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Operatore Socio Sanitario

Salva paziente, ma riceve richiamo scritto. La storia di Rosario

di Paola Botte

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L'osservazione è una “conditio sine qua non” sarebbe impossibile lavorare come professionista della salute. È un'azione fondamentale che permette di valutare correttamente una situazione e magari salvare una vita. Lo racconta Rosario, Oss quarantenne della provincia di Pavia, che è riuscito a riconoscere in una paziente alcuni segnali di iperglicemia e avvisare in tempo infermieri e medici. Anche se questo gli è costato un richiamo.

Rosario, Oss: Grazie alla mia testardaggine la paziente si è salvata

Rosario, Oss: La signora aveva una glicemia e una pressione oltre i limiti

Osservare, per un medico, un infermiere, un oss e qualsiasi altra figura sanitaria che ruota attorno al paziente, non vuol dire semplicemente guardare - spiega Rosario - Per noi infatti assume un significato più complesso, vuol dire utilizzare tutti i sensi, le nostre abilità e conoscenze per individuare in chi assistiamo un malessere, un disagio o qualsiasi cambiamento potenzialmente singificativo.

Quel giorno Rosario stava sostituendo una sua collega nel reparto di cardiologia. Solitamente lavorava in pneumologia e sebbene fosse di riposo, la coordinatrice lo aveva richiamato in servizio proprio per coprire un turno in quest'altro reparto.

Ricordo che ero particolarmente stanco, perché arrivavo da un altro fuori turno - dice - Avevo da poco preso consegne e finito di fare il primo giro di camere che abitualmente faccio prima di iniziare qualsiasi altra attività, per conoscere i pazienti nuovi e controllare che stiano tutti bene. Avevo notato subito che una degente, di cui era stato detto in consegna essere diabetica e alla quale avrei dovuto misurare la glicemia intorno alle 8, stava poco bene.

Aveva il viso rosso, presentava stanchezza e nausea. Allora mi sono recato dall'infermiere di turno per avvisarlo e chiedergli se era il caso di anticipare il controllo glicemico. Il collega invece non avendo tempo entrò in camera gli chiese due cose e poi uscì dicendomi che secondo lui stava benissimo. Anche se in quel momento rimasi perplesso non potei fare altro che proseguire con i miei compiti.

Rosario però non si era dimenticato della paziente e ogni tanto, tra una camera e l'altra, passava a darle un'occhiata. Alla seconda visita, si era accorto che la signora era peggiorata e rispondeva a fatica alle sue domande.

Per la seconda volta sono andato dall'infermiere segnalandogli la situazione, ma evidentemente non ero abbastanza importante per lui così mi ha rimandato indietro in malo modo - racconta amareggiato - A quel punto di mia iniziativa ho preso lo sfigmomanometro e il fonendoscopio, l'apparecchio per la lettura del valore glicemico e le strisce reattive e sono corso dalla paziente. Ho fatto le veci dell'infermiere e controllato i parametri. Lo so che non avrei dovuto, però con il senno di poi dico grazie alla mia testardaggine.

La signora aveva una glicemia e una pressione oltre i limiti. Stava perdendo coscienza e così con i dati alla mano sono corso dall'infermiere che stavolta non ha potuto fare altro che intervenire.

La paziente è stata salvata, ma per l'Oss non ci sono stati ringraziamenti o encomi. Neanche un banalissimo riconoscimento da parte della coordinatrice, ma al contrario un richiamo prima verbale e poi scritto, perché ha utilizzato apparecchiature riservate al personale infermieristico senza la supervisione e il consenso dell'infermiere.

Ammetto di essere stato presuntuoso e di avere fatto una cosa che non mi spettava. Credo però che il richiamo sia stato un provvedimento esagerato, perchè alla fine l'ho fatto per il bene di un paziente e soprattutto a causa di un comportamento scorretto da parte dell'infermiere

In ogni caso sorge spontanea una riflessione: a che punto Rosario si sarebbe dovuto fermare per non abusare del suo ruolo? Come sarebbe finita per lui, l'infermiere e gli altri Oss di turno, se la paziente fosse deceduta?

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