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Infermiera

Non si prenda tali mal di pancia in futuro, parola di medico

di Redazione

Siamo ancora qui, purtroppo sì. Mi duole davvero dirlo. Siamo ancora al punto in cui il medico, un certo tipo di medico, non tollera che l’infermiere sia anche un clinico e abbia una mente pensante. Non so di cosa abbiano paura ancora certi medici al giorno d’oggi; forse dovrebbero avere paura di tutto quello che circonda il paziente, ma non dell’infermiere che mi pare essere colui che usa occhi, testa e mani sul paziente ed osserva e riporta dati clinici su cui lavorare. Eppure…

Siamo ancora al punto in cui certi medici hanno paura degli infermieri

Premetto che questo racconto rievoca nella mia mente una sorta di “Quarto stato” alla Pellizza da Volpedo al quale inizialmente non volevo dare adito, ma poi ho pensato che il piacere di scrivere rappresenta il modo migliore per esprimere una linea di pensiero e non fermarsi davanti ad una qualsiasi azione verbale.

Qualche giorno fa mi sono ritrovata (purtroppo mi duole dire “nuovamente, o per l’ennesima volta”) coinvolta in un colloquio con un medico e la conversazione ha preso presto una bassa piega, perché la sottoscritta si era occupata qualche giorno prima di un bisogno in quel momento “primario” di una paziente che mi chiedeva come potesse fare a risolvere. Evidentemente riconosceva in me una figura clinica ed assistenziale in cui riporre fiducia.

Ecco allora due concetti: figura “clinica”, l’infermiere si occupa anche di clinica, anche se questo concetto sembra essere estraneo a molti, perché tutto, volenti o nolenti, parte dalla clinica, ovvero anche solo da un sintomo o da un segno clinico, e mi sembra che questo sia il pane di ogni giorno dell’infermiere che monitora 24 h su 24 e assiste il paziente, sempre, per ogni sua esigenza.

Ecco l’infermiere è anche clinico, nel suo campo d’azione, se questo non disturba troppo le menti dei medici che non so di cosa abbiano paura ancora al giorno d’oggi; forse dovrebbero avere paura di tutto quello che circonda il paziente, ma non dell’infermiere che mi pare essere colui che usa occhi, testa e mani sul paziente ed osserva e riporta dati clinici su cui lavorare.

Eppure mi sembra che la paura sia proprio dell’infermiere, di colui che “vuole” rubare delle competenze al medico. Questo può ad esempio riguardare la prescrizione di farmaci da parte degli infermieri, cosa che in altri paesi europei è già possibile da anni.

Ma non è di questo che voglio parlare, anche se - già che oramai ci sono - trovo assurdo che un infermiere laureato (senza trascurare poi che molti, inclusa la sottoscritta, hanno non solo una laurea triennale ma anche una magistrale) e con competenze specialistiche, (tanti, tra cui sempre la sottoscritta, hanno anche dei master universitari di I° o II° livello che conferiscono le cosiddette e “oscure” competenze specialistiche), non possa gestire in autonomia farmaci come il paracetamolo, (e non mi spingerei oltre per evitare polemiche sterili riguardo principi attivi differenti), che ognuno e ripeto “ognuno” può comprare liberamente oramai anche in qualsiasi supermercato.

Per giunta l’infermiere fa anche un’anamnesi al paziente, ovvero lo intervista e tra le tante domande che gli rivolge sul suo stato di salute non si esime mai dal chiedergli se abbia o meno delle allergie e, vi dirò di più, spesso o quasi sempre visiona anche i referti degli ematochimici che effettua quindi è anche (“addirittura”) in grado di evidenziare delle alterazioni dei principali parametri di funzionalità d’organo, che potrebbero eventualmente farlo astenere da una ipotetica somministrazione del farmaco da banco.

Comunque ribadisco che non voglio entrare nel merito di questa complicata ed intricata discussione che accende gli animi dei medici che ampiamente e più volte si sono opposti a questa terribile e catastrofica evenienza, (vedi il caso del See and Treat toscano, quello del 118 di Bologna o per giunta anche un recente intervento in merito del direttore, oramai ex, Melazzini dell’AIFA); anzi vi dirò di più: a noi infermieri non interessa la facoltà di prescrizione, non vogliamo batterci per questo, perché abbiamo già un sacco di lavoro da fare, da portare avanti e su cui continuare a lavorare.

La grande questione della fiducia

Chiuso questo paragrafo il secondo punto tratta della grande questione della “fiducia”, perché il paziente ha fiducia nell’infermiere, lo vede come una figura che gli sta accanto, che è presente, perché questo siamo: onnipresenti per il paziente. E lui, il paziente, si sente a suo agio a chiedere tutto. Ribadisco: il paziente fa le domande, a partire dalle più banali fino alle più complesse, all’infermiere e talvolta anche al medico.

Ma, in ogni caso, anche se ha posto il suo quesito al medico, state pure tranquilli che lo sottoporrà nuovamente anche all’infermiere; le risposte al perché di questo fenomeno possono essere molte ma i medici possono porsi una domanda e cercare la risposta più consona.

Mi sono dilungata troppo ed ho perso il filo del racconto. Dunque, l’essermi occupata del bisogno primario di quella paziente - del quale non specificherò nulla perché qualsiasi esempio pratico potrebbe calzare perfettamente - ha ovviamente avuto come conseguenza delle valutazioni sullo status della paziente stessa, che hanno previsto il mio confronto con il medico di turno ed “insieme”, (parola che mi piacerebbe sottolineare), ci siamo prodigati per arrivare a dare una risposta chiara alla paziente.

Allora adesso le opzioni possono essere molteplici ma io rispondo solamente che continuerò a prendermi quel mal di pancia.

Quel mal di pancia è il mio mestiere, ed è un mal di pancia continuo, che dura un turno intero e si ripresenta puntuale al turno successivo, perché questo (e tanto altro ancora) è fare l’Infermiere, ed è questa la sua unicità

Unicità, forse questo è un concetto che dobbiamo ripeterci un po' più spesso, che dobbiamo far riaffiorare alle nostre menti e che ci deve gratificare e far tornare al lavoro con la stessa passione del giorno precedente e sempre a testa alta, o almeno per me è così, spero lo sia per la gran parte dei miei colleghi che hanno scelto di fare questo lavoro in questo modo.

Ora mi congedo per davvero con un arrivederci e a presto su questi schermi con una nuova puntata, nuovi strani episodi e racconti di dialoghi “esilaranti”, perché sono sicura che tutti coloro che avranno avuto la voglia e la pazienza di leggere ne avranno di esempi in merito.

Con affetto, un’infermiera qualsiasi e unica

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