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Ares 118 Lazio: Gli infermieri? Penso l'azienda possa ricollocarli

di Leila Ben Salah

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Volontari al posto dei professionisti sulle ambulanze dell’Ares 118 Lazio? In 250 rischiano il posto di lavoro, ma l’azienda si muove sul campo della legalità. E anzi, dice: Si tratta di dipendenti di una delle più grandi società di trasporto sanitario esistenti nel territorio italiano: penso che abbiano la possibilità di ricollocare il proprio personale.

Intervista a Maria Paola Corradi, direttore generale Ares 118

maria paola corradi ares 118

Maria Paola Corradi direttore generale Ares 118

Sul caso dei volontari nelle ambulanze del Lazio al posto degli infermieri abbiamo parlato con l’azienda direttamente coinvolta: l’Ares 118 Lazio. Ecco cosa dice la direttrice generale di Ares 118 Maria Paola Corradi.

Perché riservare la gara d'appalto solo alle Onlus?

Ares 118 ha l’obbligo normativo di sondare la disponibilità del mondo del volontariato, prima di provvedere ad un eventuale appalto con soggetti privati. Si tratta dunque di un obbligo normativo, che è legato alla ratio stessa della norma che regola il terzo settore (D.Lgs. 117/2017). Non è vero, come si è sentito dire fino ad oggi, che questa scelta sia dettata esclusivamente da motivazioni legate al risparmio di spesa. Con il D.Lgs. 117/2017, il legislatore ha infatti espresso l’intenzione di valorizzare e sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l'inclusione e il pieno sviluppo della persona. Non è un caso che questa norma indichi proprio negli “interventi e prestazioni sanitarie” alcune delle attività di interesse generale, svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l'esercizio, per le quali le pubbliche amministrazioni devono assicurare il coinvolgimento attivo degli enti del terzo settore. In tutta Italia si sta incentivando la promozione del mondo del volontariato: regioni come la Toscana, l’Emilia Romagna e la Lombardia, che spesso vengono citate per le best practices in sanità, da anni si servono prioritariamente di associazioni di volontariato e Onlus per erogare il servizio 118, con piena soddisfazione da parte dei cittadini che risiedono in quelle regioni. Qui nel Lazio è stato invece alzato un polverone mediatico perché, rispettando quanto previsto dalle normative nazionali, Ares 118 sta sondando la disponibilità del terzo settore per affidargli neanche il 10% delle postazioni presenti sul territorio regionale. Le sembra normale?

Quindi non si riesce a coprire il servizio solo con le Onlus?

Il sistema di emergenza sanitaria extraospedaliera, nella Regione Lazio, è gestito da Ares 118 che utilizza, per l’erogazione del servizio, in parte prevalente professionisti pubblici (propri dipendenti) e in parte residuale si serve di soggetti privati e Onlus con cui stipula appositi contratti e/o convenzioni. L’attuale strutturazione dell’azienda sul territorio dimostra già chiaramente che il volontariato non copra l’intero territorio regionale.

L'azienda è a conoscenza del fatto che 250 persone potrebbero perdere il posto?

Gli operatori in questione sono dipendenti di una società privata, che ha consapevolmente accettato di svolgere il servizio nelle 17 postazioni per il tempo strettamente necessario a formulare una procedura comparativa aperta al mondo del volontariato. Non esiste alcuna correlazione diretta tra la scelta aziendale di sondare una disponibilità del terzo settore, dettata dalle normative nazionali vigenti, e il possibile licenziamento dei dipendenti in questione. Si tratta di dipendenti di una delle più grandi società di trasporto sanitario esistenti nel territorio italiano: penso che abbiano la possibilità di ricollocare il proprio personale, viste le numerose attività che svolgono anche nel nostro territorio regionale.

L'azienda, ovviamente, ha proceduto secondo norma di legge. Ma cosa si può fare per evitare che questi professionisti siano di fatto sostituiti da volontari?

Sì, l’azienda ha proceduto secondo quanto prevedono le norme di legge. Non trattandosi di propri dipendenti, Ares 118 può solamente vigilare affinché la normativa che tutela i lavoratori venga rispettata.

