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La gestione infermieristica delle ulcere da decubito

di Domenica Servidio

Il trattamento delle ulcere da pressione altrimenti chiamate ulcere da decubito, necessita di un approccio olistico che usi l’esperienza di una equipe sanitaria multi-professionale. Esso interessa non solo la valutazione e la cura locale dell’ulcera da pressione ma anche la valutazione e l’assistenza al paziente nella sua totalità. Le ulcere da pressione, sono zone localizzate di necrosi tissutale che compaiono quando il tessuto molle viene compresso tra una protuberanza ossea e una superficie esterna per un periodo prolungato di tempo (NPUAP, National Pressure Ulcer Advisory Panel, 1989).

L’ischemia si sviluppa quando la pressione sulla cute (32 mmHg) è superiore alla pressione all’interno dei piccoli vasi periferici che irrorano il tessuto. Il grasso e il tessuto muscolare non tollerano la riduzione del flusso sanguigno e sono quindi meno resistenti alla pressione rispetto alla cute.

La classificazione delle Ulcere da decubito secondo NPUAP distingue:

  • I° STADIO: eritema fisso non riducibile alla digito-pressione, con cute integra
  • II° STADIO: ferita a spessore parziale che coinvolge l’epidermide e/o il derma. La lesione è superficiale e clinicamente si presenta come abrasione, una vescicola o un cratere poco profondo
  • III° STADIO: ferita a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo e che si estende fino alla sottostante fascia muscolare ma senza attraversarla
  • IV° STADIO: ferita a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti, necrosi o danno ai muscoli, ossa e strutture di supporto (es. tendini, capsula articolare, ecc.); spesso presenti tratti sottominati o fistolosi

Maklebust e Sieggreen (1996) descrivono due modelli di ulcere da pressone: il modello tradizionale è quello secondo cui la distruzione tissutale si verifica prima nell’epidermide e successivamente negli strati profondi della cute. L’altro modello sostiene che il tessuto più vicino all’osso o al muscolo viene lesionato prima ancora che si possano scorgere segni di danno tissutale sulla superficie della cute.

Le zone più soggette alla formazione delle ulcere da decubito sono il sacro, i talloni, la parte laterale dei malleoli, il grande trocantere e la tuberosità ischiatica. L’adeguata nutrizione è importante nella prevenzione e nel trattamento delle ulcere da pressione. Una dieta ricca di proteine con sufficienti calorie, vitamine e minerali può mantenere normali le condizioni dei tessuti e favorirne la guarigione. In presenza di ulcere l’infermiere deve esplorare le possibili variabili scatenanti, tentare con solerzia di ridurne al massimo gli effetti e proporre una cura per il trattamento della lesione.

Il personale infermieristico identifica precocemente il paziente a rischio realizzando delle strategie preventive. I soggetti maggiormente esposti a tale problematica sono i pazienti neurologici, ortopedici e cronici e tutti coloro che sono costretti all’immobilità a letto o sulla sedia. Inoltre sono maggiormente esposti al rischio di lesione i pazienti in età avanzata, con calore corporeo in eccesso e ridotta sensibilità.

Le diagnosi infermieristiche che vanno messe in atto valutano:

  • rischio di compromissione dell’integrità cutanea;
  • compromissione della mobilità;
  • incontinenza fecale, urinaria funzionale o totale;
  • nutrizione alterata inferiore al fabbisogno;
  • compromissione dell’integrità cutanea /tissutale;
  • compromissione del comfort, correlato a dolore acuto o cronico secondario a Lesioni da decubito;
  • rischio di infezione/o infezione correlato a sede di possibile invasione di microrganismi.

La detersione della cute è un elemento fondamentale per la prevenzione delle lesioni da decubito. Il detergente da utilizzare deve permettere la formazione del mantello idrolipidico, non deve essere aggressivo, deve essere poco schiumogeno, facile da risciacquare e non profumato. Il lavaggio deve essere delicato senza frizionare energicamente la cute. I principi della cura topica delle ferite sono l’exeresi della zona necrotica della ferita, la pulizia e l’applicazione di medicazioni.

Il metodo migliore per pulire la maggior parte delle ulcere da pressione è la normale soluzione fisiologica. Le sostanze disidratanti come per esempio l’alcol, possono danneggiare gli strati cutanei perché causano una eccessiva essicazione e vasocostrizione che può ridurre il flusso sanguigno ai tessuti. È inoltre importante evitare l’uso di sostanze topiche quali lo iodio-povidone, gli iodoformi, la soluzione di ipoclorito di sodio (soluzione di Dakin), il perossido di idrogeno, o l’acido acetico, che uccidono i fibroblasti necessari per la guarigione della ferita.

A tal proposito, la legge n. 229/'99 ha disposto l'obbligo da parte di tutti i professionisti di utilizzare, nell'esercizio della propria professione, tutte le conoscenze più aggiornate e gli strumenti, quali protocolli, linee guida, supportati da evidenze scientifiche. Inoltre, gli infermieri hanno l'obbligo di denunciare ai responsabili delle diverse funzioni la mancata disponibilità di presidi antidecubito, medicazioni avanzate e tutto il materiale indispensabile alla prevenzione e alla cura delle lesioni cutanee.

Le medicazioni avanzate sono prescrivibili dall'infermiere, il quale indirizza il paziente ad un corretto trattamento della lesione, basato sulle conoscenze scientifiche e linee guida internazionali.

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