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Emergenza-Urgenza

Stroke e orgoglio infermieristico

di Redazione

Il protocollo Stroke, un percorso che permette di tempistiche door to needle e soprattutto che riempie di orgoglio infermieristico. Ce lo racconta Andrea Mocciaro, infermiere di Rivoli, in provincia di Torino.

Così abbiamo raggiunto tempistiche door to needle, nettamente inferiori ai 60 minuti

ospedale emergenza

Emergenza urgenza, il protocollo Stroke spiegato da un infermiere

Lavoro come infermiere presso il Dea di primo livello del presidio ospedaliero di Rivoli, in provincia di Torino. Ospedale che risponde alle esigenze di assistenza sanitaria di una popolazione di 500.000 abitanti, con circa 60.000 passaggi di Dea all’anno. Le patologie cerebrovascolari rappresentano una grande porzione di quegli eventi altamente invalidanti e spesso mortali, per la quale la nostra società moderna è chiamata a rispondere in termini assistenziali sia preventivi che di approccio in fase acuta. Proprio nella gestione nella fase acuta, in quello che viene definito Ictus ischemico, la medicina ha raggiunto un approccio terapeutico, che fino a pochi anni fa era inimmaginabile, con l’utilizzo di farmaci trombolitici.

Questa terapia la cui somministrazione avviene per via endovenosa, laddove il paziente risponda a criteri di eleggibilità, ha la capacità di riperfondere quelle zone del cervello colpite da una ostruzione, causa dell’evento ischemico, spesso con una regressione quasi totale dei deficit neurologici. Questo avviene in seguito a una stretta valutazione di alcuni parametri, che risultano essere fondamentali per procedere a tale trattamento.

Dal momento in cui, alcuni anni fa, abbiamo iniziato ad utilizzare questa tipologia di trattamento, abbiamo costituito un gruppo di lavoro tra i vari professionisti che rientrano nella gestione di questi casi, dove l’infermiere è parte fondamentale, sia per quanto riguarda la fase di accettazione, Triage, sia per quanto riguarda la fase pre, durante e post trattamento.

Così abbiamo sempre più cercato di ottimizzare la tempistica door to needle, ovvero dalla registrazione di Triage alla somministrazione del farmaco, questo perché per ogni minuto di tempo guadagnato si profila un miglior outcome del paziente. Questa necessità di ottimizzare le tempistiche di intervento ha richiesto per noi infermieri un importante impegno in termini di riconoscimento e valutazione di quei pazienti potenzialmente candidabili alla trombolisi endovenosa.

Proprio a tale scopo insieme ad una collega ci siamo occupati di creare un programma di formazione in collaborazione col servizio di Neurologia, Radiologia e di Medicina del nostro ospedale, da poter presentare ai nostri colleghi di Dea per uniformare e ottimizzare le modalità gestionali, tale progetto ha preso il nome di Protocollo Stroke. Eccoci dunque a quello che ha segnato la svolta infermieristica in tale protocollo, ovvero, l’infermiere di Triage dopo aver valutato il paziente giunto in Dea ed averlo riconosciuto come candidabile al protocollo Stroke, agisce richiedendo un pacchetto esami, che non solo prevede i test ematochimici, l’elettrocardiogramma e la radiografia del torace, bensì contiene anche la richiesta per l’esecuzione della Tac basale dell’encefalo, esame strumentale di secondo livello. Inoltre sempre in Triage, disponiamo di un Poct per la valutazione immediata dell’Inr per i pazienti sottoposti a terapia anticoagulante orale con farmaci anti vitamina K.

In tal modo abbiamo raggiunto tempistiche door to needle, nettamente inferiori ai 60 minuti. Facile immaginare quanto ciò ci riempia d’orgoglio e non solo perché ci è stata concessa la possibilità di effettuare tali procedure in totale autonomia, ma anche perché il nostro impegno è quotidianamente ripagato da tutti quei casi che grazie al nostro lavoro ridanno il sorriso e la speranza ai malati e alle loro famiglie.

Andrea Mocciaro, infermiere

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