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Pubblico Impiego

Ccnl Sanità, una guida per capire cos'è e come funziona

di Chiara Vannini

Pubblico Impiego

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Il Ccnl, contratto collettivo nazionale del lavoro è il documento nazionale che raccoglie tutte le norme che disciplinano l’attività lavorativa di una determinata categoria di lavoratori. Al tavolo della contrattazione siedono i sindacati confederali, i sindacati autonomi e l'Aran, l'agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda poi l'aumento salariale per i lavoratori, è la Corte dei Conti ad effettuare un controllo sull'effettiva possibilità di garantire gli aumenti contrattuali.

Ccnl, che cos’è il contratto collettivo nazionale del lavoro

Il Ccnl, contratto collettivo nazionale del lavoro, è il documento nazionale che regolamenta una determinata categoria di lavoratori. Vi è infatti un Ccnl per la sanità pubblica, uno per la sanità privata, uno per gli enti pubblici e via dicendo.

Nel Ccnl si trovano tutte le norme che disciplinano l’attività lavorativa, fra cui ad esempio:

Il vigente Ccnl della sanità pubblica è un documento relativamente datato. Il fatto di avere un documento che ha oramai quasi 10 anni, ha comportato non solo che per anni non venissero aggiornate le tabelle salariali (con conseguenti mancati aumenti per i dipendenti), ma che alcune normative non fossero più adeguatamente “applicabili”, perché nel tempo l’organizzazione lavorativa si è modificata.

Nel febbraio scorso è stata firmata una pre–intesa per il rinnovo del Ccnl, con nuove tariffe salariali e diverse modifiche ed integrazioni all’interno del documento.

Chi siede al tavolo della contrattazione sul Ccnl

Il Ccnl è un documento corposo, che viene discusso a lungo dai sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), i sindacati autonomi e l’Aran, agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.

Le finalità del Ccnl sono quelle di:

  1. definire i contenuti del Ccnl dei vari settori, sia per quanto riguarda l’aspetto normativo, che quello economico
  2. disciplinare i rapporti tra i soggetti del contratto (pubblica amministrazione e dipendente pubblico).

Contrattazione nazionale e contrattazione decentrata

Quando si parla di Ccnl, si parla di contrattazione a livello nazionale. La maggior parte dei regolamenti aziendali derivano strettamente da questo documento; nei regolamenti locali viene sempre citata, infatti, la fonte normativa, l’articolo e il comma che definisce una determinata tematica (es. regolamento sul part–time, sulla pronta disponibilità, ecc.).

Il Ccnl specifica inoltre tutto ciò che può invece essere affidato alla contrattazione decentrata, ovvero locale.

Questo significa che il documento nazionale lascia spazio alle amministrazioni pubbliche di regolare alcuni aspetti sulla base, ad esempio, dei fondi disponibili e dell’organizzazione aziendale.

Un facile esempio è la pronta disponibilità: se il Ccnl identifica solo alcuni servizi che ne possono fruire, le aziende sanitarie possono decidere di estendere il regime della pronta disponibilità ad altre unità operative sulla base della propria organizzazione interna.

Va però specificato che il Ccnl non regolamenta tutte le casistiche che possono coinvolgere un’azienda sanitaria e questo è in parte correlato al fatto che il Ccnl è datato e nell’ultimo decennio l’organizzazione delle amministrazioni pubbliche si è modificata profondamente.

In tutti i casi in cui non vi sia un articolo del Ccnl a regolamentare una casistica, è buona norma andare a ricercare sentenze che abbiano affrontato l’argomento.

Qualora non vi sia riferimento normativo, infatti, se vi è anche solo una sentenza analoga, quest’ultima funge da riferimento normativo, ovvero crea un precedente al quale si può, nelle occasioni future, far riferimento.

Da dove arrivano i fondi del servizio sanitario nazionale

La materia sanitaria viene regolamentata a livello regionale. Il Ministero della Salute, a livello nazionale, definisce solamente alcune tematiche in ambito sanitario, fra cui la più importante è sicuramente quella che riguarda i livelli essenziali di assistenza (Lea).

La sanità viene poi gestita a livello regionale, sebbene i fondi per finanziare le cure provengano dallo Stato.

Nell’ordinamento italiano, infatti, la sanità è materia di competenza regionale, ma l’entità delle risorse da destinare al suo finanziamento, che derivano dalla fiscalità generale, è stabilita a livello nazionale in accordo fra lo Stato e le Regioni.

I fondi destinati ai lavoratori pubblici della sanità, a partire dallo stipendio fino ad arrivare agli aumenti stipendiali previsti dal nuovo Ccnl, derivano dal Governo e quindi da fondi definiti e stanziati a livello nazionale.

La legge statale determina annualmente il fabbisogno sanitario, ossia il livello complessivo delle risorse del Servizio sanitario nazionale (SSN) al cui finanziamento concorre lo Stato.

Le Regioni assegnano, in base a diversi parametri, le risorse finanziarie alle aziende, che le impiegano per garantire ai cittadini l’erogazione delle prestazioni di loro competenza previste dai livelli essenziali di assistenza.

L’assegnazione delle risorse alle aziende tiene conto della mobilità passiva (cioè i residenti che si curano in strutture di altre aziende sanitarie o regioni) e della mobilità attiva (nel caso siano state curate persone proveniente dall’esterno dell’azienda).

Le aziende vengono inoltre finanziate dalla Regione sulla base delle prestazioni erogate in regime di ricovero (attraverso il costo previsto dai DRG) oppure negli ambulatori (attraverso il tariffario delle prestazioni specialistiche e diagnostiche).

Tutte le finanze destinate agli operatori sanitari provengono dalle finanze statali nazionali. Si stima che per il solo aumento salariale dei dipendenti pubblici, il governo stanzierà circa 850 milioni di euro. Tutti gli aumenti eventuali devono essere però prima approvati dalla Corte dei Conti.

Il ruolo della Corte dei Conti nella sanità pubblica

La Corte dei Conti è un organo dello Stato che ha funzioni giurisdizionali e amministrative di controllo e vigilanza in materia fiscale, riguardanti le entrate e le uscite (spesa pubblica) in relazione al bilancio dello stato, ovvero alla finanza pubblica.

Al momento di un rinnovo del Ccnl, che comporta un aumento salariale per gli operatori, la Corte dei Conti deve effettuare un controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo e della pubblica amministrazione, ed un controllo di gestione sui bilanci dello Stato, delle amministrazioni pubbliche e di quegli enti per i quali lo Stato contribuisce alla gestione ordinaria, al fine di identificare e verificare che vi sia l’effettiva possibilità di garantire gli aumenti salariali.

In sostanza, è compito della Corte dei Conti verificare se lo Stato è in grado di far fronte, dal punto di vista finanziario, agli aumenti contrattuali.

Prima della firma della pre–intesa per il nuovo Ccnl, i giudici contabili della Corte dei Conti hanno infatti dato il via libera alle coperture per gli aumenti contrattuali di 85 euro medi lordi per ciascun dipendente. Una volta ottenuto il benestare della Corte dei Conti, Aran, governo e sindacati hanno potuto firmare la pre–intesa per il nuovo Ccnl.

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