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oncologia

Io, da infermiera a paziente che puzza di chemio

di Mauro Salvato

Spesso ignoriamo quanto possa essere bella la normalità, la routine, il lavoro di tutti i giorni. Io invece ne avevo bisogno per poter riprendere in mano la mia vita. Inizia così l’intervista ad Ida Giordano, infermiera partenopea che lavora al Pronto soccorso di Lodi, che ci ha voluto raccontare la sua difficile storia tra le lacrime e la consapevolezza che nella vita c’è sempre una speranza a cui aggrapparsi.

Ida, infermiera rinata grazie al lavoro

ida giordano

Ida Giordano

La storia di Ida Giordano è una di quelle storie che tocca il cuore e commuove l’anima. Una storia di dolore, malattia, ma anche tanto amore per questo lavoro.

Come ha avuto inizio questa sua esperienza?

Tutto ha avuto inizio in quella maledetta estate del 2014, quando ho scoperto di avere dei linfonodi ingrossati al collo. All’inizio non ho dato peso alla cosa, ma poi grazie al consiglio di alcuni colleghi medici ho deciso di fare un’ecografia di controllo. Visto che l’ecografia non escludeva che ci potesse essere qualcosa di grosso allora mi sono sottoposta al prelievo bioptico con la speranza che l’esito dell’esame istologico risultasse negativo. E invece dopo pochi giorni ho avuto il responso, si trattava di linfoma di hodgkin. Ho appreso la notizia mentre ero al mercato con mia mamma; mi è sembrato che il mondo mi stesse cadendo addosso. Ho pianto ininterrottamente per 30 minuti, mentre mia mamma, incredula, non riusciva a dire una parola. Non mi ero mai sentita così vuota e svigorita come in quei 30 minuti. Dopodiché, con la tenacia che mi contraddistingue, mi sono rimboccata le maniche e mi sono data da fare perché avevo voglia di sconfiggere quella sensazione di impotenza che mi attanagliava.

Cos’ha fatto per abbattere questo mostro?

Mi sono informata a destra e a sinistra, ho contattato diversi specialisti, ogni giorno avevo qualche esame da fare e non mi fermavo mai. Il fine era quello di decidere quale potesse essere la strategia terapeutica migliore per me. Ho iniziato il primo ciclo di chemioterapia il 14 agosto, mentre tutti gli altri si organizzavano per festeggiare il ferragosto tra grigliate e tuffi in acqua. Non ero ancora del tutto consapevole che la patologia avesse colpito proprio me e non me ne ero resa conto fino a quando ho iniziato a vomitare e a star male tre ore dopo l’inizio della terapia. Lì ho realizzato che ero io la protagonista di quella brutta vicenda e per la prima volta nella mia vita non ero io, infermiera, a prendermi cura degli altri ma, da ora in poi, gli altri si dovevano prendere cura di me.

Quanto tempo è durato questo calvario?

Nove mesi. Nove lunghi mesi, i più lunghi della mia vita. Sono stati mesi d’inferno tra aghi, pianti e puzza di chemio. In quel periodo non ero più me stessa, mi sentivo senza identità, non mi sentivo più donna; mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, ero un malato oncologico che doveva essere aiutata dagli altri. Non avevo più autonomia nel far nulla.

Qual è stato il momento più brutto?

Tra i tanti sicuramente ricordo il momento in cui ho dovuto rasare a zero i capelli. Dopo la terza chemio ho chiesto a mio fratello di aiutarmi in questo gesto, che non mi aspettavo mai di compiere. Mentre la prima ciocca cadeva versavo lacrime a fiumi e sembrava una tragedia nella tragedia, perché per me i capelli erano ciò che mi faceva sentire donna e in quel momento ne avevo bisogno più che mai.

È riuscita a superare tutto questo?

Per fortuna sì, dopo nove mesi ho rivisto la luce in fondo al tunnel. Ciò che mi ha dato forza è stata la voglia di tornare al lavoro; infatti nel momento in cui ho indossato di nuovo la divisa, dopo quasi un anno, sono rinata con la mia autonomia e la mia voglia di vivere. Provare nuovamente la sensazione di prendermi cura io degli altri è stato come sentirsi un supereroe, con una nuova forza da mettere a disposizione degli altri.

Vuole dare un messaggio ai nostri lettori?

Non riesco a dare un messaggio di speranza serena, perché la paura che la malattia potrebbe tornare è forte. Voglio, però, dire che a volte non ci rendiamo conto di quanto sia bella la normalità, la routine, il lavoro di tutti i giorni. Durante questo periodo di prova mi è servito pensare che presto sarei tornata a lavorare di nuovo, offrendo assistenza ai miei pazienti. Oggi, con il sorriso sulle labbra, sono di nuovo in corsia con una nuova energia e forza di volontà, pronta a dare forza a chi si sente giù di morale.

NurseReporter
Corsi ecm fad, residenziali per sanitari

Commenti (1)

akire09

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1 commenti

Andrà tutto bene !

#1

Tantissimi auguri e un grande in bocca al lupo !