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Caserta, assenteismo fra medici e infermieri: 28 indagati

di Silvia Ancona

Ipotesi di truffa, associazioni a delinquere finalizzate alla truffa ai danni dello Stato, false attestazioni della presenza dei sanitari in servizio. C’è chi, addirittura, si è recato all’estero per una gita di “piacere” mentre il figlio, a casa, timbrava in suo favore. L’indagine, iniziata nel febbraio 2017 e conclusasi nel mese di giugno dello stesso hanno, ha incastrato 28 dipendenti tra medici, infermieri e personale amministrativo dell’Asl di Caserta e dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Napoli (Federico II), 18 dei quali sotto custodia cautelare

Assenteismo nel Casertano, 28 indagati: uno era in vacanza all'estero

Sono 28 i soggetti, fra cui 3 infermieri, indagati per assenteismo e truffa ai danni dello Stato, sedici dei quali medici dipendenti dell’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca di Caserta e due dipendenti del Policlinico dell’Università Federico II di Napoli.

Per 18 di loro è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri della Compagnia di Capua - emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura locale - con l’accusa di delitti di associazioni a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato

Si parla di un danno complessivo alle casse dello Stato pari a 21.406,49 euro, cifra già sequestrata dai conti correnti degli indagati. La stessa condotta che già a Vibo Valentia questo gennaio e all'ospedale Loreto Mare di Napoli lo scorso anno, aveva visto protagonisti infermieri, medici e altri collaboratori a vario titolo.

Qua o ci arrestano a tutti quanti, o stiamo tutti in grazia di Dio. Tanto, come si dice, chi è senza peccato scagli la prima pietra… Quello dice che si rischia il posto di lavoro... e ho detto, e allora l'ospedale rimane vuoto, ci licenziano a tutti quanti

I video, girati con telecamere installate nei pressi di tutti i marcatempo dell’ospedale e nei pressi di un’uscita secondaria utilizzata da molti degli indagati e le attività d'intercettazione telefonica delle utenze utilizzate dai soggetti indagati, hanno incastrato i “furbetti del cartellino”.

Le prove mostrano veri e propri accordi criminosi, fondati su stabili organizzazioni di medici che si “coprivano” a vicenda, prima nella timbratura del cartellino e poi nella fuga dal reparto. Alcuni dipendenti ingaggiavano anche soggetti esterni, come il figlio o il convivente, per commettere il reato. C’è chi, approfittandosi del figlio per la timbratura, si è addirittura recato all’estero per una gita di “piacere”.

Le conversazioni telefoniche captate avrebbero dichiarato gli inquirenti, dimostrano il clima di illiceità presente all'interno delle strutture oggetto dell’indagine e la spregiudicatezza con cui venivano poste in essere le condotte criminose.

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