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Opi Pescara: Rinvio penalizza bimbi immunodepressi

di Redazione

Una decisione azzardata che vìola i principi naturali dell'umanità. Così Irene Rosini, presidente dell'ordine degli Infermieri di Pescara, manifesta il dissenso nei confronti del rinvio dell'obbligo dei vaccini e chiede di pensare alle ripercussioni che avrà la decisione assunta riguardo la quotidianità di tutte le persone immunodepresse che dovranno muoversi in una società che le ha abbandonate invece di proteggerle. E invitando alla riflessione sul tema, si rivolge anche ai genitori no-vax: Chiedano informazioni sui vaccini agli operatori sanitari per capire e si confrontino con chi ha figli malati di leucemia.

Rinvio obbligo vaccinale, Opi Pescara: Decisione azzardata

L’evidenza scientifica sui vaccini è plateale; non ci sono elementi oggettivi per metterla in dubbio. Senza la ricerca che produce evidenze scientifiche l’intera umanità ne sarebbe penalizzata e la nostra società non sarebbe evoluta e all’avanguardia com’è – dice l’Ordine degli infermieri di Pescara in una nota -. La decisione assunta è azzardata e viola i principi naturali dell’umanità.

La vaccinazione è un diritto fondamentale di ogni bambino ed è stata individuata come una delle azioni necessarie per ottemperare alla convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Per molti bambini e ragazzi immunodepressi ricoverati in ospedale e non – afferma la presidente dell’Opi Pescara Irene Rosini – nelle fasi più difficili la scuola è l’unico legame con la vita vera fatta di amici, di condivisioni, di esperienze e questo aspetto deve essere tutelato ad ogni costo, perché rappresenta la continuità con la vita reale e il ritorno alla normalità. I bambini e ragazzi immunodepressi non frequentano solo la scuola, ma anche altri e molteplici spazi sociali.

L’Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara esprime la propria vicinanza a tutti i genitori e ai bambini immunodepressi che subiranno una grave e ulteriore penalizzazione in conseguenza della decisione di rinviare l’obbligatorietà vaccinale di un anno

Chiedo e chiediamo a tutti di riflettere sulle ripercussioni che avrà la decisione assunta riguardo la quotidianità di tutte le persone immunodepresse e trapiantate – dice ancora Rosini - che dovranno muoversi in una società che le ha abbandonate invece di proteggerle.

Chiedo e chiediamo ai genitori "no vax” di parlare con gli operatori sanitari per avere maggiori chiarimenti e approfondimenti riguardo il tema delle vaccinazioni e di confrontarsi almeno una volta con i genitori di bambini e ragazzi affetti, ad esempio, da leucemia o di coloro che hanno subito un trapianto d’organo, con l’intento di comprendere la paura e il rischio a cui questi genitori dovranno esporre i propri figli tutti i giorni, dopo aver vissuto un’esperienza difficilissima come quella della chemioterapia o del trapianto che richiedono dai due ai tre anni di trattamento. Non è pertanto concepibile che dopo tale esperienza questi bambini e ragazzi possano contrarre malattie evitabili e ritrovarsi in condizioni molto gravi e critiche per un morbillo.

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