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Esami di laboratorio

Dosaggio del fibrinogeno

di Chiara Vannini

Il fibrinogeno, o fattore I della coagulazione è una proteina del sangue contenuta nel plasma, che viene prodotta dal fegato. È uno dei 13 fattori della coagulazione responsabili della cascata coagulativa. Il dosaggio del fibrinogeno viene eseguito in maniera routinaria in ambito di ricovero ospedaliero, insieme al calcolo del valore del tempo di protrombina (PT).

La cascata della coagulazione

Quando c’è un sanguinamento il nostro organismo mette in atto un meccanismo chiamato cascata della coagulazione. L’obiettivo di questo processo è di far sì che si attivino i vari fattori della coagulazione, che combinandosi fra loro formino un coagulo in grado di arrestare l’emorragia.

Quando si ha un sanguinamento si attivano due processi:

  • Emostasi primaria, in cui i vasi di costringono (vasocostrizione) e vi è l’aggregazione delle piastrine nel sito di lesione del vaso
  • Emostasi secondaria, in cui si forma il coagulo e si arresta così il sanguinamento

La coagulazione è un processo sequenziale in cui i fattori della coagulazione (13) si attivano e l’obiettivo della cascata coagulativa è la conversione di fibrinogeno in fibrina, che insieme alle piastrine è in grado di fermare l’emorragia e formare il coagulo.

Quando c’è un deficit di uno o più fattori della coagulazione, e fra questi il fibrinogeno, la cascata non si attiva correttamente, non si formano i coaguli e si rischia di avere un sanguinamento eccessivo. Il valore del fibrinogeno viene dosato attraverso un semplice esame ematico in grado di dare un valore nell’arco di poche ore.

Indicazioni al dosaggio del fibrinogeno

Il dosaggio del fibrinogeno viene eseguito in maniera routinaria in ambito di ricovero ospedaliero, insieme al calcolo del valore del tempo di protrombina (PT). In linea generale il dosaggio del fibrinogeno però può essere richiesto ogni volta che si sospetta un deficit di questa proteina ed in particolare quando la persona presenta:

  • Sanguinamento eccessivo delle gengive (gengivorragia)
  • Frequenti epistassi
  • Frequenti ecchimosi
  • Sanguinamenti nelle feci o sangue nelle urine
  • Sanguinamenti eccessivi dopo piccoli traumi
  • Sanguinamenti spontanei per lo più senza cause evidenti

L’esame inoltre viene effettuato quando la persona ha valori alterati di PT e/o PTT (tempo di tromboplastina parziale) o quando c’è una famigliarità per malattie della coagulazione. Viene inoltre prescritto quando la persona presenta rischi di sviluppare malattie cardiovascolari (ictus ischemici o emorragici, malattie cardiache) o per studiare le cause di un accidente vascolare.

Valori di riferimento del fibrinogeno

Il prelievo ematico per il dosaggio del fibrinogeno non richiede una preparazione particolare. È però utile, al fine dell’interpretazione del risultato, che il medico sia a conoscenza dell’eventuale assunzione di farmaci che possono alterare la coagulazione (es. Coumadin ®).

Il valore di riferimento del fibrinogeno può differire lievemente da un laboratorio analisi all’altro, ma in linea generale il valore di riferimento deve essere compreso tra 150 e 400 mg/dl (milligrammi per decilitro).

Alterazioni dei valori di fibrinogeno

Un’alterazione dei valori di fibrinogeno può essere riconducibile a:

  • Malattia congenita o acquisita (che possono causare un deficit di fibrinogeno)
  • Emorragia in atto
  • Fibrinolisi alterata

Deficit o eccesso di fibrinogeno

Un deficit di fibrinogeno si può riscontrare più frequentemente in caso di:

Alti livelli di fibrinogeno sono altrettanto pericolosi, perché aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, come ictus ischemici, infarto del miocardio o angina.

I valori di fibrinogeno possono aumentare durante i processi infiammatori (anche malattie infiammatorie), in caso di tumore, di obesità o ustione.

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