Procedura

Pressione arteriosa: Cos'è, come si misura e quando

di Chiara Vannini

Procedure

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La pressione sanguigna è la forza con cui il sangue viene spinto dalla pompa cardiaca nei vasi; prende il nome di pressione arteriosa (PA) se si tratta di arterie, o di pressione venosa se si tratta di vene. Più è alta la pressione e maggiore è il lavoro (e la fatica) che deve compiere il cuore.

Conoscere la pressione arteriosa: La massima, la minima e la differenziale

La rilevazione della pressione arteriosa deve avvenire con il paziente in posizione rilassata e comoda

La pressione arteriosa (PA) dipende da due fattori:

  • Gittata cardiaca, ovvero il volume di sangue che il ventricolo sinistro spinge in aorta in un certo tempo
  • Resistenza, ovvero la resistenza al flusso data dai vasi.

Poiché l’immissione del sangue nelle arterie avviene in maniera discontinua, la pressione arteriosa oscilla continuamente, dando valori diversi. Si parla dunque di:

  • Pressione arteriosa sistolica (PAS): comunemente chiamata “massima”, è un valore dato dal massimo flusso sanguigno espulso ad ogni contrazione del cuore nella fase di sistole. È dato dal volume di sangue e dalla forza con cui i ventricoli si contraggono e dall’elasticità delle arterie.
  • Pressione arteriosa diastolica (PAD): comunemente chiamata “minima”, è un valore dato dal periodo di riposo del cuore, ossia la diastole; è dato dalla durata della diastole e dalle resistenze periferiche.
  • Pressione arteriosa differenziale (o media): è un valore calcolato attraverso una formula che esprime la differenza tra PAS e PAD.

Le fluttuazioni della pressione arteriosa

La PA subisce diverse oscillazioni nel corso della giornata e, in un paziente sano, ha valori fisiologicamente più bassi durante il sonno e nelle prime ore del mattino. Le fluttuazioni dipendono anche da:

  • attività fisica
  • temperatura
  • stato d’animo
  • età
  • sesso
  • patologie presenti.

Inoltre vi sono numerosi ormoni che incidono sulla variazione della PA, fra cui:

  • Le catecolamine (adrenalina, noradrenalina)
  • Corticosteroidi
  • Ormoni tiroidei

La PA è uno dei parametri vitali più importanti, perché è in grado di darci un’indicazione sulle condizioni del paziente; in alcune categorie di pazienti è utile anche il monitoraggio frequente, poiché una PA alterata a lungo termine comporta danni ai vasi, alla circolazione, ecc.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel mondo almeno 1 adulto su 5 soffre di ipertensione e questo fattore è causa di circa la metà delle morti per attacco cardiaco e stroke ischemico.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, negli stati sviluppati l’incidenza di persone ipertese sta progressivamente diminuendo, grazie alla diagnosi precoce, alla prevenzione e al monitoraggio.

Negli stati africani l’OMS stima invece una percentuale di pazienti affetti da ipertensione pari a circa il 30% della popolazione. Questo è dovuto all’impossibilità di accedere ai trattamenti e all’impossibilità di controllare la PA.

Pressione arteriosa: Unità di misura e valori di riferimento

L’unità di misura per la PA sono i mmHg.

Al di sopra o al di sotto di questi valori, si parla di ipertensione o di ipotensione. I range di normalità vengono periodicamente aggiornati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che, sulla base dei più recenti studi clinici, definisce quali siano i valori ottimali per prevenire le complicanze.

La PAD alta richiede un’attenzione maggiore da parte del paziente, poiché è più frequentemente correlata all’insorgenza malattie cardiovascolari rispetto alla sola PAS elevata. Tuttavia, essendo nella maggior parte dei casi descritti in letteratura correlata a stili di vita scorretti, si può più facilmente intervenire.

Come si misura la pressione arteriosa

Per misurare la pressione possiamo utilizzare:

  • Lo sfigmomanometro a mercurio (metodo non invasivo), ormai in disuso
  • Lo sfigmomanometro aneroide (metodo non invasivo)
  • Lo sfigmomanometro elettronico (metodo non invasivo)
  • Il catetere arterioso inserito in arteria collegato ad un trasduttore, a sua volta collegato ad un monitor (metodo invasivo)

Secondo l’OMS, la misurazione ottimale deve essere effettuata:

  • In condizioni di tranquillità, il paziente deve essere rilassato e comodo
  • La persona non deve aver fumato o bevuto da almeno un quarto d’ora
  • Non deve aver bevuto caffè nell’ora precedente
  • Il braccio deve essere appoggiato e non rimanere sospeso
  • Il bracciale deve essere di dimensione adeguata al braccio del paziente. Un bracciale da adulto non può essere utilizzato su un bambino e viceversa; allo stesso modo su una persona obesa non può essere utilizzato un bracciale standard. Un’inadeguata misura del bracciale comporta rilevazioni errate (sovrastima o sottostima).

