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ginecologia

Cisti alla ghiandola di Bartolino

di Ilaria Campagna

La cisti alla ghiandola di Bartolino è una malattia femminile che colpisce le ghiandole omonime, situate profondamente nei tessuti vulvari, ai lati dell’orifizio vaginale. Le ghiandole di Bartolino (o Bartolini) sono deputate alla produzione di muco per la lubrificazione vaginale durante i rapporti sessuali. Quando queste ghiandole si ostruiscono, il muco si accumula e ristagna al loro interno invece di defluire e di conseguenza si forma una cisti. Generalmente la cisti alla ghiandola di Bartolino è monolaterale ed è più frequente nelle donne tra i 20 e i 30 anni; è invece rara nelle donne al di sopra dei 40 anni, nelle quali le ghiandole vanno incontro a una progressiva inattività. Le cause dell’ostruzione delle ghiandole non sono completamente note e si ipotizza possano giocare un ruolo lo sviluppo congenito anomalo dei tessuti del tratto genitale, le lesioni traumatiche e i processi infiammatori o infettivi causati da microrganismi presenti nell’ambiente o sessualmente trasmessi. Spesso la cisti alla ghiandola di Bartolino è indolore e passa inosservata, tuttavia può accadere che aumenti di volume e causi fastidio e dolore quando ci si siede, durante la deambulazione o durante i rapporti sessuali. La complicanza più frequente è l’ascessualizzazione della cisti (che può diventare molto voluminosa), cui possono seguire dolore intenso e febbre.

Che cos’è la cisti alla ghiandola di Bartolino

Le cause dell'ostruzione del dotto di Bartolino e quindi della formazione della cisti non sono sempre identificabili

La cisti alla ghiandola di Bartolino (anche chiamata cisti di Bartolini) è un problema a carico di una o di entrambe le ghiandole di Bartolini, organi tondeggianti molto piccoli (diametro massimo di 12-15 mm) e non palpabili, poiché localizzati profondamente nella regione vulvare, ai lati dell’orifizio vaginale.

Deputate alla produzione di muco per lubrificare la vagina durante il rapporto sessuale, talvolta le ghiandole di Bartolini possono ostruirsi e l’accumulo e il ristagno di muco che ne conseguono portano alla formazione di cisti. Generalmente, la cisti alla ghiandola di Bartolino - che rappresenta la formazione cistica vulvare più voluminosa e frequente - è unilaterale e le sue dimensioni possono variare da un pisello a una noce. Nella maggior parte dei casi la cisti alla ghiandola di Bartolino non causa problemi ed è indolore, tuttavia può accadere che il liquido contenuto al suo interno si infetti e si inneschi un processo infiammatorio con formazione di ascessi anche molto voluminosi.

La cisti alla ghiandola di Bartolino è una condizione piuttosto comune, tanto che interessa circa il 2% delle donne tra i 20 e i 30 anni, mentre è rara in età pre-puberale e in menopausa. Le ghiandole di Bartolini modificano infatti la loro struttura e attività con l’età: nelle bambine e ragazze prima della pubertà non sono ancora attive, nelle donne adulte (sessualmente attive) raggiungono il loro massimo volume e attività, mentre nelle donne in menopausa vanno incontro a una progressiva involuzione e inattività.

Cause di cisti alla ghiandola di Bartolino

La cisti alla ghiandola di Bartolino si forma quando il liquido prodotto non riesce a defluire normalmente, ma è bloccato da un’ostruzione del canale della ghiandola. Le cause dell'ostruzione del dotto di Bartolino e quindi della formazione della cisti non sono però sempre identificabili.

Alcune delle possibili cause sono:

  • Sviluppo congenito anomalo dei tessuti del tratto genitale
  • Processi infiammatori
  • Infezioni causate da batteri trasmessi sessualmente o presenti nell’ambiente come: Gonococco (generalmente responsabile della gonorrea), Chlamydia trachomatis (generalmente responsabile della clamidia), Escherichia coli, Stafilococco aureo o streptococco piogeno
  • Lesioni traumatiche

Sintomi di cisti di Bartolini

Se la cisti alla ghiandola di Bartolino è piccola e non è infetta può passare inosservata, tuttavia quando aumenta di volume può deformare l’aspetto della vulva (asimmetria vulvare), causare irritazione vulvare, fastidio o dolore nel sedersi, durante la deambulazione o durante un rapporto sessuale (dispareunia).

Se invece la cisti alla ghiandola di Bartolino si infetta e forma una raccolta di pus (ascesso) è accompagnata dalla comparsa di gonfiore, dolore intenso, rossore (eritema localizzato), calore, febbre (> = 38°) e talvolta secrezioni vaginali (solitamente di colore giallastro) o minzione difficoltosa.

