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Operatore Socio Sanitario

Oss per due soldi? No grazie, basta con lo sfruttamento

di Paola Botte

Quando avere un contratto di lavoro non è sinonimo di garanzia dei propri diritti, ma, al contrario, si traduce in sfruttamento è giusto far valere le proprie ragioni. È quello che ha fatto Salvatore, Oss, che non è rimasto a guardare di fronte alle incongruenze dei suoi datori di lavoro.

Salvatore, Oss: Facciamoci valere, basta con lo sfruttamento

Salvatore, Oss, ha detto basta allo sfruttamento sul lavoro

Ci sono sempre più luoghi nel nostro paese in cui ottenere un posto di lavoro è molto difficile. Ci sono posti, poi, dove un impiego bene o male si riesce a trovarlo, ma senza tutele. Ed ecco che ci sono momenti in cui si deve solo scegliere se lavorare e tapparsi la bocca oppure far cadere il velo dell'omertà, rifiutare e denunciare. Salvatore, Operatore Socio Sanitario siciliano, si trova esattamente a metà strada tra la prima e la seconda ipotesi.

Sin da ragazzino sono stato circondato da persone che esercitavano una professione senza un regolare contratto oppure che svolgevano, oltre il proprio turno di lavoro, qualche altro lavoretto per arrotondare lo stipendio - racconta Salvatore - Nel paesino da cui arrivo, nessuno si stupisce di questa pratica. È quasi una consuetudine.

Io però mi sono ripromesso di non accettare mai un lavoro senza contratto. Peccato che non avevo ancora fatto i conti con il mondo del lavoro, dove le cose funzionano diversamente. Avere un contratto infatti non ti tutela affatto dalle fregature.

Quello a cui fa riferimento il giovane riguarda un caso di sfruttamento per Oss: una struttura sanitaria lo aveva assunto come Oss con un contratto di prova di sei mesi a sette euro nette all'ora. In realtà, lui racconta di averne guadagnati soltanto cinque.

Nella bozza di contratto che avevo firmato non era indicato quanto sarei stato pagato, però in attesa di ricevere il contratto definitivo mi sono fidato delle parole del responsabile della struttura. Quest'ultimo mi aveva assicurato che sarei stato pagato sette euro nette all'ora. In realtà - contesta arrabbiato - dopo il primo stipendio mi sono accorto che me ne davano soltanto cinque. Ho provato a chiedere spiegazioni e loro mi hanno risposto che avevano dovuto fare dei tagli sul personale di prova, perché le terapie riabilitative per gli ammalati costavano troppo. Con il contratto a tempo indeterminato le cose sarebbero cambiate.

Almeno questo è quanto era stato promesso a Salvatore. L'Oss quindi, fidandosi ancora una volta, alla fine dei sei mesi di prova ha firmato il suo primo contratto a tempo indeterminato, dove le sorprese non sono mancate.

Non so come siano riusciti a bypassare i controlli, fatto sta che a differenza di quanto era riportato sul contratto a me davano sempre cinque euro l'ora. Lo so che avrei dovuto lasciare quel posto, ma non riuscivo a trovare niente di meglio e non volevo cambiare città, perché stavo aspettando che la mia ragazza finisse l'università per poi trasferirci insieme.

Da un giorno all'altro però le cose per Salvatore sono peggiorate. A causa di un infortunio ha subito gravi ritorsioni.

Mentre mi trovavo a fianco dell'infermiera di turno – ricorda - all'interno della stanza di un utente, sono scivolato su una pozza di urina che non era stata raccolta dai colleghi del turno precedente al mio. Mi sono rotto una caviglia e sono rimasto in infortunio per circa due mesi. Una volta rientrato a lavoro è iniziato il calvario: il responsabile diceva in giro che l'avevo fatto a posta per rimanere a casa dal lavoro, alcuni colleghi mi isolavano per paura di ritorsioni da parte della direzione e spesso venivo pagato in ritardo. Stavano cercando un modo per mandarmi via

La direzione della struttura però non aveva immaginato che questa volta Salvatore avrebbe reagito. Su consiglio di un'amica, il giovane ormai stanco e privo di motivazioni aveva deciso di denunciare tutto ai sindacati, i quali gli avevano consigliato di non licenziarsi, ma di raccogliere testimonianze e prove di quello che diceva.

Ad un anno dalla sua dichiarazione, Salvatore è assistito da un avvocato e ha intentato una causa contro la struttura per la quale lavora.

Il consiglio che mi sento di dare a tutti gli Oss è di farsi valere. Abbiamo un valore in mano che è la nostra professionalità - dice - quindi non dobbiamo sottostare alle regole sporche di chi vuole solo sfruttarci. Piuttosto che lavorare per una struttura che ci spreme, puntiamo al lavoro in proprio, naturalmente regolare.

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