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Testimonianze

OSS e paziente pediatrico a domicilio: la storia di Agata

di Redazione

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Dalla nascita degli Operatori Socio Sanitari in Italia sono passati ormai 15 anni. Dal 2001 ad oggi gli OSS hanno raggiunto un grado di maturità tecnica tale da renderli autonomi in molti settori dell’assistenza di base. Non è raro poi che molti vengano impiegati privatamente per gestire pazienti con bassa complessità assistenziale. Ascoltiamo la testimonianza di Agata, operatrice domiciliare che ha scelto di lasciare l’ospedale pubblico per un’avventura lavorativa nel mondo privato.

assistenza bambina

Sono diverse le esperienze degli OSS al servizio dei bambini a domicilio

La storia di un sogno

Agata ha 32 anni ed è originaria di Caltanissetta. Fa l’Operatore Socio Sanitario dal 2008 e da allora ne ha fatta di strada. La scelta di formarsi nell’assistenza di base e quindi di diventare OSS è stata motivata essenzialmente da questioni di natura economica (lei voleva fare l’Infermiera, ma le sue ristrettezze finanziarie non glielo permettevano).

Nel 2007 ha frequentato un corso di preparazione indetto da un’azienda formativa privata in collaborazione con la Regione Emilia Romagna. Ha ottenuto la qualifica l’anno successivo ed ha iniziato immediatamente a lavorare in una struttura riabilitativa dove in precedenza aveva effettuato dei tirocini.

Agata è una OSS particolare. Ama leggere e viaggiare, le piace il rock d’autore ed ha una predilezione per l’assistenza agli anziani, ai quali dedica non solo le ore lavorative, ma anche i suoi studi e le sue ricerche nell’ambito delle cure complementari ed olistiche.

Una storia differente

La sua, dicevamo, è una storia diversa da quella di molti altri suoi colleghi, fatta di una carriera sempre e comunque in crescendo, che dallo scorso febbraio l’ha portata addirittura ad abbandonare il Servizio Sanitario Nazionale (era di ruolo presso l’AUSL Romagna) per dedicarsi attivamente all’attività privata. Attualmente gestisce un bambino muto con inerzie cognitive. È stata assunta a tempo indeterminato dalla famiglia del suo assistito (noti benestanti emiliano-romagnoli), che gestisce per 8 ore al dì.

Prendersi cura del bambino

Il suo lavoro consiste nel prendersi cura del bambino dal punto di vista dell’igiene, della nutrizione e dello studio. Oltre ad un ritardo dell’apprendimento il ragazzo non ha altre disfunzioni o patologie.

Il mio non è il solito lavoro da Operatore Socio Sanitario – ci spiega Agata – è un super-lavoro, perché mi devo occupare di un bambino non facile da gestire, che spesso diventa aggressivo e che soffre di mutismo. Inizialmente comunicare con lui era quasi impossibile, oggi riusciamo a farlo senza problemi e ho notato che l’impegno costante viene ripagato giorno dopo giorno, con progressi nella cognizione e nell’apprendimento che anche i medici non si sanno spiegare.

Agata si occupa di attività, quali:

  1. cura l’igiene al mattino;
  2. veste il suo assistito;
  3. si occupa del mantenimento della dignità corporea (unghie, capelli, ecc.);
  4. lo accompagna a scuola e va a riprenderlo;
  5. si occupa di somministrare gli alimenti al suo paziente;
  6. lo sostiene negli studi, avendo lei anche una maturità di tipo magistrale;
  7. per finire ci gioca, perché il gioco aiuta anche a favorire la comunicazione.

Il bambino non prende farmaci e non fa alcuna riabilitazione.

Lo so che è insolito per un OSS fare quello che faccio io – aggiunge Agata – ma è pur vero che questo ambito, poco conosciuto dai più, rientra nel nostro programma formativo. Non ci occupiamo di settori propri di altre figure assistenziali, rimaniamo nelle nostre competenze e responsabilità, basandoci esclusivamente su quanto stabilito dall’accordo stato-regioni del 2001, che ha istituito il profilo dell’Operatore Socio Sanitario.

L’impegno lavorativo: 5 giorni su 7

Agata lavora 5 giorni su 7, 8 ore al giorno (il venerdì 9 ore). In totale 36 ore settimanali che le permettono di guadagnare 1.280 euro puliti al mese. Quasi lo stesso stipendio che percepiva quando lavorava nel pubblico. Ha un contratto a tempo indeterminato (a tutele crescenti).

Molti mi dicono che faccio in realtà la baby-sitter – aggiunge Agata – non è così, il lavoro dell’OSS è molto più complesso e le responsabilità nella gestione di un bambino sono tantissime. Anche per questo motivo mi sono dotata di un’assicurazione che mi copre contro danni accidentali e involontari contro terzi. Ho scelto un massimale di 2 milioni di euro.

Il rapporto con i genitori

Il rapporto con la famiglia del suo assistito è incentrato sulla massima fiducia: ho ferie garantite e permessi che posso prendere quando voglio, non mi hanno mai fatto pesare nulla; li ho conosciuti per caso in ospedale durante un ricovero del loro bambino; sono delle persone meravigliose e non mi fanno pesare tanto il fatto che vengo da una regione del profondo Sud come la Sicilia; anzi sono innamorati della mia terra e mi permettono ogni tanto di scendere a casa portando il piccolo con me.

La location assistenziale

Agata lavora in una villa di 1200 metri quadri, ha a sua disposizione una stanza con bagno e cucina (non paga alcun affitto). La camera del bambino, dotata anch’essa di servizi igienici indipendenti e super protetti, è fornita di tutto il necessario per la cura della persona e per il vestiario. La casa, immersa nel verde assoluto, è fornita addirittura di una palestra e di un parco giochi al coperto, dove la nostra interlocutrice passa molto del suo tempo lavorativo in compagnia del suo assistito.

Un Servizio Sanitario Nazionale che non assiste i pazienti

La nostra interlocutrice è stata chiara: non mi manca affatto il Servizio Sanitario pubblico, anche se lavoravo in una struttura sanitaria all’avanguardia qui in Emilia Romagna non mi ci ritrovavo, vi è troppo lassismo, i colleghi non hanno voglia di lavorare, l’assenteismo e il menefreghismo sono dilaganti e l’interesse del paziente è sempre in secondo e terzo piano.

Occorrerebbe cambiare molte cose, ma credo che tutto rimarrà com’è purtroppo; anche per questo ho scelto di lasciare il ruolo nel pubblico per dedicarmi al privato; inizialmente avevo chiesto ed ottenuto un anno di aspettativa, ma poi ci ho ripensato e mi sono licenziata direttamente. Credo che le cose andranno bene o, in caso contrario, che sarà una bella e lunga esperienza che nessuna scuola può insegnare.

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