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Il dilemma etico, pane quotidiano per l'infermiere

di Sara Di Santo

I potenti mezzi della medicina moderna si fronteggiano quotidianamente con il dovere etico di realizzare il bene dell’assistito. Nel mettere in relazione strumenti e obiettivi come questi l’apporto dell’infermiere non solo è possibile, ma è soprattutto necessario. Lo spiega il bioeticista clinico Camillo Barbisan.

La complessità etica propria del lavoro di assistere

Impegnarsi ad elaborare un progetto sulla vita buona per ogni singolo paziente. Questo il focus della riflessione che Camillo Barbisan – bioeticista clinico presso l’Azienda Ospedaliera di Padova - ha proposto in occasione del 35° Congresso nazionale Aniarti.

Nell’ambito della medicina contemporanea – afferma Barbisan - il dilemma di tipo etico non è un fatto occasionale, ma è sempre più spesso una costante. A conferma di questo è sufficiente pensare ad argomenti molto “caldi”, quali la contenzione o il fine vita.

Realizzare il miglior bene possibile per il paziente all’interno delle istituzioni è ciò a cui i professionisti sanitari tendono, perché guidati dal faro dell’etica. Etica è tutto ciò che è indiscutibilmente degno e proprio dell’uomo e tutto ciò che si oppone a quanto non accostabile alla dignità della persona in quanto tale.

L’attività che vuole affrontare in modo rigoroso e costruttivo il dilemma etico ha la responsabilità di costruire un progetto sulla vita buona per ogni singolo paziente. Per fare questo è necessario tenere conto di ciò che il paziente percepisce della sua storia, della sua vita e dei suoi valori

In tutto questo il contributo dell’infermiere non è solo possibile, ma necessario. Così come è necessario l’apporto di ogni professionista che sia portatore di informazioni sul paziente e su tutto ciò che ruota attorno a lui e alla sua storia.

Il contributo di ciascuna persona porta competenze, sensibilità e approfondimenti non solo dal punto di vista strettamente professionale, ma anche dal punto di vista culturale, ed è questa la strada per garantire la valorizzazione delle competenze di ognuno e la contestuale presa in carico della percezione del paziente. Questa è la forma attraverso il quale realizzare il miglior bene possibile per il paziente all’interno delle istituzioni.

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