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Fials tra infermiere di famiglia e nuove assunzioni

di Massimo Canorro

Approvare il Ddl sull’infermiere di famiglia per l’attuazione della mission salute del Recovery Plan e approntare un piano di assunzione straordinario degli operatori sanitari. E sul tema della precarietà il segretario generale della Fials, Giuseppe Carbone, tuona: Da eroi a lavoratori “usa e getta”. È inaccettabile.

Carbone, Fials: diritto alla salute non è a tempo determinato

Giuseppe Carbone, segretario nazionale FIALS

Il diritto alla salute? Non è (e non dovrà mai essere) a tempo determinato. Con i fatti tangibili a parlare. Ecco perché urge approvare a stretto giro il Disegno di legge sugli infermieri di famiglia e comunità per l’attuazione della mission salute del Recovery Plan, approntando un piano post pandemico che concretizzi tanto le cifre stanziate quanto il personale da impiegare nel recupero dei 145 milioni di prestazioni ambulatoriali saltate. Senza dimenticare i 747mila ricoveri di cui i cittadini non hanno potuto usufruire.

Parole di Giuseppe Carbone, segretario generale della Fials, nel commentare i dati della Corte dei conti che certifica – come accennato – anche il mancato impiego dell’infermiere di famiglia/comunità, pietra angolare delle cure domiciliari su cui si fonda il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Una figura che la Federazione italiana autonomie locali e sanità ritiene – come ha scritto nella lettera aperta indirizzata alla presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, Annamaria Parente, alle senatrici ed ai senatori della Commissione e al ministro alla Salute, Roberto Speranza – la massima espressione di autonomia e competenza della professione infermieristica e, pertanto, non può essere un infermiere neolaureato bensì un infermiere che unisce all’esperienza professionale pluriennale una specifica formazione specialistica successiva alla laurea.

Caratteristiche, queste, con le quali l’infermiere di famiglia/comunità non potrebbe che essere uno specifico incarico professionale – come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del Sistema sanitario nazionale – piuttosto che un rapporto libero professionale convenzionato che difficilmente sarebbe configurabile nelle Case di comunità previste dal Pnrr, prosegue la missiva. Osservando il calendario, già un anno fa il decreto Rilancio prevedeva l’assunzione di 9.600 professionisti, ma ad entrare in servizio finora sono stati solo 1.132 di loro. Per inquadrarli, pertanto, occorre una norma condivisa. E da qui non si può fuggire.

In questo senso la Fials accoglie le proposte di legge n.1346 e n.1751 (a firma dei senatori Gaspare Antonio Mariniello e Paola Boldrini, rispettivamente M5S e Pd) suggerendo di unificarle e auspicandone l’approvazione in sede deliberante dei due rami parlamentari. Nell’ottica, appunto, in cui si parla di una legge la cui spendibilità è realmente immediata e il suo potenziale riformatore si dispiegherebbe nel rinnovo del Ccnl.

La valorizzazione dell’infermiere di famiglia e comunità, già presente nel Patto per la Salute – ripresa dalla decretazione nella fase pandemica e presente nel Pnrr – non ne specificava però esatte competenze, requisiti culturali e professionali per accedere a tale funzione, lasciando alla libera interpretazione ed attuazione regionale se non aziendale la sua configurazione operativa.

Tema strettamente connesso è, quindi, l’attuazione immediata di un piano di assunzione straordinario. Anche perché solo il 27,4% dei 32mila infermieri reclutati per l’emergenza Covid, sono stati assunti in via definitiva. È fuori da ogni logica riaprire l’Italia senza prevedere un numero di professionisti congruo al ripristino delle attività ordinarie del Servizio sanitario nazionale, nonché all’attuazione del Pnrr, sulla pelle di professionisti considerati prima eroi e poi “usa e getta”, conclude Carbone.

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