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Operatore Socio Sanitario

Rosa, Oss: Possiamo migliorare il tempo delle persone

di Paola Botte

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A nove anni una bambina dovrebbe pensare alle bambole, a studiare, a praticare sport e stare con le amiche. Non è stato così per Rosa, che a seguito della malattia della madre e dei problemi di alcolismo del padre ha dovuto fare le veci dei suoi genitori sin da bambina. Un'infanzia difficile che però, confessa, le ha conferito "un'identità di cui vado fiera" e che la ha permesso, da quando è diventata Oss, di dedicarsi agli altri con la massima attenzione.

Rosa: Diventare Operatore socio sanitario, il mio più grande traguardo

Per Rosa il lavoro di Oss permette di migliorare la qualità del tempo delle persone assistite

Per Rosa essere diventata Operatore socio sanitario nel 2007, è stato il raggiungimento di un traguardo importante, a seguito di un percorso di vita molto travagliato.

La mia vocazione per questo lavoro è nata fin da piccola - racconta - quando per motivi di salute precaria della mia mamma, già a 9 anni, ci siamo invertite i ruoli ed ero io che mi prendevo cura di lei. A causa del lavoro in agricoltura, aveva contratto la spondilite anchilosante, una forma degenerante di artrite reumatoide che a causa dei fortissimi dolori le impediva le attività quotidiane.

Non è stato facile prendersi cura di tutti. Una famiglia di 4 persone con un fratello più grande di me e un padre che la notte in cui io sono nata ha avuto un brutto incidente proprio davanti all'ospedale portandolo in rianimazione. Mia madre che aveva visto tutto dalla finestra si sentì male e in urgenza le dovettero fare un cesareo.

Il mio papà, dopo la lunga convalescenza, ha incominciato a non sentirsi più utile e questo lo ha portato sulla strada dell'alcolismo che ha distrutto la nostra famiglia. Sarà anche per questo che mi sono sempre ritrovata alla ricerca di amore e affetto, forse perché fin da piccola non ne avevo mai ricevuto abbastanza.

Rosa è cresciuta con l'educazione che chi soffre deve essere aiutato ed è per questo che ad un certo punto ha deciso di studiare in ambito socio sanitario.

Prima di diventare Oss, ho fatto tanti lavori. La mia indole creativa - spiega - mi ha portato a ricercare un lavoro in una cartotecnica e in una legatoria, dove per un anno ho creato le copertine di libri importanti. Ma quando mi fu proposto il rinnovo del contratto decisi di non accettare per iscrivermi al corso Oss, iniziando a percorrere la strada verso la professionalizzazione del mio sogno.

Visto che le ore del corso erano poche ho incominciato - ricorda - anche a fare del servizio domiciliare nei paesini vicino alla mia abitazione. Nei miei pazienti non vedevo estranei, ma persone che a poco a poco entravano a far parte della mia vita. Come è stato per Giovanni. Era un grande uomo. Uno scrittore molto impegnato nel sociale e l'ischemia che lo aveva bloccato a letto fortunatamente non aveva colpito la sua mente. Mi ha spiegato la vita ed io l'ho ascoltato. Questo per lui ha significato tanto. Il giorno del suo funerale, in chiesa, ho ricevuto i ringraziamenti pubblici da parte della famiglia per il mio operato, soprattutto perché io ho fatto in modo che il suo tempo non fosse pieno di silenzi e attesa

Dopo il conseguimento dell'attestato di Oss, le agenzie le hanno affidato altri lavori a domicilio, grazie ai quali ad intervalli, poteva ritornare a casa per accudire la madre. Poi, ha deciso di voler intraprendere anche l'esperienza della casa di riposo e fino ad oggi ha lavorato in quattro strutture diverse. Attualmente è assunta da una di queste. 

Se a servizio domiciliare Rosa si definisce un angelo custode, in RSA come Oss si sente solo una matricola. Un operatore che ricopre un turno, facendo una corsa contro il tempo.

Bella definizione il tempo. Il tempo che - dice - alcuni dei nostri ospiti non hanno più o che forse vorrebbero vivere diversamente piuttosto che entrare in una RSA. Solitamente non è una loro scelta, sono costretti e devono seguire le nostre regole, vivere i loro ultimi tempi come vogliamo noi. Io ho sempre cercato di curare molto l'ambiente dove loro hanno degenza. Anche quando ero coordinatrice Oss, puntavo molto sui particolari e impostavo ogni tanto qualche cambiamento, ma il sistema ha voluto che tutto diventasse una routine. Nel domiciliare invece l'Oss riesce a porre dei miglioramenti, anche in un breve periodo, perché a casa il loro poco tempo viene gestito per migliorare il benessere fisico e mentale.

Un pensiero che spesso Rosa condivide con i suoi colleghi è non fate diventare il nostro lavoro nobile una corsa contro il tempo, ma cercate di migliorare il loro tempo, perché questo è il treno della vita e noi siamo gli angeli che dobbiamo accompagnarli fino alla stazione.

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