traumatico o non traumatico, al midollo spinale che può coinvolgere la zona cervicale, dorsale, lombare o lombo-sacrale. Un danno di natura traumatica può derivare da un incidente, una caduta o da ferite violente. Un danno non traumatico invece viene riportato a seguito di infezioni, ischemie, patologie neoplastiche o degenerative.

Una lesione midollare può inoltre essere definita come completa o incompleta a seconda dell’interruzione funzionale, totale o parziale, della conduzione lungo l’asse midollare. Non esiste una terapia in grado di riparare il tessuto midollare danneggiato, ma il danno secondario può essere arginato con una gestione tempestiva e appropriata già dalla fase acuta.

Il danno secondario più evidente è quello motorio (paraplegia o tetraplegia), ma ad esso sono legati altri deficit funzionali importanti, come:

  • Deficit della funzionalità respiratoria
  • Deficit del controllo sfinterico-urinario
  • Deficit della funzione gastrointestinale
  • Deficit della funzione sessuale
  • Deficit della funzione cardiocircolatoria e termoregolatrice

I danni terziari derivanti da questo stato aumentano la complessità assistenziale e clinica dei pazienti affetti da neurolesione. Frequentemente, infatti, sopraggiungono lesioni da pressione, infezioni (vie urinarie o accessi vascolari), deterioramento metabolico, posture spastiche/forzate, deformità.

Alterazioni che hanno un pesante impatto sull’aspettativa di vita del paziente con lesione midollare e che comportano inevitabilmente un’importante limitazione dell’autonomia dell’individuo che ne risentirà anche dal punto di vista psicologico, familiare e sociale.

Competenze specifiche di un infermiere in unità spinale

Un approccio tempestivo, globale e continuo al paziente con lesione spinale è garantito nelle Unità Spinali Unipolari (USU). Lo scopo delle USU è quello di perseguire il raggiungimento della maggior autonomia possibile da parte del paziente, una volta superata la fase acuta. Per questo la gestione clinica e assistenziale di una persona con lesione midollare richiede competenze multidisciplinari, specifiche ed elevate.

L’infermiere è sicuramente centrale durante tutto il percorso, soprattutto nella promozione di un modello clinico-assistenziale che superi il lavoro per compiti favorendo invece la presa in carico totale, globale e continuativa per una reale personalizzazione dell’assistenza all’interno di un team multidisciplinare.

All’interno di un’Unità Spinale l'infermiere dovrà essere in grado di mettersi in discussione continuamente e di adeguare il proprio intervento assistenziale in base alle risposta autonoma del paziente. Deve saper comprendere i suoi bisogni e incoraggiare il recupero dell’autonomia, in una continua ottica di personalizzazione dell’assistenza. Deve sapersi relazionare con il team multidisciplinare e con la rete familiare e sociale del paziente.

È quindi richiesta una professionalità “autentica” che rispecchia i principi del sapere, saper fare e saper essere. Sapere inteso come conoscenze specifiche e una formazione continua e permanente; saper fare, quindi eseguire gli interventi molteplici e svariati con sicurezza e abilità; saper essere, cioè ritrovarsi in una dimensione “umana” fatta di comunicazione, relazioni, attenzioni nell’ascolto e crescita incessante.

L’infermiere dell'Unità Spinale Unipolare deve possedere “nursing riabilitativo” in quanto è chiamato non solo ad effettuare prestazioni tecniche, ma a seguire, garantendo continuità assistenziale, l’intero processo riabilitativo.

Sono necessarie apertura ed elasticità mentale e capacità di adattarsi ai cambiamenti improvvisi del carico di lavoro. L’infermiere in Unità Spinale deve avere un forte spirito di collaborazione e capacità di integrazione della rete familiare e sociale del paziente.

L’assistenza nella fase acuta prevede azioni volte alla stabilizzazione delle funzioni respiratorie, cardiocircolatorie e vegetative (attività vescicale, intestinale, ecc.). L'infermiere sarà dunque impegnato nel monitoraggio dei parametri vitali, nella somministrazione di specifiche terapie e spesso nella gestione di presidi di assistenza ventilatoria.

L’infermiere in Unità spinale deve avere competenze analitiche, deve saper valutare e programmare, in accordo con l’équipe multidisciplinare, obiettivi riguardanti aspetti clinico-assistenziali di diverse aree, che riguardano:

  • Funzione neurologica, cognitiva e psico-affettiva
  • Funzione cardiocircolatoria, della coagulazione, polmonare e termoregolazione
  • Funzione metabolica e nutrizione
  • Funzione vescicale, intestinale, deglutitoria

Deve saper mettere in atto strategie di prevenzione dei danni terziari, come infezioni, lesioni della cute, spasticità e dolore, complicanze muscolo scheletriche, già dalla fase acuta.

Nella fase post-acuta gli obiettivi inizieranno ad essere di tipo riabilitativo. Il percorso sarà scandito da obiettivi a breve, medio e lungo termine. L’intero percorso viene condiviso da tutto il team e dai caregiver e deve prevedere interventi anche di tipo psicologico e sociale.

L’infermiere deve dunque saper valutare i bisogni e programmare, con la collaborazione dell’équipe multidisciplinare, un'assistenza specifica, che riguardi:

  • L’addestramento alle tecniche e agli ausili respiratori
  • Il trattamento della spasticità e del dolore
  • La rieducazione delle funzioni autonome (vescica, alvo, area sessuale)
  • La rieducazione alla deglutizione
  • Istruire ai trasferimenti, training carrozzina
  • L’avvio di un progetto sociale al fine di garantire la massima autonomia possibile in un'ottica di vita indipendente
  • L'addestramento alle attività di vita quotidiana, compreso l’avvio di pratiche per la scelta di ausili per la mobilità, per il trasporto, la casa e tutte le attività quotidiane normali

L’infermiere infine assume un ruolo di educatore nei confronti dei caregiver, che saranno coinvolti e resi partecipi di ogni attività. Dovranno essere addestrati, oltre che alla collaborazione e integrazione alle attività quotidiane del paziente, anche alla gestione delle piccole emergenze.

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