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Il percorso stroke e le responsabilità dell'infermiere

di Chiara Vannini

Procedure

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Lo stroke è un accidente cerebrovascolare tempo-dipendente, che deve essere trattato entro un determinato limite di tempo per evitare danni irreparabili. Il percorso stroke nasce proprio per l'attivazione tempestiva del trattamento di questa patologia in base a sintomatologia, limiti di età e tempo di insorgenza dei sintomi specifici.

Stroke ischemico, conoscere e riconoscere una patologia tempo-dipendente

Lo stroke è una patologia tempo-dipendente

Lo stroke ischemico (o ictus cerebrale) è un accidente vascolare che si verifica quando in una parte del cervello vi è bassa perfusione ematica che causa morte cellulare.

Comunemente questa ridotta perfusione è dovuta alla formazione di un trombo che occlude un’arteria cerebrale, impedendo che il sangue raggiunga i vari distretti. Gli esiti dello stroke ischemico variano a seconda della zona colpita e, in particolare, dall’estensione della zona cerebrale ischemica.

Si distingue dallo stroke ischemico lo stroke emorragico, chiamato comunemente emorragia cerebrale, che può comportare una sintomatologia simile, esiti analoghi, ma il trattamento in fase acuta è completamente diverso.

Se infatti nello stroke emorragico si interviene comunemente per via chirurgica, quello ischemico, se risponde a determinati parametri, viene trattato farmacologicamente.

Lo stroke, come l’infarto del miocardio, è una patologia tempo–dipendente: questo significa non solo che col passare del tempo peggiora progressivamente la sintomatologia, ma anche che aumenta il rischio di mortalità.

Nel caso specifico dello stroke ischemico, passate le prime ore della fase acuta, non è nemmeno più possibile intervenire farmacologicamente.

Essendo l’ictus causato dalla formazione di un trombo, è ovvio che, per permettere la ripresa della perfusione, sia necessario “rimuovere” il trombo. Questo viene fatto in rarissimi casi e solo in centri specializzati, per via chirurgica.

Più di frequente si agisce con un farmaco trombolitico, disponibile ormai nella maggior parte degli ospedali.

Questo limite di tempo deriva dai risultati che si trovano in letteratura, i quali dimostrano come, all’aumentare delle ore dall’insorgenza dei sintomi, gli effetti del farmaco tendano progressivamente a ridursi o a non esserci affatto. Nonostante questa tempistica sia rispettata nella maggior parte delle realtà italiane, è importante conoscere sempre la propria procedura aziendale e rispettare i tempi lì definiti.

Il percorso stroke: compiti e responsabilità infermieristiche

Il paziente può arrivare al triage del Pronto soccorso in due modi:

  • Con l’ambulanza del 118, che potrebbe aver già assegnato il codice giallo o rosso stroke
  • Con mezzi propri, solo o accompagnato.

L’infermiere di triage deve immediatamente effettuare un esame neurologico del paziente ed eseguire la Scala di Cincinnati, che conferma o meno il sospetto di ictus. Questa scala valuta 3 elementi:

  • Paresi facciale: si chiede al paziente di sorridere o mostrare i denti. Si valuta se i due emivolti sono simmetrici.
  • Deficit motorio degli arti superiori: si chiede al paziente di tirare su entrambe le braccia e mantenerle davanti a sé per 10 secondi ad occhi chiusi. Si valuta se i due arti si muovono nello stesso modo o se uno o l’altro tende a scendere o cadere.
  • Anomalie del linguaggio: si chiede al paziente di ripetere una frase. Si valuta se il linguaggio è fluido oppure se è afasico o l’eloquio è impastato o non comprensibile.

È sufficiente che uno di questi elementi sia positivo per assegnare al paziente il codice giallo o rosso stroke.

L’infermiere di triage dovrà anche valutare il tempo intercorso dall’insorgenza della sintomatologia ed infine l’età del paziente. La letteratura raccomanda il trattamento trombolitico ai pazienti tra i 18 e gli 80 anni.

L’infermiere allerta il medico di pronto soccorso, che prenderà immediatamente in carico il paziente. Mentre il medico valuterà lo stato neurologico e i criteri di inclusione ed esclusione specifici per la trombolisi, l’infermiere deve:

I prelievi devono essere inviati tempestivamente al laboratorio analisi e lo stesso tecnico di laboratorio deve essere avvisato dell’urgenza non differibile dei prelievi.

Il paziente deve poi essere accompagnato ad eseguire una TAC cerebrale con mezzo di contrasto (MDC) per confermare o meno lo stroke.

Comunemente viene attivato anche il medico neurologo che, insieme al medico di Pronto soccorso, si confronta sulla necessità del trattamento.

Se vi è conferma di stroke ischemico, il medico deve informare il paziente della possibilità di trattamento, spiegando accuratamente le potenzialità del farmaco, ma evidenziando anche gli eventuali effetti collaterali ad esso correlati.

Se il paziente dà il consenso, deve essere immediatamente trasferito nel reparto di degenza preposto o nella stroke unit - se presente - per essere sottoposto all’infusione di farmaco trombolitico.

In U.O. l’infermiere deve immediatamente:

  • Monitorare il paziente (PA, FC, FR, TC, SPO2)
  • Controllare il funzionamento degli accessi venosi periferici
  • Posizionare un catetere vescicale per il controllo della diuresi
  • Predisporre O2 terapia ed aspiratore
  • Controllare se è presente il consenso informato firmato.

Lo stroke e la terapia farmacologica

Il dosaggio di trombolitico varia a seconda del peso del paziente; per questo motivo l’infermiere, insieme al medico, prepara la dose corretta.

Il 10% del farmaco deve essere somministrato in bolo in un minuto, il restante 90% in 1 ora (60 minuti) sempre in pompa siringa.

Al termine dell’infusione, l’infermiere effettua un lavaggio della via venosa con soluzione fisiologica in modo che venga somministrato tutto il farmaco.

Durante tutto il trattamento l’infermiere è responsabile del monitoraggio dei parametri vitali e, insieme al medico, dei segni e sintomi del paziente.

Il medico deve invece, prima del trattamento e ogni 15 minuti durante il trattamento, effettuare la scala di NIHSS che valuta in maniera dettagliata lo stato neurologico.

L’infermiere, che valuta segni e sintomi costantemente, deve in particolar modo far attenzione ad eventuali sanguinamenti: epistassi, otorragia, ematuria, perché il farmaco ha un alto potere scoagulante.

Altri sintomi che potrebbero comparire sono: cefalea, ipertensione, nausea e vomito, peggioramento neurologico. Potrebbe essere necessario anche interrompere il trattamento se la sintomatologia è estremamente grave.

Al termine del trattamento, nelle ore successive il paziente deve essere continuamente monitorato dal punto di vista emodinamico e neurologico.

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