Florence Nightingale

La misurazione della pressione arteriosa avviene posizionando un manicotto (o bracciale) al braccio del paziente, poco al di sopra della piega in corrispondenza del gomito. Di norma sui manicotti è disegnata una freccia: quest’ultima deve essere collocata sulla piega del braccio, dove posizioneremo poi il fonendoscopio.

Il manicotto è a sua volta connesso ad una pompetta, che, se premuta, permette un passaggio di aria con conseguente gonfiaggio del bracciale. Sulla pompetta è presente una valvola che, una volta aperta, permette la fuoriuscita di aria e di conseguenza lo sgonfiaggio del bracciale.

Il manicotto deve essere ben adeso al braccio: né troppo stretto né troppo largo, poiché questo potrebbe comportare una rilevazione errata. Posizionando il manicotto sul braccio si va a rilevare la PA a livello dell’arteria brachiale.

Dopo aver posizionato il bracciale, si posiziona la campana del fonendoscopio appena sotto il bracciale e precisamente sulla piega del braccio. Se con una mano si tiene la pompetta, con l’altra si posizionano due dita sul polso della persona per percepire le pulsazioni dell’arteria radiale. Si mette poi il fonendoscopio alle orecchie.

Si comincia a gonfiare il manicotto con la pompetta, fino al momento in cui non si avvertono più pulsazioni a livello dell’arteria radiale. Si gonfia ancora di circa 20 mmHg e poi si comincia ad aprire lentamente la valvola presente sulla pompetta, in modo da lasciar uscire possa l’aria dal bracciale.

Quando si parla di ipertensione? I valori Oms

Secondo le ultime indicazioni dell’Oms si parla di ipertensione con valori di PAS superiori a 140 mmHg e di PAD superiori a 90 mmgHg.

I valori indicati di seguito si riferiscono ad un soggetto adulto di età superiore a 18 anni.

Categoria Sistolica Diastolica
Ottimale <120 mmHg <80 mmHg
Normale <130 mmHg <85 mmHg
Normale-alta 130–139 mmHg 85–89 mmHg
Ipertensione di Grado 1 borderline 140–149 mmHg 90–94 mmHg
Ipertensione di Grado 1 lieve 150–159 mmHg 95–99 mmHg
Ipertensione di Grado 2 moderata 160–179 mmHg 100–109 mmHg
Ipertensione di Grado 3 grave ≥180 mmHg ≥110 mmHg
Ipertensione sistolica isolata borderline 140–149 mmHg <90 mmHg
Ipertensione sistolica isolata ≥150 mmHg <90 mmHg

Nei bambini i valori di PA sono direttamente correlati all'età; si ha un progressivo aumento dei valori fisiologici di pressione dal neonato fino al bambino adolescente.

Quando misurare la pressione

In ospedale

Di norma, in ambito ospedaliero, la PA viene rilevata almeno una volta per turno. Comunemente, la prima rilevazione avviene al mattino, con il paziente a digiuno e prima che abbia assunto la terapia.

In condizioni critiche, il paziente può essere direttamente connesso a monitor che rileva frequentemente la PA, o, come accade in terapia intensiva o nelle unità coronariche, avere un catetere arterioso in sede (in arteria radiale, omerale o femorale) che, connesso ad un trasduttore di pressione, fornisce in maniera continua valori di PA cruenta/invasiva.

A domicilio

Al domicilio, si raccomanda alla persona di misurarla in condizioni ottimali (a riposo, seduti, comodi, ecc.) e preferibilmente al mattino, a digiuno.

Se la persona necessita al domicilio di una rilevazione frequente della PA per un periodo di tempo limitato, è possibile posizionare un holter pressorio: si tratta di un bracciale per la rilevazione della pressione che viene lasciato in sede per 24 ore. In questo arco di tempo, si raccomanda alla persona di effettuare le sue normali attività quotidiane (mangiare, dormire, fare sport, lavorare, ecc.), appuntando nei vari orari che cosa ha fatto.

Il bracciale è connesso ad un piccolo rilevatore di PA che registra numerose rilevazioni e variazioni di PA nell’arco della giornata. In un secondo momento vengono estrapolate tutte le rilevazioni ed in questo modo si ha un monitoraggio continuo, quotidiano e reale.

