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editoriale

Perché sono orgoglioso di essere un Infermiere

di Fabio Albano

GENOVA. Quando ho iniziato il corso per diventare Infermiere era il 1977 e avevo 17 anni. Ero sufficientemente ignaro del mondo figurarsi della professione a cui mi stavo approcciando. La scuola per Infermieri dove io ero studente, era annessa ad un ospedale retto da ordini di religiose, con tutte le conseguenze, non sempre negative, che potete immaginare. Decido, però, di non iniziare la mia vera carriera lavorativa nello stesso ospedale in cui ero stato “allievo”. Allora in quell'ente il passaggio da “allievo” a dipendente comportava un radicale cambiamento relazionale, specie verso i colleghi allievi più giovani, ed io non ero, ancora, sufficientemente strutturato in tal senso. In quei tre anni, oltre che la teoria e tanta, tanta pratica ho imparato che la divisa e la pulizia personale hanno un’importanza assoluta, sono il nostro biglietto da visita. Pensate che a noi le suore prima di prendere servizio controllavano la divisa, le scarpe bianche e la pulizia delle unghie.

Comunque tre anni passano in fretta e finalmente arriva il sospirato diploma. Ironia della sorte, l’8 Settembre del 1980, prendo servizio presso un’ altro Ospedale a carattere religioso, ma questa volta i religiosi sono dei protestanti, che devo dire, nei miei 32 anni di appartenenza a questo ente, non hanno mai interferito nella mia sfera privata. L’ambiente è famigliare, quello di un piccolo ospedale, la gerarchia, giustamente esistente, è stemperata dagli ottimi rapporti personali che si vengono ad instaurare. Si creano vere e proprie importanti amicizie, una con un chirurgo dura tutt'ora.

 

Passano pochi anni e finisco in Sala Operatoria. Inizia per me il periodo formativo, in tutti i sensi, più importante! Bisogna fermarsi un attimo e ricordare che per essere annessi ad una scuola professionale per Infermieri era sufficiente aver superato il biennio di una qualsiasi scuola superiore. Quindi il nostro livello culturale non era proprio elevatissimo. Di più, mio padre, orgoglioso portuale genovese, era persona retta, ma poco incline alla lettura e alla cultura in generale. Inciso, a quei tempi a Genova era cosa assolutamente normale!

 

Quindi, mi capita la fortuna di vivere gomito a gomito con alcune persone di uno spessore culturale diverso dal mio. La mia unica capacità è stata quella di riuscire ad assorbire come una spugna. Ricordo un Chirurgo, purtroppo morto giovane, estremamente colto e sensibile che ha stimolato la mia voglia di leggere, suggerendomi anche autori importanti. Ricordo la volta che mi propose la lettura di M.Proust….mamma mia… alla fine, però, aveva ragione lui. Ricordo, anche, le prime chiacchierate su alcuni quadri o pittori.

 

Nel frattempo cresce la mia passione verso la sala operatoria, e mi innamoro, sempre più della mia professione! Passo anni dove lavoro e piacere si intersecano senza soluzione di continuità. Nel frattempo diventò papà! E..intanto il mondo e il mio “mestiere” mi affascinano sempre più! Pensate, capitava un po’ a tutti noi di ritornare con piacere al lavoro, magari dopo le ferie, sapendo di re-incontrare degli amici. Poi arrivano gli anni della maturità, non mentale, per quella non sono tagliato, ma quella scolastica. Poi un master, un’ altro ancora e in futuro chissà…, per la gioia della moglie!

 

Conclusioni: ditemi voi qual è il mestiere che permette(va) di lavorare fianco a fianco con persone, di maggior cultura, 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana? Era un ambiente altamente stimolante, solo le bestie non ambiscono a migliorarsi! E ancora ditemi, qual’ è la professione che permette un aggiornamento continuo come la nostra? Più profondo, qual è il lavoro che ti permette di conoscere la sofferenza e la morte, avvicinando la vita pragmatica a quella filosofica? Cosa vuol dire vivere se non hai mai visto l’altra parte della vita? Riuscire a capire che al mondo esistono più cose interessanti di quante ne avessi immaginato, è stata per me un’altra conquista.

 

Ammissione: devo ammettere che, fortunatamente, oggi il gap culturale fra la classe medica e la nostra si è notevolmente ridotto!! E lo ribadisco, a scongiurare pericolose polemiche, di eventuali colleghi, che inciamperanno in questa mia.

 

Difficoltà: nessuno creda che il mio cammino personale e professionale sia sempre stata un’autostrada a tre corsie. Ho passato, come tanti, momenti difficili, i nostri stipendi non sono mai stati esaltanti, per esempio. Comunque, per farla breve, intorno al 2010 le sorti del nostro piccolo ospedale sono segnate dalla congiuntura economica. E’ l’inizio di una diaspora che porterà molti noi verso altri lidi, lavorativi.

 

Io per esempio, decido di ricominciare da zero andando a lavorare per la sala operatoria di una casa di cura genovese. Mi sono rimesso in discussione, e tanto. Sto imparando un sacco di cose nuove, a volte con parecchia fatica. Ma questo è il bello della vita! Allora, immaginate professioni così stimolanti come la nostra? Certo, l’astronauta, qualche artigiano, qualche medico innamorato della propria professione, non del proprio reddito e forse se non fosse mezza notte mi verrebbe in mente qualcos'altro.

 

Bene, adesso vista l’ora vado a dormire, pensando che l’immagine che la gente ha della nostra categoria non è omologabile, ma è incidente alla nostra persona! Quindi, per migliorare il nostro appeal dobbiamo migliorare la nostra persona. Ma lo sforzo comune può e deve produrre più di quanto riesca a produrre ognuno di noi.

 

Buona notte Infermieri

Fabio

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