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Specializzazioni Infermieristiche

L'infermiere Counselor

di Redazione

Quella implementata dall'infermiere Counselor è una forma di relazione di aiuto che richiede al professionista dimestichezza nell'uso di tecniche del colloquio utili per intraprendere un percorso mirato che permetterà al paziente di affrontare consapevolmente e consciamente la propria patologia, sostenere la sua autonomia e l'autodeterminazione nella presa di decisioni. L'importanza di tale processo va ricercata nella possibilità di individuare le difficoltà, ma soprattutto le risorse possedute che possono incentivare la crescita personale.

Il Counseling infermieristico

La comunicazione è un elemento molto importante nell'evoluzione della professione infermieristica

L’assistenza è un’arte; e se deve essere realizzata come arte, richiede una devozione totale e una preparazione, come qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello Spirito di Dio. È una delle belle arti, anzi la più bella delle arti (Florence Nightingale).

L'assistenza infermieristica viene definita da Florence Nightingale un’arte che, a seguito di lunghe battaglie, oggi viene riconosciuta come approccio rivolto alla risoluzione del problema, quindi al soddisfacimento dei bisogni di salute dell'essere umano. Il processo del nursing viene descritto in letteratura come una metodica che, nella sequenza di fasi che lo compongono, delinea un modello logico che trova il punto focale nella metodologia scientifica del problem solving.

L'evoluzione della professione infermieristica è partita da contesti di cura tradizionali dettati dal mansionario fino ad arrivare a quelli odierni ovvero quelli supportati dalle evidenze scientifiche. Questo vede svilupparsi delle situazioni nuove che necessitano di competenze sempre maggiori e se, costantemente aggiornate, in grado di allinearsi con gli scenari odierni.

La comunicazione è un elemento molto importante, ma troppo spesso sottovalutato nella pratica quotidiana. Lo psicologo Paul Watzlawick ha descritto i cinque assiomi della comunicazione. Il primo ci dice che è “impossibile non comunicare”, infatti esiste uno scambio di messaggi “involontario” che può avvenire tra due soggetti: quella che viene definita comunicazione non verbale. I silenzi, gli sguardi, la postura, tutto può essere un messaggio percepito dal nostro interlocutore.

L'infermiere è uno dei professionisti sanitari che più di tutti interagisce con il paziente e con quelli cognitivamente conservati instaura una sintonia tale da diventare un punto di riferimento da interpellare in caso di confusione ma anche quello su cui riversare le proprie frustrazioni nei momenti di disperazione.

Il colloquio acquisisce una certa importanza per l'infermiere, che necessita di competenze sempre maggiori, le stesse che hanno permesso di strutturare una relazione d'aiuto dinamica e in continuo cambiamento che con il tempo ha portato alla nascita di diverse professionalità: l'infermiere Case Manager, l'infermiere di famiglia e l'infermiere Counselor.

Quella implementata dall'infermiere Counselor è una forma di relazione di aiuto che richiede al professionista dimestichezza nell'uso di tecniche del colloquio utili per intraprendere un percorso mirato che permetterà al paziente di affrontare consapevolmente e consciamente la propria patologia, sostenere la sua autonomia e l'autodeterminazione nella presa di decisioni. L'importanza di tale processo va ricercata nella possibilità di individuare le difficoltà, ma soprattutto le risorse possedute che possono incentivare la crescita personale.

Il counseling applicato all'assistenza infermieristica permette all’operatore di promuovere nel malato la corretta individuazione di un problema o di un disagio, avvertiti prima di tutto nel rapporto con il proprio contesto di appartenenza.

Il counseling è un importante strumento nell’ambito della relazione comunicativa che si instaura tra infermiere-assistito-famiglia dell’assistito nelle fasi di accoglienza, degenza e dimissione. L’aiuto consiste proprio nel rendere possibile una riattivazione e riorganizzazione delle energie del paziente (cognitive, emotive, strategiche), partendo dal presupposto che in ogni persona ci sono delle potenzialità che permettono di sfruttare l’aiuto ricevuto e di farlo diventare una propria risorsa.

Prospettive in Italia

Al momento nel nostro paese non esiste una vera formazione universitaria per tutte le figure innovative che sono nate in campo infermieristico. Osservando i siti internet degli atenei italiani possiamo vedere che la formazione di tipo accademico si concentra su alcune figure professionali: l'infermiere di comunità, case manager e l'esperto di wound care, ma scarsa per gli infermieri counselor o per i genetic nurse.

Entrambe le figure svolgono attività di counseling per informare, educare e sostenere il paziente e la famiglia nel progetto di cura; queste figure trovano campo fertile in paesi come il Regno Unito, dove ricevono una formazione universitaria che immette poi i suoi laureati in servizi pubblici e privati.

Le competenze richieste all'infermiere Counselor sono molteplici:

  • Realizzare un’assistenza infermieristica centrata sui problemi/bisogni delle persone assistite
  • Gestire con competenza la relazione comunicativa tra infermiere-malato-famiglia
  • Partecipare attivamente alle attività proposte dai Servizi che si occupano di soddisfare i bisogni psico-relazionali dei malati
  • Fornire consulenza agli operatori di altri Servizi/Reparti

Nell'ottica del counseling infermieristico per sostenere i pazienti, soprattutto nella gestione delle malattie croniche, si propone di utilizzare un percorso di educazione terapeutica del paziente (E.T.P.) che possa coinvolgere l'utente nell'empowerment, motivandolo e facendogli accettare di essere protagonista della cura e creando le condizioni migliori perché aderisca a questo ruolo che gli conferisce potere. L’ETP è concepita per aiutare i pazienti e le loro famiglie a comprendere la malattia e il suo trattamento, diminuendone le complicanze e migliorandone la qualità di vita (OMS, 1988).

  • Articolo a cura di Cristiano Ranaldi - Infermiere
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Commenti (1)

fabio1979

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13 commenti

neanche i missionari

#1

ma quale mano per la mano, vi sbagliate con i missonari ma neanche quelli lo fanno..puahah puahaha, mai vista una cosa del genere in ospedale