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Procedura

Raccolta diuresi delle 24 ore, procedura infermieristica

di Sara Di Santo

Procedure

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La raccolta della diuresi delle 24 ore è strettamente correlata alla quantità totale di urine raccolte ed è importante che la procedura venga eseguita nel modo corretto per ottenere un campione valido e scongiurare errori analitici e diagnostici.

La procedura per la diuresi delle 24 ore

Contenitore diueresi

Contenitore urine 24h

Per ottenere un capione valido, l’infermiere:

  • accerta la presenza della prescrizione medica all’esecuzione dell’esame;
  • identifica il giusto paziente;
  • identifica lo scopo per cui si raccoglie il campione e sceglie i presidi adatti, con particolare riferimento al contenitore di raccolta: esso normalmente è un contenitore a bocca larga dalla capienza di almeno due litri; per esami specifici, come ad esempio il dosaggio dei valori di acido vanilmandelico (VMA) - la cui quantità escreta nelle 24 ore rappresenta un marker dei tumori del tessuto cromaffine (feocromocitoma, neuroblastomi) - è necessario un recipiente contenente Acido Cloridrico;
  • determina il livello di collaborazione dell’assistito, lo informa sull’indagine diagnostica che si mette in atto come da prescrizione medica e lo istruisce sulle fasi della procedura: alle ore 7.00 del mattino (orario convenzionale) svuotare completamente la vescica e gettare le urine; da quel momento in poi raccogliere nel contenitore tutte le urine della giornata e della notte, fino ad arrivare a comprendere quelle delle ore 7.00 del mattino successivo. (Durante la raccolta conservare il contenitore a riparo dalla luce diretta e da fonti di calore. Se il contenitore in uso contiene Acido Cloridrico, fare attenzione a non inalare i vapori del conservante e ad evitare il contatto con occhi, pelle, mucose e indumenti; a tale scopo, non urinare direttamente nel recipiente contenente l’acido cloridrico, ma urinare in altro contenitore e travasare di volta in volta l’urina in quello contenente l’acido cloridrico. In caso di contatto accidentale con l’acido, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua);
  • invita il paziente a bere almeno 1,5 litri di acqua nell’arco delle 24 ore;
  • in base alle disposizioni aziendali procede all’etichettatura del campione con i dati dell’assistito;
  • in base alle disposizioni aziendali invia il campione al laboratorio analisi (solitamente entro due ore), unitamente a dati anagrafici, età, peso e altezza del paziente, quantità totale prelevata (se si invia solo un campione preso dalla quantità totale), esami prescritti.

Analisi specialistiche e ruolo dell’infermiere

Vi sono casi nei quali la raccolta della diuresi delle 24 ore è prescritta per indagini specialistiche che richiedono una particolare preparazione del paziente; una delle responsabilità infermieristiche è quella, di concerto con il medico, di educare il paziente sull’alimentazione da seguire nei giorni precedenti l’esame.

Qualche esempio:

  • se l’indagine è volta alla misurazione del dosaggio di acido indolacetico 5-OH (il cui aumento può indicare tumori carcinoidi prevalentemente del tratto intestinale), l’infermiere istruirà il paziente ad evitare cibi quali banana, pompelmo, prugna, noce, melanzana, pomodoro e avocado nei tre giorni precedenti l’esame e nel corso delle 24 ore di raccolta;
  • se l’indagine è volta alla misurazione del dosaggio di acido vanilmandelico – catecolamine totali (diagnosi e follow-up di neuroblastomi ganglioneuromi, ganglioneuroblastomi), l’infermiere istruirà il paziente ad evitare di assumere caffè, tè, cioccolato, frutta secca, banane, avocado, kiwi nei tre giorni precedenti l’esame;
  • se l’indagine è volta alla misurazione del dosaggio di idrossiprolina (indice di presenza o comparsa di metastasi ossee), l’infermiere istruirà il paziente ad evitare cibi contenenti collagene, come carne e derivati, pesce, gelatine, marmellate, brodi e sughi estratti da carne;
  • se l’indagine è volta alla misurazione del dosaggio di aldosterone (aumenta nei casi di iperaldosteronismo primario, secondario e in tutte le patologie che determinano diminuzione di potassiemia e volume ematico, con conseguente riduzione di afflusso alle arteriole afferenti renali; diminuisce in caso di insufficienza surrenale primaria e secondaria), l’infermiere istruirà il paziente a seguire una dieta con normale apporto di sodio nelle 3 settimane precedenti l’esame.

Il dosaggio di determinati metaboliti può essere influenzato anche dall’assunzione di particolari farmaci; il medico, compatibilmente con la condizione clinica dell’assistito, potrà indicare la sospensione di alcuni farmaci normalmente assunti dal paziente, ad esempio:

  • acido indolacetico 5-OH: sospendere assunzione di acido acetilsalicilico, clorpromazina, Fenotiazine ed altri;
  • acido vanilmandelico – catecolamine totali: sospendere assunzione di glucagone, nitroglicerina, metildopa, L-dopa, acido acetilsalicilico ed altri.

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