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Management

Competenze e campo d’azione dell’infermiere Risk Manager

di Valerio Casamassima

Negli ultimi anni, all’interno delle aziende sanitarie stanno emergendo con forza i concetti di qualità, accreditamento e Clinical Governance ed è in questa nuova visione dei servizi che si inserisce il Risk Management, inteso come processo continuo di identificazione, valutazione, trattamento e monitoraggio dei rischi. La cultura della gestione del rischio richiede oggi un infermiere che sia promotore della salute del paziente attraverso interventi assistenziali coerenti con le più aggiornate linee guida e che sia in grado soprattutto di segnalare, senza timore di punizioni, il verificarsi di situazioni che potrebbero minare la sicurezza del paziente; in questo contesto si inserisce il professionista infermiere Risk Manager, il quale deve creare le condizioni organizzative utili ad esporre le persone assistite e gli operatori al minor rischio possibile.

Abbandonare la cultura della colpevolezza per far spazio alla sicurezza

L'infermiere Risk Manager identifica, valuta, tratta e monitora i rischi.

La sicurezza nel contesto della sanità e nell’erogazione delle cure è un bene essenziale; di questo ne sono ormai del tutto consapevoli i cittadini-utenti che pur avendo ridotto l’asimmetria informativa con gli operatori del settore, non intendono più effettuare incondizionati atti di fede quando si affidano alle prestazioni del servizio sanitario.

D’altro canto, ne sono consapevoli gli operatori sanitari, per esperienza e anche per effetto dell’attenzione che la letteratura scientifica e la giurisprudenza hanno riservato all’argomento.

Più di un secolo fa, Florence Nightingale affermava la necessità di garantire che i pazienti non si trovassero a dover soffrire anche per le indesiderate conseguenze dell’assistenza loro prestata, in aggiunta a quelle dovute alla loro malattia.

Partendo dalla considerazione che l’errore è una componente inevitabile della realtà umana, in ambito sanitario è necessario un cambiamento culturale che consideri l’errore non più con un approccio punitivo, ma come fonte di apprendimento per evitare il ripetersi delle circostanze che hanno portato a sbagliare e che consenta così un sistema che renda possibile la rilevazione di tutti gli eventi avversi e dei near miss.

L’attenzione che le aziende sanitarie hanno dedicato al tema della gestione del rischio clinico è purtroppo spesso legata al moltiplicarsi del contenzioso assicurativo e giudiziario, che di fatto ha portato nel tempo a coniare il termine di “medicina difensiva”.

Oggigiorno, è necessario l’abbandono della cultura della colpevolezza per far spazio alla cultura della sicurezza. A tal proposito, è bene ricordare che la legge Gelli-Bianco 24/2017 all’art. 16 recita: i verbali gli atti conseguenti all’attività di gestione del rischio non possono essere acquisiti nell’ambito di procedimenti giudiziari. Cade così una delle principali resistenze alla collaborazione per la rilevazione degli eventi avversi da parte degli operatori sanitari.

Per la professione infermieristica il tema della gestione del rischio clinico è di recente trattazione e partendo dalla definizione del Royal College of Nursing del 2000, si può definire il risk management come l’insieme degli strumenti finalizzati a sviluppare una buona pratica clinica e a ridurre l’incidenza di eventi dannosi.

La cultura della gestione del rischio richiede oggi un infermiere che sia promotore della salute del paziente attraverso interventi assistenziali coerenti con le più aggiornate linee guida e che sia in grado soprattutto di segnalare, senza timore di punizioni, il verificarsi di situazioni che potrebbero minare la sicurezza del paziente; in questo contesto si inserisce il professionista infermiere Risk Manager, il quale deve creare le condizioni organizzative utili ad esporre le persone assistite e gli operatori al minor rischio possibile.

L’art. 32 del Codice deontologico della professione infermieristica riconosce al professionista infermiere la capacità di individuare e attuare le migliori condizioni di sicurezza della persona assistita, facendo propri i percorsi di prevenzione e gestione del rischio.

La già citata legge 24/2017 vede l’infermiere assumere un ruolo diretto nella sicurezza delle cure, infatti questa legge aggiunge un ulteriore tassello al consolidamento della figura dell’infermiere risk manager, prevedendo che tale funzione possa essere svolta oggi non solo da medici specialisti in igiene o medicina legale, ma da qualsiasi ruolo sanitario con adeguata formazione da realizzarsi mediante percorsi universitari dedicati.

Al Risk Manager sono oggi richieste diverse competenze: da quelle manageriali a quelle comunicative senza tralasciare la capacità di leadership e la formazione. In un’epoca di risorse limitate il compito di ogni figura che ruota intorno al mondo della sanità è e sarà sempre più quello di garantire servizi ottimali e sicuri, ovvero ciò implica che vi sia un’ottimale relazione tra i costi e i benefici nell’assistenza sanitaria.

Oggi il professionista infermiere che si occupa di risk management dovrà avvalersi dei nuovi modelli organizzativi derivanti dalle scienze economiche-gestionali, informatiche e comunicative sia degli strumenti tecnici messi in atto dalla Clinical Governance quali, l’health tecnology assessment, l’evidence based health care ed il risk assessment management.

Nel setting ospedaliero, l’infermiere risk manager deve avere la capacità di una visione globale del sistema e delle competenze tecniche da gestire e controllare, competenze e attività che sono il collante tra il management e la clinica e che partecipano al pieno raggiungimento dell’obiettivo primo di una struttura sanitaria: la qualità e la sicurezza delle prestazioni rese ai pazienti.

La mission del risk manager non è semplicemente quella di insegnare a non fare cose per le quali il professionista sanitario può essere chiamato a rispondere, bensì quella di fare sulla base di prove scientifiche condivise, in modo che le attività in risposta ai bisogni si svolgano in condizioni che favoriscano l’efficienza e soprattutto l’efficacia, in un contesto ambientale orientato nell’ottica della qualità. Questa nuova visione diventa la vera sfida dell’infermieristica moderna.

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