Diagnosi della cisti alla ghiandola di Bartolino

La diagnosi della cisti alla ghiandola di Bartolino è basata su:

  • Anamnesi
  • Esame obiettivo ginecologico: il ginecologo riesce a vedere e palpare la cisti durante la visita e dal suo aspetto valuta se è infetta o no. In presenza di un ascesso o di altre secrezioni vaginali può prelevarne un campione da inviare in laboratorio per effettuare l’esame colturale e individuare il microrganismo responsabile
  • Biopsia escissionale: se si nota un rigonfiamento doloroso in una donna che ha superato i 40 anni (nello specifico in una donna in post-menopausa nella quale le ghiandole sono inattive), se la cisti appare irregolare o presenta delle protuberanze è opportuna l’asportazione dell’intera area sospetta e la sua successiva analisi. Al contrario, se la cisti è presente da anni, non è cambiata nell’aspetto e non ci sono sintomi, anche se la donna ha più di 40 anni non è necessaria la biopsia

La diagnosi differenziale si pone con:

  • Fibroma
  • Lipoma
  • Cisti dei dotti di Skene
  • Idroadenoma papillare (tumore benigno localizzata soprattutto a livello delle piccole labbra)
  • Cisti epidermica da inclusione
  • Tumore delle ghiandole di Bartolini: di solito si presenta come una formazione irregolare, indurita e nodulare e solo tardivamente compaiono segni come dolore, prurito ed escoriazioni. Talvolta la lesione può diventare ulcerata o necortica e causare secrezioni vaginali acquose o sanguinamento

Come si tratta la cisti alla ghiandola di Bartolino

In genere, quando la cisti alla ghiandola di Bartolino è di dimensioni modeste, non crea fastidio, non si infetta e la donna ha un’età inferiore a 40 anni, non c’è bisogno di alcun trattamento. In presenza di sintomi lievi si possono invece effettuare (a domicilio):

  • Semicupi con acqua tiepida: si tratta di bagni che si effettuano in un recipiente che permette l’immersione del bacino (o in una vasca riempita con alcuni centimetri di acqua). L’obiettivo è quello di far aprire spontaneamente il dotto ghiandolare ostruito in modo che il liquido presente all’interno defluisca. L’immersione, da effettuare 3 o 4 volte al giorno, deve essere della durata di 10-15 minuti. Spesso, se effettuato per alcuni giorni, questo trattamento fa sì che la cisti scompaia

Al contrario, in presenza di sintomi importanti sono indicati:

  • Antibiotici: per trattare un’eventuale infezione
  • Antinfiammatori: per diminuire il dolore e l’infiammazione
  • Asportazione chirurgica (bartolinectomia): la rimozione della cisti alla ghiandola di Bartolino viene effettuata solo in rari casi, in presenza di recidiva, di fallimento degli altri tipi di trattamento e in tutte le donne con età superiore a 40 anni. L’asportazione della cisti comporta infatti il rischio di sanguinamento e infezioni, la possibilità di cicatrici vulvari evidenti e che la donna sia privata della lubrificazione vaginale garantita proprio dalla ghiandola durante i rapporti sessuali
  • Marsupializzazione: la cisti viene incisa e i suoi margini interni vengono estroflessi e suturati sulla superficie della vulva; viene così creata un’apertura permanente per permettere che il liquido non ristagni all’interno ma dreni all’esterno come necessario. Questo trattamento è frequente in caso di cisti recidivanti
  • Drenaggio chirurgico con o senza inserimento di catetere: la cisti ascessualizzata viene incisa con un bisturi e drenata per favorire la fuoriuscita di pus. Tuttavia, dopo il drenaggio, spesso le cisti possono recidivare, di conseguenza si rende necessaria la formazione di una comunicazione permanente con l’esterno attraverso l’inserimento di un piccolo catetere munito di palloncino all’estremità, che viene lasciato in sede dalle 4 alle 6 settimane

Prevenzione

Non esiste un modo per prevenire lo sviluppo di una cisti alla ghiandola di Bartolino, tuttavia ci sono delle accortezze che possono sicuramente aiutare in tal senso:

  • Buona igiene intima: utile anche nel prevenire che la cisti si infetti e si ascessualizzi. È importante anche cambiare frequentemente la biancheria ed evitare indumenti stretti e/o sintetici, poiché il loro sfregamento con la pelle favorisce irritazioni locali. Da evitare anche l’uso eccessivo di assorbenti e salvaslip, poiché ostacolano la corretta traspirazione cutanea
  • Rapporti sessuali protetti: l’utilizzo del preservativo durante i rapporti sessuali riduce la probabilità di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili
  • Consultare il medico in presenza di noduli e infiammazioni nell’area genitale

Prognosi

In alcuni casi gli ascessi possono recidivare, tuttavia la prognosi è buona poiché la probabilità di una guarigione completa è alta.

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