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Precariato in sanità, Fials e Nursing Up non ci stanno

di Massimo Canorro

Pubblico Impiego

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Riconoscere non solo agli infermieri ma anche agli altri lavoratori del comparto la dignità professionale che spetta loro. Per affrontare il futuro con più serenità. E mentre la Fials attende risposte precise e trasparenti sul piano occupazionale e di sostituzione del turn over, il Nursing Up invita governo e regioni ad agire in sintonia con i sindacati del personale sanitario e con gli ordini professionali.

Infermieri precari, Nursing Up: dati allarmanti. Fials: pronti a mobilitazione

Stipendi sempre meno all’altezza dei professionisti che li percepiscono, indennità di disagio assai ridotte, forme incentivanti (spesso) sconosciute. E, pandemia a parte, la questione della dignità degli infermieri – nonché degli altri lavoratori del comparto – non può essere bypassata, mentre aumenta il precariato all’interno delle aziende e le Rsa, da cui molti infermieri fuggono, sono sempre di più in sofferenza.

A fare il punto sullo stato dell’arte sono sia la Fials sia il Nursing Up. Da parte sua, la Federazione italiana autonomie locali e sanità non ha dubbi: Siamo pronti alla mobilitazione: senza soldi non c’è futuro, questo gli infermieri e le altre professioni sanitarie lo comprendono e anche senza regole d’ingaggio condivise viene a mancare la progettualità.

Le chiacchiere stanno a zero anche secondo il segretario generale, Giuseppe Carbone, che delinea la replica attuata all’emergenza pandemica: Se da un lato ha portato all’acquisizione di personale, dall’altro ha determinato una vera e propria fuga di professionisti che decidono di abbandonare le aziende sanitarie alla ricerca del posto fisso e ricorrono all’auto-licenziamento in assenza di nulla osta al trasferimento ad altra azienda, creando così buchi in organico difficilmente colmabili. E sostenendo le segreterie regionali e provinciali, Carbone critica le scelte aziendali di inserire operatori sanitari con contratti a tempo determinato, a maggior ragione in quei servizi che richiedono un addestramento ed un affiancamento lungo per acquisire le necessarie competenze. Alle aziende, dunque, non possono che essere richieste informazioni puntuali, trasparenti e concrete tanto sul piano occupazionale quanto sul piano di sostituzione del turn over.

Sull’emergenza Covid e sulla sua incidenza nei confronti del lavoro degli operatori sanitari non fa sconti neppure il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, che però avverte: Se da un lato urge proseguire verso la conclusione della campagna vaccinale mirata all’immunità di massa, dall’altro non si deve abbassare la guardia, poiché la pandemia – seppur distante dai drammi dei mesi precedenti – non vuole ancora mollare la presa, e la variante Delta ne è la dimostrazione.

Che certo è obbligatorio contenere, ma la campagna vaccinale da sola non basta – incalza De Palma –, occorre un piano mirato, che includa da subito l’aumento di test su casi sospetti per evitare il dilagare di possibili focolai. Governo e Regioni, agendo in sintonia con i sindacati del personale sanitario e con gli ordini professionali, possono fronteggiare l’incombere di possibili nuove emergenze. Mai come in questi casi l’unione fa la forza. Ma lo stato dell’arte tratteggia una situazione complessa e assai poco allettante. E lo stesso Nursing Up esprime tutta la sua preoccupazione in merito.

I dati della Corte dei Conti finalmente mettono un sigillo di coerenza ed appropriatezza ai nostri report sindacali ed alle denunce pubbliche ed istanze che formuliamo da mesi ormai, spiega De Palma. Su 31.990 unità di personale infermieristico assunto, 8.757 sono a tempo indeterminato e su 21.414 medici solo 1.350. Stesso triste scenario per quanto riguarda le altre professioni sanitarie, che vedono 7.044 assunzioni a tempo indeterminato a fronte dei 29.776 reclutamenti per la pandemia. E ancora, il rapporto “Health at a Glance: Europe 2020” parla chiaro: rispetto a una media in area Ocse di 8,8 infermieri ogni mille abitanti, da noi ce ne sono solo 5,8. Mentre di medici ce ne sono ben 4 ogni mille abitanti, ben sopra il dato di 3,5 che costituisce la media indicata.

Non ci sono strade diverse, insomma, e prendendo in prestito le parole di Carbone è impensabile non investire nella più importante infrastruttura sanitaria che abbiamo: i professionisti della salute.

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