Nurse24.it
scopri i master dell'Università Telematica Pegaso in convenzione con Nurse24

Pubblico Impiego

Figli minori di 3 anni? Si può cambiare sede di lavoro

di Chiara Vannini

Pubblico Impiego

    Precedente Successivo

C'è la possibilità per chi ha figli minori di tre anni di chiedere di essere assegnato a lavorare vicino al coniuge, in modo da poter seguire la crescita del bambino. E per un massimo di tre anni. Lo dice il decreto legislativo n. 151/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità”, che sancisce diverse nome a tutela e per il sostegno della famiglia.

Assegnazione temporanea a tutela della maternità

mamma bambina

La legge permette al dipendente pubblico di avvicinarsi alla famiglia

Uno dei punti più rilevanti è quello in cui, all’articolo 42 bis, vengono recepite le direttive comunitarie per la tutela dell’istituto della famiglia, e cita:

  • Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche (…) può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, a una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda.
  • Il posto temporaneamente lasciato libero non si renderà disponibile ai fini di una nuova assunzione

Questa norma nasce prendendo spunto dagli articoli 29, 30, 31 e 37 della Costituzione, in cui, a tutela della cura dei figli minori in tenerissima età e con entrambi i genitori lavoratori, si vogliono promuovere e valorizzare interventi per agevolare la continuazione dell’attività lavorativa dei genitori. L’obiettivo non è solo quello di permettere ad entrambi di continuare le loro attività, ma di mantenere l’unità famigliare in particolare se si hanno figli ancora in tenera età, affinché siano contemporaneamente presenti accanto al loro figlio nella fase iniziale della sua vita.

A chi spetta

Il beneficio è rivolto a tutti i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, quindi a coloro che operano per ministeri, istituti e scuole, regioni e province, enti pubblici, amministrazioni, Ausl ed enti del Sistema sanitario nazionale.

Per poter ottenere il beneficio, è necessario che:

  • il lavoratore operi a tempo indeterminato per una pubblica amministrazione
  • sia genitore di un bambino di età inferiore ai 3 anni e faccia richiesta prima del compimento del terzo anno di vita. La norma è applicabile anche ai genitori affidatari e adottivi a patto che si richieda il beneficio entro 3 anni dall’entrata in famiglia, indipendentemente dall’età anagrafica del figlio
  • si mantenga lo stesso profilo professionale per il quale si è assunti (per esempio un infermiere non potrà ricoprire, nemmeno provvisoriamente, un posto da amministrativo pur rimanendo presso un’azienda sanitaria)

Durata del beneficio

Il beneficio, come cita la norma, può estendersi fino a un massimo di tre anni. Nello specifico, può essere richiesto prima del compimento del terzo anno di età del minore e può avere una durata massima di tre anni dal momento in cui viene concesso.

Nulla osta da parte dell’amministrazione

La norma prevede che la concessione del beneficio sia a discrezione dell’amministrazione che accoglie la richiesta; esso viene concesso solamente se è presente un posto vacante e disponibile da ricoprire che corrisponde alla medesima posizione retributiva. Vi deve inoltre essere l’assenso sia da parte dell’amministrazione che concede il permesso, che da parte dell’amministrazione di destinazione. Proprio per questo motivo è necessario inviare una richiesta formale ad entrambi gli enti.

Poiché la legge riporta l’espressione il genitore (…) può essere assegnato, non dimostrando quindi l’obbligatorietà dell’amministrazione di concedere tale beneficio, a seguito di diversi ricorsi al Tar è stato definito che l’amministrazione che nega tale beneficio al dipendente ha l’obbligo di motivare il diniego, in modo che l’interessato, ed eventualmente l’organo giurisdizionale poi, possano verificare la correttezza e la congruenza della mancata concessione.

Ritorna al sommario del dossier Pubblico Impiego

NurseReporter

Commenti (3)

nilio

Avatar de l'utilisateur

1 commenti

Dubbi sulle risposte delle ASL

#3

Salve ho fatto richiesta di assegnazione provvisoria, ex Art. 42 bis, presso gli ospedali delle province di Caserta e Napoli. Di 7 domande effettuate 4 aziende mi hanno dato parere negativo perché stanno assumendo dalle graduatorie di mobilità, le rimanenti 3 invece non mi hanno inviato alcuna risposta. La domanda che mi sorge spontanea è sulla correttezza legale di queste decisioni prese dalle ASL, in quanto se stanno assumendo del personale vuol dire che hanno i soldi per poter pagare gli infermieri assunti ed i loro stipendi, e quindi perché negano il diritto ad un bambino e a suo padre di poter stare vicini, quando poi proprio questo diritto è previsto dalla legge?
Inoltre mi domando se chi ha i prerequisiti per usufruire di questa legge ha una precedenza nei confronti di altre assunzioni. Anche perché l'articolo in questione cita testuali parole: l'eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali.
spero di trovare qualcuno che riesca a darmi una spiegazione.

olivione

Avatar de l'utilisateur

1 commenti

Legge 42

#2

Nonostante 3 gemelle di 20 mesi, l'azienda di destinazione mi ha scritto dicendo che non poteva accettare la mia richiesta perche stavano assumendo gli infermieri dell'avviso pubblico....!!!!!!!!!!!!!!!!!

Laura Rita Santoro

Avatar de l'utilisateur

5 commenti

Bello se tutta Italia seguisse le stesse regole e/o leggi!

#1

Coinvolta dal Movimento professionisti comparto esiliati, e in qualità di responsabile Regionale Nursing Up, sto facendo uno studio per valutarne l'applicazione nel Lazio?
Sono solo all'inizio.
Nella prima struttura, dove sono stata, mi hanno detto di aver inotrato la richiesta di autorizzazione alla Regione Lazio, che non ha mai risposto, fatta eccezione di un medico.
Un altro collega, mi avrebbe risposto che le assunzioni con il 42 bis (assegnazioni temporanee per genitori di figli minori), non avrebbe trovato accoglimento a causa del blocco del turnover! Rappresentano comunque un costo e un assunzione!
Ho risposto che è anacronistico dal momento che abbiamo professionisti esternalizzati che costano di più!
Hanno sorvolato come se dicessi sempre le stesse cose. Ebbene si sono monotona!