Se è possibile, vorrei approfittare dello spazio che ci ha gentilmente concesso la vostra redazione per fare delle considerazioni su alcune affermazioni fatte in questi giorni dai manifestanti e riportate, con troppa sufficienza, da alcuni operatori dell’informazione. Affermazioni, che da manager pubblico prima e da cittadina poi, ho trovato francamente discutibili. La prima riguarda l’accusa di mancanza di professionalità dei volontari rispetto ai dipendenti privati, facendo credere erroneamente che, da una parte, ci siano professionisti dell’emergenza e, dall’altra, soggetti impreparati che si approcciano al soccorso senza titoli. Questo modo di raccontare la realtà è inammissibile. È importante invece far conoscere che tutti i soggetti che collaborano con Ares 118, siano essi società private o associazioni di volontariato, per stipulare contratti e convenzioni con l’Azienda devono avere tutti i requisiti professionali e tecnici previsti dalla legge. Tutti i corsi, i titoli accademici e le iscrizioni agli ordini, che vengono richiesti ai lavoratori delle ditte private per operare nel sistema 118 della regione Lazio, sono richiesti anche ai volontari delle Onlus. Questo dovrebbero saperlo bene anche i manifestanti che ora sostengono la tesi della mancanza di professionalità dei volontari, dal momento che alcuni di loro provengono proprio da quel mondo. I titoli richiesti per stare in ambulanza non sono dati dal contratto di lavoro, ma sono indicati dalle leggi.

L’altra puntualizzazione che mi preme è quella relativa alle accuse che vengono rivolte alle Onlus di favorire il lavoro nero. Il volontariato, come dice il termine stesso, non può essere assimilato a nessun tipo di contratto lavorativo. La norma stabilisce chiaramente chi sia il volontario “una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà”. Per fugare ogni dubbio sulla remunerazione del volontario la norma continua in maniera molto chiara: “L'attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere rimborsate dall'ente del terzo settore tramite il quale svolge l'attività soltanto le spese effettivamente sostenute e documentate per l'attività prestata, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall'ente medesimo. Sono in ogni caso vietati rimborsi spese di tipo forfetario”. Ares 118 utilizza un sistema di rendicontazione, grazie al quale non c’è nessun tipo di possibilità, per le Onlus, di ottenere un euro in più dei costi effettivamente sostenuti per il soccorso, così come previsto dal D.Lgs. 117/2017. Dal momento che tutte le scelte intraprese dall’Ares 118, in armonia con quanto previsto dalla normativa, sono tese alla valorizzazione di quel patrimonio comune della collettività che è il volontariato, invito tutti coloro i quali siano a conoscenza di comportamenti illegali da parte di qualche associazione di volontariato a presentare esposti alle competenti autorità, così come ha fatto l’azienda in passato. Mi chiedo perché alcuni manifestanti, che in questi giorni raccontano di aver lavorato in nero, non si siano rivolti all’autorità giudiziaria per denunciare i fatti di cui erano a conoscenza. A questo proposito, le anticipo che nei prossimi giorni presenterò un nuovo esposto sulla base dell’intervista che ha rilasciato l’infermiera alla vostra testata, dal momento che ha parlato di reati penalmente perseguibili da parte della Onlus nella quale operava come volontaria.

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Giornalista
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Commenti (1)

gabriele.cataldi

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4 commenti

Personale Volontario sulle Ambulanze del 118? La mia esperienza...

#1

Dite alla dott.ssa Corradi che una mia familiare ha chiamato il 118 x una grave dispnea mentre era alla guida sulla sua auto. All'arrivo dell'ambulanza nessuno ha prestato assistenza alla mia familiare in quanto tutto il personale era volontario! Neppure un filo di ossigeno è stato somministrato in ambulanza! E stiamo parlando di una paziente che aveva una grave dispnea!
L'ambulanza si è solo limitata a trasportarla al pronto soccorso.
Il personale dell'ambulanza hanno risposto alla mia parente che non erano autorizzati ad intervenire neppure a dare un po di ossigeno! Giunta al PS (dopo 10 minuti) la signora è stata ripresa per i capelli (reazione anafilattica) grazie al personale qualificato (Infermieri in primis, Medici) che in due secondi hanno capito al volo il problema e assistito in modo professionale la signora ... Ma se l'è rischiata!

Se è questo il prezzo che dobbiamo pagare x un servizio di emergenza allora la Corradi ha torto marcio e provveda a ripristinare un servizio di emergenza a regola d'arte, con infermieri a bordo!
Con la vita delle persone non si scherza!