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COVID-19

Importanza della quarantena volontaria ai tempi del SARS-CoV-2

di Valentina Salsano

In 45 fra OSS, infermieri e ausiliari dipendenti dell’istituto Maccolini, storica casa di riposo di Rimini, sono rimasti all’interno dell’istituto 24h su 24 in quarantena volontaria, senza rientrare a casa durante le ore di riposo, evitando così possibili contaminazioni di tragitto. Un giro di vite preventivo, un tentativo - ad oggi ben riuscito - di ridurre a zero i contatti con l’esterno per evitare o posticipare al massimo l’entrata del virus.

Io resto al Maccolini: la mia esperienza di Oss in quarantena volontaria

Viene messo in campo un tentativo di ridurre a zero i contatti con l’esterno per evitare o procrastinare al massimo l’entrata del virus che sta attanagliando in maniera più severa l’Italia in questi giorni.

Dichiarano così, al corriere di Romagna, Laura Buscarini, responsabile dei servizi socio assistenziali e Rita Benigni, Superiora della storica casa di riposo di via D’Azeglio, nel cuore di Rimini, gestita dal 1900 dalla Congregazione suore di carità dette di Maria Bambina.

La sua idea è di prevenire affidandosi completamente nel corpo e nella mente, al mantra “io resto al Maccolini”, perché abbiamo a cuore i nostri ospiti e ci sembrava giusto intensificare la nostra cura amorevole in questo difficile momento, continua Buscarini.

Sono 45 i dipendenti fra OSS, infermieri e ausiliari rimasti all’interno dell’istituto 24h su 24 in quarantena volontaria, senza rientrare a casa durante le ore di riposo, evitando così possibili contaminazioni di tragitto.

La struttura è stata organizzata nei minimi dettagli: il cibo viene fatto arrivare da fuori in contenitori di materiale a perdere, mantenendo chiusa la cucina interna, i posti letto per i dipendenti che hanno aderito all’iniziativa sono stati allestiti in parte nella chiesa, in parte in altri spazi liberi.

Tutti gli spazi interni ed esterni sono stati sanitizzati, sono state implementate le forniture di soluzioni idroalcoliche in tutti i reparti; tutte le mattine veniva rilevata agli operatori la temperatura corporea; tutti i dipendenti rimasti sono stati dotati di mascherine di vario tipo e di camici per proseguire nelle loro attività ordinarie di assistenza agli ospiti, sono stati inoltre formati sulle procedure di vestizione e svestizione e assistenza a possibili pazienti infetti Covid-19 a cui era stata dedicata un’ala della struttura che fortunatamente - e grazie alle iniziative intraprese dalla dirigenza dell’istituto Maccolini, ad oggi risulta ancora inutilizzata.

Florence Nightingale

Un grande senso di unione e collaborazione ha mantenuto forte lo stato d’animo degli operatori che sono riusciti a ritagliarsi nel poco tempo libero che rimaneva, momenti di svago e condivisione.

Per quanto riguarda le comunicazioni con l’esterno, essendo stato vietato l’accesso a chiunque all’interno della struttura - e quindi anche ai familiari degli ospiti - è stato organizzato un nuovo metodo di comunicazione tramite videochiamata, attraverso un tablet o un cellulare messo a disposizione dalla dirigenza.

Questo momento risulta uno dei momenti con maggiore carico emotivo della giornata.

Al termine di questa quarantena volontaria, non si annoverano casi positivi di SARS-CoV-2 all’interno del Maccolini. Una grande soddisfazione per chi ha creduto in questa iniziativa sacrificando i propri giorni con la famiglia e i riposi. Iniziativa quindi di successo se si guarda a tutto il panorama odierno delle case di riposo che sono attualmente martoriate da numerosi casi di positività sia tra i pazienti che tra gli operatori.

Iniziativa che, bisogna dirlo, non si sarebbe potuta realizzare senza l’adesione volontaria degli operatori che hanno sposato in toto l’idea del Direttore dott. M. Guaitoli e della Madre Superiora Rita Benigni.

Gli anziani ospiti di queste strutture sono come biblioteche dove sono conservate pagine di memoria che vanno preservate con iniziative come questa. Bisogna proteggerli dalla malattia anche tramite azioni così drastiche.

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