Ipertensione e ipotensione tra cause, terapia e prevenzione

Ipertensione

Nella maggior parte dei soggetti l’ipertensione è completamente asintomatica; questo porta a sottovalutare il proprio stato di salute e a rischi maggiori di complicanze ed effetti collaterali.

L’ipertensione viene per questo motivo definita un “killer silenzioso” dall’Oms. Qualora dia sintomi, sono comuni:

  • mal di testa
  • cardiopalmo
  • fame d’aria
  • dolore toracico
  • epistassi

Cause e fattori di rischio dell’ipertensione

Le cause dell’ipertensione sono da ricercare nelle patologie pre-esistenti, in malattie cardiovascolari, in una predisposizione genetica o famigliarità.

Più spesso, essa è legata a fattori di rischio quali: il fumo, l’abuso di alcol, una dieta scorretta, l’assenza di attività fisica, alti livelli di colesterolo, un diabete mellito mal gestito, l’obesità ed infine una condizione stressante persistente.

L’ipertensione, associata ad altre malattie croniche come diabete, ipercolesterolemia o insufficienza renale, comporta un aumento esponenziale dei rischi connessi alla pressione arteriosa e un aumento del rischio di sviluppare infarto cardiaco e infarto cerebrale.

Rischi correlati all’ipertensione

All’aumentare della PA, aumentano i rischi di danni cardiaci, ai vasi e a molti organi, in particolare cervello e reni. Inoltre, un’ipertensione incontrollata è strettamente correlata al rischio di infarto cardiaco ed ictus ischemico. A lungo termine può anche causare l’insorgenza di aneurismi, disfunzione renale e cecità.

Prevenire e trattare l’ipertensione

Una volta che si è a conoscenza dei fattori di rischio che causano l’ipertensione, facilmente si comprende come ci si deve comportare per poterla prevenire.

In linea generale, uno stile di vita sano, senza fumo e alcol, con una dieta sana e dell’attività fisica, sono gli elementi essenziali per poter agire in maniera preventiva.

In età adulta è fondamentale il controllo routinario della pressione, in particolar modo con l’aumentare dell’età. Un riscontro occasionale di PA elevata deve essere un campanello d’allarme e spingere ad indagare se è un problema temporaneo o persistente che necessita di modifiche nello stile vita, o l’assunzione di terapia. Infatti, talvolta il semplice cambiamento dello stile di vita è sufficiente a comportare una progressiva diminuzione della PA, senza dover ricorrere alla terapia.

Se la prevenzione non è sufficiente per ripristinare i valori di PA, il medico può decidere di prescrivere della terapia orale. La terapia, in genere, va assunta dalla persona quotidianamente, senza sospensioni o modifiche di propria iniziativa.

Quando la persona è ricoverata, è buona norma, essendo in ambiente sanitario, monitorare la PA prima di somministrare la terapia, in particolar modo se la motivazione per cui è ricoverata la persona può essere correlata alla pressione.

Ipotensione

Comunemente, i sintomi dell’ipotensione vengono percepiti dalla persona, contrariamente a quelli legati all’ipertensione. I più frequenti sono:

  • astenia, fino alla lipotimia (la sensazione di sentirsi svenire) e alla sincope (la perdita di coscienza)
  • nausea
  • perdita di concentrazione
  • vista annebbiata
  • cute pallida e fredda
  • tachipnea

Cause e fattori di rischio correlati all’ipotensione

Le cause e i fattori di rischio più frequenti legati all’ipotensione sono:

  • la gravidanza (in particolare nelle prime 24 settimane)
  • un allettamento forzato prolungato
  • la diminuzione del volume circolante (es. da perdita ematica, grave disidratazione, emorragia massiva)
  • effetto collaterale di alcuni farmaci, fra cui i betabloccanti, anti parkinsoniani, antidepressivi triciclici, farmaci per la disfunzione erettile
  • problemi cardiaci come bradicardia o infarto
  • shock settico
  • anafilassi

Rischi correlati all’ipotensione

L’ipotensione ha a sua volta correlati una serie di rischi: uno dei più frequenti è il trauma secondario a lipotimia o sincope. Sono infatti numerosi i traumi cranici, agli arti superiori o inferiori da sincope correlata ad ipotensione.

Inoltre, un’ipotensione prolungata impedisce alla persona di condurre una vita normale; se è correlata a patologie cardiache, i rischi aumentano maggiormente.

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