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Procedura

Salasso terapeutico

di Francesca Gianfrancesco

Procedure

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Il salasso terapeutico consiste nella rimozione dal circolo sanguigno di circa 350/400 ml di sangue. Senza una sostenuta indicazione medica, togliere una quantità tale di sangue significherebbe indebolire l’apparato cardiocircolatorio e spossare l’intero organismo anemizzandolo. In alcune condizioni patologiche da sovraccarico di ferro, invece, risulta essere addirittura una terapia salvavita. Il salasso terapeutico può risultare molto efficace nelle malattie da sovraccarico di ferro come l’emocromatosi, la porfiria cutanea tarda, nella policitemia primaria e in quella secondaria determinata da BPCO.

Cos’è il salasso terapeutico e quando è indicato

Oggi le indicazioni al salasso terapeutico sono basate su evidenze scientifiche e limitate a specifiche circostanze. Non era così in passato, in quanto considerata una pratica comune, eseguita da personale non sanitario e con uso improprio.

Nel 1800 infatti vigeva una teoria medica primitiva secondo la quale le malattie sarebbero solo di due tipi: quelle derivanti da un eccessivo vigore (steniche) e quelle derivanti da marcata debolezza (asteniche). La terapia per tutte le malattie steniche (eccessiva forza vitale) erano proprio i salassi, frequenti e generosi, con conseguenze disastrose.

Le indicazioni al salasso terapeutico sono limitate a:

  • Emocromatocitosi, in cui risulta essere una terapia salvavita
  • Policitemia vera, in cui viene limitato l’eccesso di produzione dei globuli rossi
  • Porfiria cutanea tarda, grazie al quale vengono eliminate le vesciche e le bolle cutanee
  • Poliglobulia secondaria a BPCO

Il salasso risulta essere la terapia d’elezione nelle malattie da sovraccarico di ferro, come l’emocromatosi e la porfiria cutanea tarda. Questi pazienti hanno una disponibilità eccessiva di ferro (dai 3000 ai 30000 milligrammi), che si deposita per la maggior parte nel fegato.

Con il salasso terapeutico vengono rimossi circa 200 milligrammi di ferro (per un salasso di circa 400 ml di sangue). Il ferro depositato nel fegato viene quindi messo subito a disposizione per la produzione di globuli rossi, permettendo ai pazienti affetti da emocromatosi e porfiria cutanea tarda di sottoporsi ad un ciclo di salassi senza rischio di sviluppare l’anemia.

Il ciclo di salassoterapia è generalmente settimanale o quindicinale, questo perché un ciclo troppo blando o più dilazionato nel tempo sarebbe associato ad un riaccumulo di ferro.

Alcuni studi hanno dimostrato come la salassoterapia permetta di scongiurare il rischio di sviluppare complicanze come cirrosi epatica, cardiopatia, diabete.

Nei pazienti già compromessi permette di migliorare le condizioni generali e gli outcome. Nei pazienti con BPCO i bassi livelli di ossigeno circolante stimolano un’eccessiva produzione di globuli rossi come meccanismo compensatorio che ha come obiettivo quello di aumentare la capacità di trasporto di ossigeno a livello tissutale.

Salasso terapeutico e donazione di sangue

I pazienti con emocromatosi che si sottopongono regolarmente a salasso terapeutico, possono allo stesso tempo essere considerati possibili donatori?

Le posizioni riguardo questo argomento variano a seconda del paese: La Croce Rossa Canadese (Canadian Red Cross Society Blood Transfusion Service), la Banca centrale del sangue in Svezia, alcuni centri esterni al Red Cross System (Croce Rossa Britannica), il Welsh Regional Transfusion Center nel Galles, alcuni ospedali della California accettano soggetti sani con l'emocromatosi (eterozigoti) come donatori volontari.

Altri, come l'American Red Cross Blood Service (il servizio americano che definisce le regole per i Centri trasfusionali) e la National Academy of Medicine in Francia hanno espresso parere sfavorevole.

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