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oncologia

Vicini a me anche quando puzzavo di farmaci. Grazie, infermieri

di Redazione

Cinque anni fa sono caduto nel baratro della malattia. Inizialmente ho dato per scontato una cosa: sarei morto. Punto. Fine. Buio. Certezza. La testimonianza di Domenico sulla sua storia di malato di cancro ai testicoli.

Cinque anni fa puzzavo di farmaci, vicino a me gli infermieri

Domenico Di Nardo

Poi ho cercato di capire, più si aggiungevano brutte notizie, più mi dicevano che la malattia era in stato avanzato, più assumevo la consapevolezza che la morte non l'avrebbe avuta vinta. Tu vuoi uccidere me... beh... dovrai sudartela la mia pelle!

Per quanto si possa dire, ho combattuto da solo, con forza e con coraggio, ma da solo. Ero solo durante le tac, ero solo durante i prelievi, ero solo sulla sedia durante la terapia.

Gli unici a farmi compagnia erano gli instancabili infermieri del Policlinico.

In cuor mio, però, sapevo che decine di amici, parenti e conoscenti, stavano facendo il tifo per me, mi erano accanto anche se non presenti. Non pretendevo la loro presenza, puzzavo di farmaci, l'odore della malattia era forte e si sentiva anche a distanza, averli accanto mi avrebbe fatto sentire in soggezione.

Chi aveva la forza e il coraggio di venirmi a trovare spesso mi trovava sofferente sul divano o, peggio ancora, a letto. Ma sapevo che ognuno di loro era con me, la loro presenza era nelle loro chiamate, nei loro messaggi, nei loro post. Più li sentivo e più diventavo invincibile: se sono vivo è grazie a loro (prima che ai farmaci)

I miei familiari in primis, i miei fratelli che mi hanno accompagnato a fare terapia, mio padre che ogni giorno mi aspettava al sole per riportarmi a casa, mia madre che non mi ha mai fatto mancare il calore che solo una mamma sa dare. Mia moglie, che ha convissuto con me nel terrore in quei tre mesi, che dormiva accanto a me e che avrà odiato quell’odore di farmaci che mi portavo addosso. Mio zio Vincenzo, il primo al quale l’ho detto, e che non ha esitato un attimo a rimboccarsi le maniche e a fare il giro dell’Italia con me per cercare la migliore cura possibile. È’ stato il mio miglior amico in quel periodo ed è una delle persone che più porto nel cuore oggi. 

Cinque anni fa mi sono fatto una promessa: dedicare la mia esperienza agli altri, dare il mio contributo, spingere ogni ragazzo vittima del tumore del testicolo verso la guarigione. Anche attraverso Internet. Ho visto la morte, ho sentito il terrore ed è mio dovere contribuire affinché altri non si trovino nella mia stessa situazione di paura e sofferenza. Da allora ogni giorno ascolto chi soffre, faccio mie le loro paure e condivido con loro la sofferenza che si portano dentro. Non cerco apprezzamenti, non voglio glorificazioni, sento solo di essere d’aiuto e questo mi dà ancora più la gioia e la forza di superare le avversità.

Quando mi capita qualcosa di brutto penso a me cinque anni fa, risento quella puzza di farmaci e mi passa tutto. Non giudico mai nessuno, né sento di poterlo fare.

Siamo tutti soldati, siamo tutti combattenti.

Cinque anni fa ero solo, un guerriero lasciato solo dalla malattia, ma pieno di forza, figlia di chi mi dava coraggio. A me è bastato questo, a me è bastato sapere che c’era chi mi pensava e mi faceva sentire forte. Grazie ancora amici. Senza il vostro supporto probabilmente la mia battaglia avrebbe avuto un altro epilogo

Domenico Di Nardo

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